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lunedì 3 luglio 2017

Quaderni Quadroni, Cartoni e Ready Made



Quando, l'altro pomeriggio, ho scartato il pacco di Rrose Sélavy, ho subito pensato che questo è il genere di libro che va mostrato e messo in evidenza, e non lasciato morire nell'indifferenza tra gli scaffali.
  

Io ho passato una vita sui libri, non solo per leggerli e studiarne il contenuto, ma per farne, a loro volta, materia e oggetto di studio. Dopo la laurea in lettere ho studiato Archivistica, Biblioteconomia, e lo scorso anno, proprio mentre frequentavo il corso della Scuola Librai in "Gestione delle librerie" a Roma, avrei dovuto (anche voluto, in verità) frequentare anche il corso di "Restauro e conservazione del libro" a Spoleto, a cui ero stata ammessa.


Cosa voglio dire con questo. Che per me il "libro" va oltre la storia che racconta, è un mondo che si apre, in cui passeggiare con curiosa avidità tra le righe e le illustrazioni come si fa per le vie di una città nuova che ancora non si conosce. Quindi non solo la storia, anche l'aspetto cartotecnico ha la sua importanza, perché può diventare, a sua volta, un veicolo di significato, uno strumento di narrazione. E proprio l'aspetto cartotecnico a dare spesso quel valore narrativo aggiunto che nessuna tecnologia potrà mai scalzare.



Uno dei piaceri della mia nuova attività di libraia non è solo quello di suggerire belle storie, ma anche di suggerire bei libri, curati sotto l'aspetto realizzativo, che facciano la differenza. Mi piace confrontarmi con i nuovi giovani editori perché spesso sono quelli che hanno le idee più fertili e innovative. In grado di stupire.


Quando ho preso in mano i "Quaderni quadroni" della Rrose Sélavy e ho iniziato a sfogliarli, mi sono detta: "ma che bei libri!". Ma cosa vuol dire "Quaderno quadrone"?
 


Ce lo spiega Massimo De Nardo in un'intervista realizzata da Francesca Sensini tre anni fa:

"Quadrone è l’anagramma di quaderno. Grande quadro, dunque, perché in questo quaderno, come in altri auspicabili futuri quaderni, le immagini hanno un ruolo fondamentale. Non commentano, si affiancano al testo. Vanno insieme. Si fanno compagnia, e speriamo che siano – testo e immagini – di buona compagnia anche per il lettore.
(...)

L’intenzione del “Quaderno quadrone” è di cogliere la parte più malleabile delle parole per trasformarle, senza tuttavia alterarle, ma prendendo ciò che hanno già dentro o trovando parole nuove dalla combinazione con altre parole. Gli anagrammi sono l’esempio più semplice di quello che sto dicendo. La parola che contiene un’altra parola, bè, questo non solo meraviglia, ma è un modo per iniziare a raccontare. Ad esempio, anagrammando la parola “bibliotecario” viene fuori “beato coi libri”. Non è straordinario? È già l’inizio di una piccola storia: abbiamo un personaggio, uno stato d’animo, un luogo. Raccontare è, ne sono convinto, un’azione sociale, perché si fa insieme a qualcun altro. Io racconto, tu ascolti e intervieni con altre parole e io ascolto, e così di seguito."



Rrose Sélavy editore porta avanti anche un altro interessante progetto, il "quaderno cartone"; ha le stesse caratteristiche del “quadrone”, ed è rivolto ai più piccoli (con storie più brevi e temi più per l’infanzia, anche se non è una regola ferrea), che se non sanno leggere amano comunque ascoltare (una qualità). La parola “cartone” dovrebbe far pensare al “cartonato” (libri tipici per l’infanzia, in genere), anche se questa collana non è cartonata, e al “cartone animato”.




Ci sono, infine, i "Quaderni Ready Made". Che non sono illustrati. Sono libri, in senso classico, per il formato (cm 14x21) e per il numero di pagine (minimo 80). Romanzi brevi o racconti lunghi.  Il nome è ancora una volta un omaggio a Marcel Duchamp: suoi, infatti, i famosi “oggetti belli e pronti”, i Ready Made. Combinazione, nella parola Ready c’è la parola read, che vuol dire leggere.



Questo è quello che intendo, questo è quello che devono saper fare i libri, oltre a raccontare "storie"; questa è l'attenzione e l'amore che devono mettono gli editori quando concepiscono le loro creature di carta. Non estetica e packaging, ma essenza e anima.

Rrose Sélavy

Quaderni Quadroni. (Per lettori dai 9 anni in su).
Quaderni Cartoni. (Per lettori (o ascoltatori) da 4 anni in su).
Quaderni Ready Made. Per lettori da 12 anni in su.

sabato 4 marzo 2017

L'altra notte ha tremato Google Maps


"Non è vero che Amatrice non esiste più. Io ci sono stato oggi". Giordano è seduto assieme a sua nonna mentre alla tv mandano le immagini di tre paesi distrutti. La didascalia recita: "In diretta da Amatrice". Sua nonna non capisce cosa stia andando in onda, ma legge il nome del paese e comincia a ricordare il suo passato, le gite fatte con il nonno, i pranzi nelle trattorie. Ora chiede soltanto una cosa a suo nipote: di tornare per una volta, di essere riportata là per qualche ora. Non sa, non capisce che il paese non esiste più, che è per questo che la televisione ne parla da giorni.

