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lunedì 23 agosto 2021

Le parole possono tutto


 In questo tramonto incastonato tra Ionio e Pollino, mi concedo uno scorcio d'Umbria.

Una graphic novel dagli echi profondamente autobiografici (gli studi sull'alfabeto ebraico di Silvia, le esperienze come operatore di servizio civile di Antonio), dalla dinamica interessante.

Il lirismo ascetico impresso da Silvia innesca un moto verticale che sembra ripercorrere la storia dell'umanità; i disegni di Antonio, ricchi di sguardi d'intorno, discreti mulinano sottotraccia scorci di geografia vissuta, impossibili da ignorare.


Prendiamo Sara che vola con lo skate sulla diramazione tripla della stazione di Perugia Ponte San Giovanni. A sinistra, linea FCU per Perugia S.Anna (in forte ascesa); al centro linea FS per Terontola (anch'essa in evidente salita); a destra, in piana, linea FCU per Terni. Che chicca ragazzi.

"Le parole possono tutto" - Silvia Vecchini, Antonio "Sualzo" Vincenti - Il Castoro

lunedì 5 luglio 2021

Nonostante tutto

 


Non so se avete presente il video di "The scientist" dei Coldplay, con il cantante Chris Martin disteso su un materasso che all'improvviso balza in piedi e ripercorre in "rewind" tutto il cammino precedentemente fatto per arrivare in quel punto. Così è questa graphic novel, scritta e illustrata da Jordi Lafebre; procede al contrario, dalla fine all'inizio, dal capitolo 20 al 1.

La storia inizia con i due protagonisti, ormai in età da pensione, che vanno a braccetto, godendosi alla luce del sole il meritato frutto del loro amore. Zeno ed Ana, l'amore dalla Z alla A, non potrebbero essere più diversi. Lui, uomo di mare, insofferente alle costrizioni, utopico con la testa tra le nuvole, 40 anni a rincorrere una tesi di laurea in fisica quantistica per dimostrare che il tempo può scorrere anche all'indietro. Lei, donna concreta e pratica, alla ricerca di legami saldi, si crea una famiglia, diventa sindaco, con un grande progetto: costruire un ponte che colleghi due parti della propria città, un ponte che si costituisce metafora concreta e potente del legame che vorrebbe instaurare con il suo segreto amore.


Nonostante tutto, nonostante le diversità caratteriali, le grandi distanze, i due restano in stretto contatto per tutta la vita, scrivendosi lettere, facendosi telefonate notturne. La storia, nella sua linearità, procede briosa, non prova di colpi umoristici che si alternano ai registri più teneri, alla ricerca della scintilla che ha innescato, molti anni prima, quella passione segreta.

Il fatto di conoscere sin dall'inizio il lieto fine della storia, non toglie godibilità alla lettura; come certe passeggiate di montagna, quando risali il corso di un torrente, alla ricerca della sorgente. Dove sgorga l'amore. 

Nonostante tutto, nonostante alcune scelte di vita poste in essere nel corso dell'esistenza, vale la pena vivere seguendo le proprie inclinazioni, magari lasciando sempre uno spazio aperto per le persone che, ad un certo punto del cammino, ci hanno toccato il cuore; perché non si sa mai cosa può accadere a lungo andare. Con un orizzonte nel cuore, l'approdo, anche il più insperato, diventa possibile.

Nonostante tutto - Jordi Lafebre - Bao Publishing  

   

venerdì 13 novembre 2020

Tu sei il più bel colore del mondo

 



Il primo fine settimana di ottobre passeggiavo con mia figlia nel centro di Piombino, quando passiamo davanti alla Libreria Coop locale. Decidiamo di entrare. Ad un certo punto Eleonora si lancia verso una pila di libri, entusiasta, rapita, quasi avesse individuato quello che stava cercando. E inizia a sfogliarlo.

E' una graphic novel monumentale. La vuole. Memorizzo il titolo, l'editore (più facili da tenere a mente del nme dell'autore, cinese), prometto di ordinargliene una copia al ritorno. Che poi le copie ordinate saranno in realtà due, una per lei, una per la libreria, che non si sa mai ...

Adoro il modo che hanno gli orientali di toccare (sfiorando) i grandi temi della vita (che sia adulta o adolescente poco cambia), leggero e fresco come una brezza di vento, colorato e profumato come il pesco in fiore (la graphic esordisce con i particolari dei fiori sui rami di un albero) così distante dal nostro comune sentire, eppure così illuminato e, oserei dire, nell'apparente semplicità, raffinato. Questa graphic novel potrei equipararla ad un romanzo di formazione (del resto, in 576 pagine, ne accadono di cose); ambientato in una scuola, una terza media, un anno di svolta.

