Visualizzazione post con etichetta Gatti. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Gatti. Mostra tutti i post

venerdì 12 aprile 2024

Il posto magico


 

Questo romanzo di Chris Wormell regala la possibilità di ridere, commuoversi, gioire, allarmarsi, entusiasmarsi, insomma di provare una vasta gamma di emozioni durante lo svolgimento della trama, grazie ad una scrittura coinvolgente, avvincente e pulita, alle illustrazioni  che consentono al giovane lettore di immaginare perfettamente le dinamiche dei personaggi e delle loro azioni.

In una Grande Città Nera fatta di tetti e comignoli, di grigiume e fuliggine, vivono Clementine e i suoi due zii, due tiranni, due persone terribili di una cattiveria sconfinata, che ricordano alcuni personaggi di Roald Dahl, che riservano alla bambina solo cattiverie e torture. Clementine sogna una vita diversa, un posto magico, lontano dalla camera umida e buia nella quale è costretta a vivere, sogna verdi montagne, rigogliosi fiumiciattoli, odori e profumi della natura, un posto che sia davvero "casa" dove sentirsi al sicuro e protetta, e solo grazie all'innata forza che possiede, alla vlontà, alla sua positività, a Gilbert (il gattone bianco che vive con lei e con gli zii) riuscirà a fuggire dalla sua progionia e raggiungere il suo posto magico, la sua vera casa. 

La prima cosa che mi ha colpito è stata l'illustrazione di copertina, l'ho trovata potente e accattivante. E poi la forza di Clementine, la sua capacità di riuscire a sperare anche nei momenti più bui, di aggrapparsi alla vita e alle poche possibilità avute per fuggire dagli zii tiranni, al messaggio di positività e speranza che mi ha accompagnato durante la lettura. Poi mi ha colpito l'ultima illustrazione contenuta nel romanzo, l'unica a colori in mezzo ad una serie di tavole in bianco e nero, proprio a voler sottolineare (senza l'uso delle parole) la realizzazione del sogno, l'avere trovato il posto magico dai colori sgargianti, fatto di montagne e fiumi, come Clementine lo aveva sempre immaginato.

 Il posto magico - Chris Wormell, traduzione di Elena Dorenti, Rizzoli

 

mercoledì 13 settembre 2017

Una gatta in fuga


Una gatta vive accoccolata alla mamma e ai suoi fratellini nella casa di un  vecchio saggio, a Damasco.  Poi accade qualcosa di strano. Un boato assordante, i muri di casa che si sbriciolano, tutti fuggono all'impazzata, spaventati. Così la piccola Samra si trova di colpo in mezzo alla strada. Inizia così "Una gatta in fuga", scritto da Vanna Cercenà (Premio Andersen 2015 come miglior scrittrice) edito da Giunti, nella collana Colibrì. Attraverso gli occhi di una piccola gatta educata dalla madre a "comprendere il linguaggio degli uomini" viene descritto il conflitto che da alcuni anni sta dilaniando la Siria.

Nella fuga per le strade di Damasco, Samra incontra una bambina di nome Ayla, che vedendo la piccola gatta a ridosso di un muro, spaventata, decide di raccoglierla e portarla con sé, a casa. Ayla chiama la gatta "Jamyla". L'assonanza tra Ayla e Jamyla non è solo nel nome, diventa emotiva. Sono entrambe due "cuccioli" increduli di fronte all'orrore che impazza per le strade, a cui sanno dare un nome (la "Guerra"), ma non un significato. 

Cos'è la guerra?

È una cosa terribile che fanno gli uomini per far morire tutti, anche i gatti”.

Agli occhi incantati dei bambini non esiste una ragione plausibile per spiegare tale orrore.

 “Io gli uomini proprio non li capisco. Perché si buttano addosso delle cose che scoppiano e fanno una gran fiamma?”.

La situazione a Damasco si è fatta troppo pericolosa, così la famiglia di Jamyla decide a malincuore di lasciare la Siria cercando rifugio presso alcuni parenti, in Europa. Sono decisioni sofferte, che lacerano, perché una parte di te resta ancorata lì. Perché non sono solo giardini, muri e giochi, sono anche nonni, troppo anziani e malati per seguirti.

