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martedì 16 aprile 2024

Stardust

 


Tre lunghe e struggenti lettere: la prima indirizzata alla Terra, la seconda indirizzata al lettore, la terza indirizzata al figlio che verrà. 

Impossibile rimanere freddi e distaccati mentre si sfoglia Stardust. Polvere di stelle, testo e illustrazioni di Hannah Arnesen, traduzione di Laura Cangemi, Orecchio Acerbo editore. 


E' assolutamente impossibile non lasciarsi coinvolgere dalla narrazione, dall'amore con cui l'autrice si rivolge alla Terra, dalle illustrazioni che rapiscono lo sguardo. Dalla meraviglia, dallo stupore, dal dolore, dalla consapevolezza della situazione di pericolo ambientale in cui la Terra sta pian piano scivolando per mano dell'uomo.


Forse un giorno l'Universo si spegnerà.

Forse un giorno l'uomo annienterà se stesso. 

Ma adesso siamo qui.

Per ora siamo vivi.


Stardust. Polvere di stelle - Testo e illustrazioni di Hannah Arensen, traduzione di Laura Cangemi, Orecchio Acerbo Editore


sabato 30 dicembre 2017

Hamelin, la città del silenzio


Verso la fine del 1300 ad Hamelin, Hameln in Germania, 130 bambini sparirono nel nulla. La leggenda, quella poi ripresa dai fratelli Grimm, narra che si allontanarono dalla città seguendo un magico pifferaio. Nessuno è mai riuscito a scoprire la causa vera della sparizione. Forse la peste, forse l'emigrazione, forse un'inondazione, forse la Crociata dei fanciulli. Della vicenda, però, si hanno testimonianze. Nel museo della città è esposta ancora oggi la riproduzione di un'antica vetrata della chiesa che raffigura un pifferaio seguito dai bambini. La finestra originaria risaliva al 1300. La stessa storia racconta un'iscrizione su di un antico palazzo, da tutti chiamato Rattenfängerhaus, la casa del cacciatore di topi. Ancora oggi ad Hamelin, in Bungelosenstraße, la via senza tamburi, è vietato cantare e suonare.


( .. accendo una candela e spengo la luce in camera. Poi mi dirigo verso lo stereo e metto un po' di musica. Parte un giro di chitarra dal vago sapore medievale, presto accompagnato dal sibilo di un flauto dolce. Siamo io, il buio e la luce, la musica e un libro. Che inizio a sfogliare ..)  



Le strade di Hamelin. Deserte e silenziose. Pochi, e frettolosi passanti la percorrono. Nemmeno un bambino. A noi ragazzine e ragazzini è vietato scendere per strada. Chiusi nelle nostre stanze, non possiamo giocare con gli altri bambini. Ci si consola con i giocattoli che il nonno costruisce per noi. E' il più vecchio del  paese, e ben conosce il motivo di quel divieto. Un tempo le vie e le piazze di Hamelin erano piene dello scorrazzare e del vociare di bambine e bambini. Ma disturbavano i grandi e così fu loro vietato di scendere in strada. Tristi, rimasero chiusi tra le quattro mura di casa fino a quando, una notte, sentirono la dolce e allegra voce di un piffero. Scesero tutti. Tutti seguirono il pifferaio. Tutti scomparvero. Tutti tranne il nonno. Era zoppo, e non riuscì a seguirli. Da allora anche la musica fu vietata, e Hamelin divenne la città del silenzio. Da allora non più una nota è risuonata in città. Spesso, prima di dormire, ripenso al racconto del nonno. Anche stasera. Ma ecco, attraverso una finestra, giungere dalla strada la dolce e allegra melodia di un organetto ...



Alice Barberini ha un dono straordinario: con le sue tavole riesce a fermare il tempo. Ti lascia li, sospeso, come un bambino alla finestra, nell'attesa che si compia qualcosa di straordinario. La mia sospensione è iniziata due anni fa, la libreria aperta da poco, e io giravo per gli scaffali a studiarmi i libri. Quando presi in mano "Il cane e la luna", un albo, all'epoca, appena edito. Ne rimasi totalmente invischiato. Quella tavola, il muso del cane raccolto tra le mani del bambino. Sono rimasto orfano di quegli occhi, e quello sguardo, per due anni. Fino a quando non è uscito "Hamelin". Che di occhi e sguardi, trabocca, come una fonte benedetta. Se la narrazione non è fatta di sole parole, ma anche di sguardi, e gesti, questo libro è il più bel dono che un albo illustrato ci abbia portato in dote in questo 2017.



(... mentre sfoglio il libro, la canzone prosegue, quando ascolto cantare queste parole..)




And it's whispered that soon, If we all call the tune,
Then the piper will lead us to reason
 And a new day will dawn  
For those who stand long
And the forest will echo with laughter.



"Hamelin" è un albo straordinario, in cui trovi di tutto; la luce e il buio, la musica e il silenzio, la solitudine e il gioco; la tristezza che esplode in gioia; la potenza arcana del fiabesco; la cura in ogni dettaglio. Le parole, poche, ingegnose, illuminano e scaldano mentre sgattaiolano lungo le strade deserte; alcune restano impresse sui muri, come targhe, o penzolano sulle insegne. 