Ma come si porta qualcuno che non cammina più in un paese che non esiste? Inizia così il viaggio in poltrona di Giordano e sua nonna dentro a Google Maps, dove tutto è ancora in piedi, dove i muri hanno tremato ma hanno retto, ci sono ancora le biciclette appoggiate alle case, le lenzuola stese, gli uomini seduti al bar, l'orologio della farmacia che segna le 16. Manca solo l'odore dell'amatriciana, ma per questo Giordano ha la soluzione custodita in una quaderno molto antico. La ricetta è quella originale e scritta a mano da una persona che sua nonna ricorda bene. E le sembra che tutto ritorni, che si possa essere ancora felici, che non tutto è andato distrutti nel tempo.


Questa, in estrema sintesi, la sinossi del libro, come riportata nella quarta di copertina. Ma non è tanto la trama, a suo modo geniale, il motivo di vero interesse del libro, quando la sua trasposizione sul piano narrativo. Innescando un sistema di slittamenti tra reale e virtuale, presente e passato, vissuto e immaginato, creando allitterazioni figurative sui sentieri lastricati della memoria. Come un “frattale” che replica infinitamente e minuziosamente sé stesso in scala, così uguale, eppur così diverso.


“L’altra notte ha tremato Google Maps” è un libro strano, che ti manda in apnea. Se sei emotivamente sensibile, rischi di leggerlo con gli occhi bagnati, come è capitato oggi a me, che ad un certo punto non ho più capito se erano davvero lacrime a rigarmi lo sguardo, o l’acqua mossa della piscina dove mia figlia, dall’altra parte del vetro, sorridendo mi salutava. E io a chiedermi come avesse fatto Michela Monferrini a scrivere un libro così. Già, di cosa parla questo libro? Di tante cose, vive e vissute, che a ben guardare non comprendi bene “se”, “dove” “come” e “perché” siano esistite, o semplicemente accadute. Ma in fondo come si fa a raccontare un terremoto che ha lasciato dietro di sé solo morti e cumuli di macerie? Forse inginocchiandosi tra le rovine, a raccogliere frammenti di storie e tasselli di vite interrotte, ricomponendo il tutto in un improbabile puzzle, un mosaico stratificato di pietre e polvere, nel silenzio irreale e assordante, con il fragore alle orecchie di chi ha visto le proprie case crollare miseramente a terra. Oppure utilizzando Google Maps.

Scrive Dacia Maraini nell’introduzione: “Nella tragedia tutto è già accaduto. I personaggi narrano quello che è ormai successo, nulla può cambiare. Il tempo e lo spazio sembrano unirsi e annullarsi l’un l’altro, il presente è solo racconto. In questa tragedia, però, c’è un nuovo punto di vista, tutto può cambiare per l’effetto di una realtà virtuale, quella di Google Maps, che non segue gli eventi in tempo reale, ma ferma quegli stessi luoghi nel momento in cui sono stati fotografati e li restituisce ancora vivi, integri agli occhi di chi vuole rivederli anche quando un terremoto li ha cancellati inesorabilmente”.


 All’inizio di ogni capitolo è posta una mappa che mostra un reticolo viario di un ipotetico paese, dove il titolo del capitolo appare come il nome ad un’ipotetica strada. Ecco, camminando tra le pagine di questo libro, vi capiterà spesso di tornare a calcare ripetutamente strade già percorse, e trovarle ogni volta un po’ diverse, come se lo sfasamento reale – ideale e spazio - temporale aprisse nuovi varchi, creando svolte inedite. Succede così quando il tempo che scorre si arresta di colpo, poi, miracolosamente, riparte.

E’ così che si invecchia”.

E’ così che ci si innamora”.

Scriveva Schopenhauer che “la memoria opera come la lastra di una camera oscura: che concentra tutto e da un’immagine molto più bella dell’originale”. Google Maps è la camera oscura dei giorni nostri, che grazie al suo approccio tridimensionale dona dinamicità ai ricordi, consentendo di muoversi dentro le vie della memoria, mantenendola cosa attuale e viva.


L’altra notte ha tremato Google Maps” di Michela Monferrini è un libro di una poesia disarmante e di una bellezza sconcertante. Che conferma Rrose Sélavy come editore militante: dopo la Morante e Leopardi, tiene in vita anche Amatrice.

"L'altra notte ha tremato Google Maps - di Michela Monferrini, Introduzione di Dacia Maraini, Illustrazione di Gianluca - Foli - Rrose Sélavy Editore