Inizia così la fuga per le strade del deserto, attraverso le "scatole di ferro con le ruote" dimorando in alcune "specie di città fatta di case di ferro o di tela tutte uguali", correndo rischi e schivando paure, fino ad arrivare, per la prima volta nella vita, a vedere il mare. Già il mare, quella distesa azzurra che pare infinita, di fronte al quale lo sguardo si perde. Quel mare che suscita curiosità, e incute timore.

"Cosa sarà il mare? Anch'io vorrei saperlo. Per ora sento solo un rumore lontano, come quando stavo sulla pancia della mia mamma e lei respirava con un suono dolce".


Vanna Cercenà imbastisce una storia incisiva, che saltella veloce e sinuosa come una gatta in fuga attraverso alcune scottanti problematiche di attualità. In cui decide di schivare il dolore, perché la storia è destinata a lettori in erba, ma non alcune domande che è lecito porsi sin dalla tenera età. Attraverso sguardi increduli in cui si miscela dolcezza e sgomento, viene mostrata ai giovani lettori di oggi l'assurdità di alcune scelte umane compiute dagli adulti, e le loro più immediate e pratiche conseguenze.
Il libro è impreziosito dalle illustrazioni di Giulia Dragone, che si fanno circolari e avvolgenti, disegnano  mondi affettivi, abbracci in cui perdersi, tratteggiando orizzonti di pace e itinerari salvifici. Accompagnano la lettura sottolineandone alcuni momenti topici, che sono quelli che poi restano impressi agli occhi speranzosi dei bambini.

"Una gatta in fuga" - Vanna Cercenà, illustrazioni di Giulia Dragone - Giunti Kids e Junior , Collana Colibrì

venerdì 30 giugno 2017

Il segreto del manoscritto


"La luna formava un cerchio perfetto nel cielo e illuminava nella notte estiva una casa d'altri tempi con i muri bianchi coperti di rampicanti fioriti, adorna di balaustre e statue di marmo, circondata da un giardino curato con una fontana, una vasca in cui nuotavano dei pesci rossi e un gazebo di ferro battuto.
Un grosso gatto bianco si mosse elegantemente dal balcone del primo piano e con un agile balzo raggiunse il tronco di un albero. Senza esitare, dopo una ripida discesa, atterrò sulla balaustra di marmo delle scale che portavano in giardino. Si concesse un attimo di pausa prima di raggiungere con un ultimo balzo la vasca e restarsene appollaiato sul bordo in un nodo di zampe, coda e pelo. La luce della luna disegnava la sua figura sull'acqua.
Il gatto protese il muso per annusare un soffio di vento e socchiuse gli occhi, concentrato a decifrare quel lieve messaggio nell'aria.



Un raggio di luna che bacia le onde, screziandole quel tanto che basta, per arrivare a lambire la spiaggia. Questa, in estrema sintesi, la scrittura di Giuliana Facchini. Sinuosa, elegante, equidistante, tanto dalle vicende dei protagonisti dei suoi racconti che dalle intime istanze di cui si fanno sani portatori.

Recentemente l'autrice, reduce dalla Bologna Children's Book Fair 2017, ha così scritto sul suo blog, 
( https://ilgiovanebrik.com ) a proposito del suo ultimo libro, appena edito:

"Un altro mio sguardo sugli adolescenti, ancora la mia voglia di raccontarli senza mettermi al loro posto, anche se un po’ vorrei starci nonostante tutto."

Perché "la distanza è profondità". Così si esprimeva James Patrick "Jimmy" Page, fondatore, chitarrista e guida dei Led Zeppelin; lui che in sala d'incisione curava personalmente la posizione e la distanza dei microfoni dagli strumenti, perché alcuni dischi sembravano "registrati ad una festa".