Un mirabile gioco di inquadrature che si alternano: il quadro, la fotografia e il cortometraggio. C'è, soprattutto, la poetica degli occhi e degli sguardi, in tutta la sua eloquenza narrativa: il tempo che si arresta e cristallizza ogni ricordo; la solitudine e il divieto che li velano di tristezza e mestizia; il guizzo esplosivo della felicità, i sorrisi e la corsa in strada, in un piccolo paese che torna a popolarsi di giochi, musica e voci.


( ... entra la batteria, il canto prosegue, ascolto queste parole.....)


Your head is humming and it won't go
In case you don't know
The piper's calling you to join him
Dear lady, can you hear the wind blow
And did you know
Your stairway lies on the whispering wind.



In "Hamelin" respira il mondo delle piccole cose che rendono triste, o felice, un bambino. La potenza di questo albo, a ben vedere, sta proprio in questo. Perché Hamelin alberga nel fondo dei nostri animi. Nei rifiuti ricevuti, nelle concessioni accordate, nei giochi condivisi, negli spazi conquistati, in tutto questo e altro, i ricordi si arrestano, o tornano a correre lungo le strade del pensiero. In "Hamelin" si rinnova e si tramanda il nostro spirito fanciullo. 



Per questo è una straordinaria finestra per osservare, e comprendere, il meraviglioso mondo dell'infanzia. Il tutto impreziosito da alcuni dettagli che segnano la finezza interpretativa dell'animo, nella mano di chi l'ha disegnato. Il cane che appoggia la zampa sulla schiena del bambino, mentre questi osserva la luce esterna filtrare dalla finestra; il cane che osserva la luna piena, nel mezzo della strada deserta; il ranocchio giocattolo, che dalla finestra osserva, anch'esso, la luna, mentre nel letto dorme la bambina. 



(.. la canzone è finita, e io lascio parlare il libro ..)

Poi un giorno, l'uomo con la macchina che suonava mi venne vicino. Suonò per me, e io scoprii di non avere paura. La sua musica mi rendeva felice. Ma dalla finestra, il nonno sentì la melodia di molti anni prima. Scese in strada e con il bastone fece a pezzi la macchina che suonava.

"Perché quella notte non mi hai portato con te?" gridò.

L'uomo rispose: "Per far giocare ancora i bambini che sarebbero nati in questa città".

"E i bambini di quella notte, dove sono andati?", chiesi io.

"In tutta la musica del mondo", mi rispose l'uomo.



C'era una volta, e c'è ancora, una città di nome Hamelin. A ricordarci che la vita concede a tutti una seconda possibilità. E nella proibizione non passa la strada per la felicità. 



N.B. La canzone citata, di cui sono riportati alcuni versi, è la celebre "Stairway to Heaven" dei Led Zeppelin. 

Hamelin, la città del silenzio - Alice Barberini - Orecchio Acerbo

venerdì 25 agosto 2017

Per fare il ritratto di un pesce


"Tuttavia, se più tardi ancora,
dopo aver a  lungo atteso,
vedete arrivare due cigni bianchi,
allora si, francamente,
la questione è molto inquietante".


Potrebbe essere una costola alla deriva del romanzo "Oceanomare" di Alessandro Baricco, per la sua improbabile visionarietà e la contemporanea presenza di alcuni elementi di contorno; si pensi al mare, alla tela, al pittore, al tentativo di rappresentare quel che non si vede, dove nulla è come appare: ricordate Plasson, che dipinge usando l'acqua marina, raffigurando vedute oceaniche su tele che restano ostinatamente bianche?


Potrebbe essere un dichiarato omaggio al genio pittorico di René Magritte, per il suo elogio al surreale,  per quel fitto e appassionante carteggio tra realtà e illusione, sogno e mistero, capace di instillare dubbi tra il vero e la sua rappresentazione, e interpretazione.


Potrerbbe essere una tra le tante, possibili, trasposizioni illustrate di un ipotetico dialogo concettuale tra "l'insostenibile leggerezza dell'essere" e "la vita è altrove", di kunderiana memoria. 


Potrebbe essere tante cose, insieme, al contempo diverse; certo è che "Per fare il ritratto di un pesce" di Pascale Petit, illustrato da Maja Celija, edito da Orecchio Acerbo, è un gran bel libro, che insegna a guardare le cose da un altro punto di vista, ma anche, da più punti di vista, contemporaneamente.



A partire dalla sua disposizione narrativa, composta di due storie che si susseguono inseguendosi, mescolandosi, in parte anche confondendosi. Dove l'una presta spunti all'altra  e viceversa, finendo con l'ispirarla, indirizzarla, certo contaminarla.



C'è la storia con parole e immagini e quella contenente solo immagini.


Il protagonista della prima è un un uomo che vuole dipingere sul suo quadro un pesce. La seconda ha come protagonisti dei ragazzini che il pesce invece lo vogliono vero.