C'è chi si tuffa con tutte le scarpe nelle vicende dei protagonisti, finendo spesso con l'immedesimarsi in essi, amplificando il battito delle emozioni, spostando la visuale in presa diretta come una telecamera che scorre sul binario quel tanto che basta per vedere cosa c'è davanti. E c'è chi osserva dall'alto, come un aquila in volo, fosse anche solo un gatto sul muretto; allora le voci e i rumori del mondo giungono più attutiti, ma con una visuale panoramica. E allora osservi i movimenti e le interconnessioni, i sincronismi, nelle vicende dei protagonisti, come un reticolo viario che non si perde all'angolo ma prosegue in qualcosa d'altro. E allora emerge la "trama", in ossequio ad una più classica tradizione romanzesca. 



I romanzi di Giuliana sono ben scritti, mescolano tanti ingredienti, accennati e sapientemente miscelati, in modo che nessun sapore prevalga sull'altro. "Il segreto del manoscritto" non fa eccezione, c'è il giallo, l'avventura e anche quel tanto d'azione, con un vago sapore da romanzo storico, seguendo i lasciti di quel "Ludovico Bardo" così ben delineato nei tratti e nelle opere, da sembrare uno scrittore realmente esistito. E' lui il convitato di pietra intorno al quale si impernia il racconto. C'è l'eterna, tanto fiabesca quanto romanzesca, lotta tra il bene e il male, certo rapportata alle spalle delle vicende di alcuni ragazzi di dodici anni. Perché Giuliana ci tiene a raccontare i ragazzi osservandoli nella loro quotidianità, da cui li estrapola aggiungendoci la scossa data da qualche accadimento speciale. Ci sono i caratteri diametralmente opposti, in Susi e Cecilia, che le vicende porteranno a permearsi e venirsi incontro, fino a comprendersi, oltre le apparenze che ingannano. E c'è anche un bell'espediente narrativo in quel gatto che appare quando serve, e si muove puntuale a sbloccare i meccanismi della narrazione quando sembrano inevitabilmente volgere ad un vicolo cieco.

Un libro estremamente godibile, senza battute d'arresto o cadute di stile.Di più non vi racconto, perché questo libro dovete leggerlo. Giacché la trama è uno dei suoi elementi di fascino. 

Il libro, recentemente giunto alla sua prima ristampa. ha conseguito nel 2015 il Premio Righini Ricci come miglior romanzo inedito.

Impreziosito in copertina da una illustrazione di Cinzia Ghigliano (Premio Andersen 2016)

giovedì 1 giugno 2017

I gatti negli armadi


"Zampette che frugavano raschiando sul legno. Un rotolare di corpi soffici, un brusio quasi impercettibile. Unghie affilate che si impigliavano sulla plastica che avvolgeva i vestiti fuori stagione.
Il bambino aprì gli occhi nel buio. I suoni provenivano dall'armadio.
Un miagolio sottile e dolcissimo giunse fino alle sue orecchie. Un'anta cigolò aprendosi. Due occhi gialli brillarono nella notte.
Voleva chiamare la mamma, ma la voce non veniva fuori, cacciata fin dentro il corpo dalla paura che lo paralizzava. Voleva accendere la luce, ma la distanza tra le coperte e l'interruttore era troppa e intorno c'era il buio, vuoto e pericoloso, fiocamente illuminato da quegli occhi gialli che lo fissavano e dai quali non riusciva a distogliere lo sguardo, come se fosse prigioniero di una malia.
Si trattava di un gatto, sicuramente, si trattava di un gatto, ma a casa sua non c'erano gatti, non c'erano mai stati gatti.
Una voce spezzò l'incantesimo. Era gentile, imbarazzata, veniva dall'armadio:
"Miao, mi scusi tanto" gli occhi luminoso scrutavano intorno, la loro luce si affievoliva sfumando nel verde. "Devo aver sbagliato uscita."
L'anta dell'armadio, come si era aperta, si richiuse e il gatto scomparve.
"

Inizia così "I Gatti negli armadi", romanzo fantastico scritto da Oreste Brondo, edito da 0111 Edizioni.

Il Cavalier Baggiani è il datore di lavoro della maggior parte degli abitanti di Bagnamare ed è anche proprietario della maggior parte delle abitazioni, sicché i bagnamaresi sono in buona parte allo stesso tempo suoi dipendenti e suoi affittuari. Un giorno il cavaliere aumenta gli affitti del 30%. Per molte delle famiglie si profila la rovina. A partire da questo evento ha inizio una ribellione pacifica ma inesorabile, che comincia con una serie di visite misteriose da parte di gatti dotati di parola che convincono gli inquilini a lasciare gli appartamenti. Intere famiglie si trasferiscono con il loro armadio nell'isola ecologica dove nasce un villaggio dalle strane regole, la cui vita sembra guidata dal buon senso, ma anche da qualcosa di magico.

I gatti sono i messaggeri del sogno, gli armadi, sepolti nel terreno dell'isola ecologica, con le ante rivolte al cielo, sono le porte che introducono a un mondo nuovo, migliore, che assomiglia ad un universo fantastico. Il "Re dei Gatti", il capo di questo nuovo bizzarro villaggio, è un personaggio a metà strada tra il "Pifferaio Magico" e il "Cappellaio Matto"; sorridente, cordiale, risponde all'arroganza con gentilezza, sfornando dolci e leccornie servite dai gatti che escono dagli armadi così come uscirebbero dalla migliore pasticceria di Bagnamare. Con cui rabbonisce, sorprende e incanta i rappresentanti delle forze dell'ordine e dell'Esercito mandati di volta in volta dal Cavalier Baggiani per sgombrare l'area dell'isola ecologica, e ripristinare l'ordine delle cose. Perché non ci sono in gioco soltanto gli affitti perduti e le fabbriche a corto di personale; anche i principali esercizi commerciali e negozi, dove i bagnamaresi fanno la spesa, spendendo i soldi guadagnati nelle sue fabbriche, sono di proprietà del cavaliere. E invece nell'isola, al'improvviso, sembrano non aver più bisogno di nulla. Escono dagli armadi puliti e cambiati, freschi e riposati: dalle ante escono cibarie di ogni genere, con cui spesso si festeggia, si mangia e si danza, riscoprendo il senso della comunità. 

Un ottimo esordio letterario quello di Oreste Brondo, insegnante della scuola primaria che si occupa anche di formazione degli insegnanti, in particolare di didattica della scienza e della matematica, con un grande sogno in testa che coltiva ogni giorno: avere a che fare con i bambini e con i ragazzi, lavorare con loro, coltivare insieme il piacere della scoperta e della lettura. E infatti "i Gatti negli armadi" nasce dal costante confronto e lavoro di gruppo con i suoi ex alunni di quinta quando insegnava a Napoli. Loro hanno contribuito a costruire la storia che Oreste gli raccontava a puntate, di volta in volta, aiutandolo a svilupparla. 

Le vicende narrate, trasfigurate in materia fantastica, sono profondente autobiografiche, vissute dall'autore in prima persona, per questo il racconto, nella sua oniricità, risulta ben amalgamato e convincente, finendo con il divenire avvincente.

A partire dalla figura del Cavalier Baggiani, i cui modi ricordano  il direttore generale della fabbrica Italtel di Carini (PA) dove Oreste ha lavorato come tecnico per alcuni anni; nella stessa figura del De Nittis, il primo a licenziarsi dalla fabbrica del cavaliere per inseguire un altro modello di vita, sembrano scorgersi le sembianze dell'autore, che ad un certo punto si è licenziato e ha girato l'Italia per fare l'insegnante. La stessa vicenda da cui prende spunto la narrazione, degli affitti così cari da gettare nello sconforto, e minare alle fondamenta una possibilità di vita serena e dignitosa, è stata vissuta da Oreste in prima persona, appena trasferitosi a Napoli. Quando, con uno stipendio di settecento euro mensili si ritrovò un anno a Napoli a pagare, a causa di un aumento immotivato, 550 euro al mese per un bivano di 25 metri quadrati. Alle presentazioni del suo libro Oreste racconta anche un altro episodio: la proposta di affitto, da parte di un intellettuale di sinistra napoletano, che gli propose una miserabile stanza a casa di sua madre senza diritto di usare il telefono, a cinquecento euro perché la casa si trovava al Vomero.