L'uomo va con la sua tela sulla spiaggia in cerca di ispirazione ma poi si addormenta e la sua tela va alla deriva, galleggiando.



I bambini vanno sulla medesima spiaggia con il loro vaso cercando di catturare un pesce nel mare. E ci riescono, ma trovano anche la tela del pittore addormentato.



E così cominciano a dipingerci sopra tanti animali che nello stesso momento entrano nei sogni di quel signore. Al suo risveglio, il pesce che doveva essere solo disegnato è diventato vero e nuota nel vaso che i bambini hanno abbandonato lì accanto a lui.



Cosa è accaduto davvero, cosa ha invece sognato, o solo immaginato? Difficile stabilirlo. Qui lo stupore e l'incanto inscenato dal racconto. Stratificato e fluido. L'orecchio sarà anche acerbo, ma ti allena l'occhio. A guardare altrove, e lontano.



Pascale Petit racconta la poesia del surreale, Maja Celija ne illustra la magia. Da questo onirico e visionario incontro artistico, Orecchio Acerbo confeziona un magnifico albo illustrato, carico di suggestioni. Dove finisce la realtà e inizia il sogno, sta a voi stabilirlo.


"Per fare il ritratto di un pesce" - Pascale Petit, Maja Celija - Orecchio Acerbo

mercoledì 5 luglio 2017

Il cane e la luna


Non ci limitiamo a suggerirvi storie. Vogliamo farvele vivere. Scivolandovi dentro, in punta di piedi.


 Un grande esordio, quello di Alice Barberini, presso una casa editrice, la Orecchio Acerbo che noi di storieacolori amiamo particolarmente, perché di grande impatto visivo, ed emotivo. 



Il fascino di questo libro, dalle bellissime illustrazioni, è appunto nella sua modalità narrativa. Parole ed immagini si alternano come nei film muti di un tempo.
 
 

Protagonisti della storia sono un cane giocoliere, attrazione indiscussa del circo, e una luna di cartapesta. Il cane non ha occhi e pensieri che per quella luna. Per lei si esibisce, per lei colleziona acrobazie. Ma il padrone del circo vuole disfarsi di quella luna, ritenendola un'attrazione vecchia, superata. 


Allora il cane se la carica su un carretto e la porta via, attraversando strade deserte e gelide, fino ad accucciarsi ad un angolo, infreddolito e stremato, ma pur sempre disposto a fargli la guardia.

 
Fino a quando non si ferma un ragazzino che amorevolmente decide di prenderselo con sé. E la luna?


Verrà raccolta da un distinto signore innamorato delle immagini, che la trasformerà in una stella del cinema. Proprio quella immortalata da Georges Méliès nel suo "Le voyage dans la lune".


Questo albo è poesia che si fa empatia.

"Il cane e la luna" - Alice Barberini - Orecchio Acerbo

lunedì 3 luglio 2017

Lindbergh



Illustrazioni potenti che trascinano la narrazione e la fanno da padrone. Quasi cinematografiche, sembrano voler uscire dalle pagine.



E' la storia di "Lindbergh - L'avventuroso topo che sorvolò l'oceano".

 
Ambientato ad Amburgo, nel 1912, il protagonista è una sorta di "Leonardo da Vinci" dei roditori, che un giorno si accorge di essere uno dei pochi topi rimasti in città, dove sono comparse trappole terribili. L'unica speranza è quella di emigrare, ma come? Le navi sono pericolose, nelle stive ci sono i gatti. L'unica soluzione è sorvolare l'oceano. Ma questo topo, più di biblioteca che da cantina, nei tanti libri letti ha ben presente i disegni e i progetti di Leonardo; nelle cantine di Amburgo c'è tutto l'occorrente per poter costruire il proprio velivolo. Tenta e ritenta, prova e riprova, i primi tentativi falliscono ma lui non demorde, e insiste con maggior tenacia. 


Seguono studi e perfezionamenti, ma alla fine il piccolo grande topo corona il suo sogno, sorvola l'oceano e raggiunge New York. La sua impresa diventa leggenda, correi sui muri della città, e un bambino resta li incantato ad ammirarla, convinto che un giorno anche lui da grande la compirà. Quel bambino è Charles Lindbergh. L'aviatore statunitense passato alla storia per aver compiuto la prima traversata aerea in solitario e senza scalo dell'Oceano Atlantico, da New York a Parigi, nel 1927.


Un libro che incoraggia a lottare per coronare i propri sogni, inseguire le proprie aspirazioni. Che rivendica per tutti la possibilità di sognare, osare, impegnarsi e riuscire, anche per un esserino piccolo come un topolino, se forte di animo e grande di cuore. Una narrazione sospesa tra la fantasia e la realtà storica, dalla migrazione in America alla ricerca di fortuna dell'inizio secolo scorso all'omaggio all'aviatore da cui prende titolo il racconto.


Un libro per volare alto.

 
Torben Kuhlmann - Lindbergh, l'avventurosa storia del topo che sorvolò l'oceano - Orecchio Acerbo