Da un punto di vista squisitamente letterario affascina la scelta dell'autore di usare un genere letterario antico (la favola) per raccontare problematiche contemporanee, profondamente attuali. Arrivando a sferrare, in modo giocoso e onirico, surreale, una feroce e serrata critica al capitalismo che sembra aver ormai imbucato una strada senza ritorno; arrivando ad un consumismo sfrenato, che produce alienazione, nevrosi, tensione. Dove non si lavora più per vivere, ma si vive per lavorare, riuscendo a malapena a sopravvivere, tra mille preoccupazioni, riducendosi a comportamenti, stereotipati come tanti automi. Smarrendo la dimensione relazionale, collettiva e sociale. Mortificando la propria sfera interiore, fatta di sogni.

Sintomatico, e altamente simbolico, che la rivoluzione pacifica parta, e di fatto si svolga, all'interno di un'isola ecologica, ovver il "cimitero" di quel consumismo sfrenato che affligge la nostra società contemporanea. Il luogo dove si butta di tutto, dagli scarti all'inutile, diventa di colpo l'arena del riscatto, della riscoperta del sogno, della rottamazione dell'egoismo per giungere alla rinascita di una dimensione collettiva e sociale. A ben guardare anche questo rimanda ad una scena di vita vissuta, apparsa agli occhi di Oreste, che lui ama definire "suggestione": due signori attempati, seduti ad un tavolino in un’isola ecologica, che serenamente giocavano a carte, sorseggiando una birra, circondati da mobili che sembravano fare da arredamento ad una bizzarra abitazione a cielo aperto. Ecco svelato l'arcano capace di mettere in moto tutto l'apparato fantastico che da vita al romanzo.

Una favola per adulti e adolescenti lettori, dal forte contenuto socio-psicologico; una favola altamente democratica, profondamente, intimamente egalitaria. 

Vi svelo l'ultimo arcano. Alla presentazioni del suo libro Oreste ama citare l'art. 3 della Costituzione della Repubblica Italiana, quella "costituzione" di cui tutti parlano, ma pochi ricordano.

"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

E` compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese."

A ben guardare, tutto è partito da queste parole. Leggete questo bel libro, e ne converrete.

"La storia narrava di piccoli dei che somigliavano a pulci di mare che nell’oceano inspiegabile con dei legnetti, dei refoli di vento, e delle gocce di schiuma sfuggite alla risacca, costruivano una terra meravigliosa, sulla quale cominciavano a danzare gli uomini, le donne, i bambini e gli animali, e acqua fresca sgorgava da fonti inesauribili, e gli animi affaticati si placavano di fronte alla bellezza del mondo e ogni cosa era nel giusto posto.
Narrava poi di periodi oscuri in cui, da altri luoghi, emersero gigantesche, potenti e risolute divinità, che cominciarono a spezzare le montagne, a contare le nuvole e a catalogarle, a disporre del tempo e dello spazio secondo un disegno preciso, periodi scuri nei quali la felicità era proibita. E narrava di come i piccoli dei, fragili come libellule al vento maestrale, furono costretti a conservarla, a nasconderla dentro un minuscolo vaso di creta fragilissimo, continuamente in pericolo, e di come alla fine un po’ ne rimase, abbastanza comunque da poter ricominciare da capo, con fatica, senza smettere mai un attimo di pensare, di credere che tutto avrebbe potuto essere come forse un giorno era stato, oppure anche diverso, ma sicuramente meglio di così, e ricominciare di nuovo da un refolo di vento, dalla schiuma di un onda, da un frammento di sabbia, da una forza piccolissima contro una forza immensa.
"

I Gatti negli armadi - Oreste Brondo - Zerounoundici Edizioni

giovedì 3 marzo 2016

La casa dei gatti


Avete mai visto come è fatta all'interno la casa dei gatti?
 
 
No, non mi riferisco alla lettiera, intendo proprio una casa vera come la nostra, dotata di stanze, piena di mobili e dotata di ogni comfort. 

Ignoravate che i gatti potessero trattarsi così bene? Ebbene si, ora lo sapete.
 

"La casa dei gatti" (pop up) - Nicoletta Costa, progetto di Massimo Missiroli - Gallucci Editore