L'ultimo anno delle medie è psicologicamente intenso, in Cina, perché gli esami finali determinano la qualità delle scuole superiori cui si potrà accedere. Un primo passo verso la vita adulta che può avere conseguenze fondamentali, per una persona. I protagonisti si trovano a vivere le classiche esperienze della loro età. C'è la bella di turno che piace a tutti i ragazzi della scuola (tranne a te, che hai occhi solo per un'altra), c'è il ragazzo perfetto, agile, sportivo, cui riesce bene tutto, con le ragazze che gli muoiono dietro (con una  famiglia agiata alle spalle, sempre sul pezzo con gli ultimi ritrovati alla moda, siano scarpe, racchette, lettori musicali), ci sono gli amici (fondamentali a tutte le età, figurarsi nel bel pieno della crescita), c'è il bullo che non manca in nessuna scuola che si rispetti. L'apparenza, che spesso inganna.

E poi ci sono quei valori immateriali che danno il senso alla vita: gli sguardi, i silenzi, le parole che muoiono in bocca, i voli pindarici, gli amori, la ricerca del proprio ruolo e del proprio spazio, del proprio talento, in una vita in costruzione. Molte di queste esperienze si iniziano a fare, e a vivere, proprio in questi anni. Di prima emancipazione. 

Per chi sogna di disegnare, diventa fondamentale saper leggere la luce e saper interpretare i colori. Ma certi colori, te li mostra solo l'amore.

"Tu sei il più bel colore del mondo" è una splendida, autentica, dichiarazione d'amore.

Questo libro è un bel regalo per i vostri ragazzi; in questi giorni di didattica a distanza, di emozioni filtrate attraverso uno schermo, è come tornare ad immergersi tra i banchi di scuola, con tutte quelle dinamiche che possono vivere soltanto lì. Io però lo consiglio anche a quei giovani adulti che sono i loro genitori, perché, sparsi qua e là, ci sono dei piccoli cammei tecnologici che appartengono alla loro giovinezza.

"Tu sei il più bel colore del mondo" - Golo Zhao - BAO Publishing

giovedì 16 novembre 2017

La zona rossa


Giro girotondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra”.

Scriii. Rumble Rumble. Trattrattrat. Rum Rum. Tre Tre Tre Rat Rat Rat, Tlak Tlak. Crash.

(Sei tu?) (Si?). (Ora passa). (Ora passa).

Terremoto significa che “ci terremo il moto”, dentro, per lungo tempo. Perché a distruggere basta un attimo. A costruire, le case, un lavoro, un’identità, a volte ci vuole una vita intera.


Soprattutto in quei luoghi, “dove le pecore non vanno al mare”. Dove famiglia, casa e lavoro sono una cosa sola. “Ho sempre vissuto in montagna, che vado a fare al mare? Porto le pecore al mare”?

Ma non è solo per gli animali, che danno da mangiare e ti fanno guadagnare da vivere. Il brutto del terremoto non sta solo nelle case che crollano e il lavoro che perdi, ma anche nel limbo in cui cadi dopo, che spesso produce “sradicamento”. Si possono perdere le foglie, si possono potare i rami, ma che succede se ti strappano le radici da terra?


Dove si prova a stare in piedi”. Anche se non è facile. Perché devi abituarti a convivere. Perché non sai più dove andare a giocare, che nel campo di calcio ci hanno messo le tende, là c’è la zona rossa e non ci puoi andare. Ma io devo cercare Artù, era il mio cane, stava in garage.

Non me ne importa un bel niente, io ci vado! Devo cogliere quello che c’è da cogliere, e strappare quello che c’è da strappare

Un orto è una benedizione in mezzo alla guerra” E “una piccola scintilla può accendere un grande fuoco”.

Ogni tanto ti prende uno scatto di rabbia, e tiri un sasso alla finestra di una casa crollata. Tanto verranno altre scosse a finire il lavoro, a fare Tlak Tlak Rumble RatRatRat.


Allora capisci che “siamo tutti sul dorso della tartaruga”. Nel suo guscio lei si sente sicura. E voi bambini, dove vi sentite sicuri? In tenda, in palestra, forse in roulotte.

“Dove d’un tratto fa molto più freddo”. E’ bella la neve quando,  dopo aver fatto un pupazzo e tirato le palle ti rifugi nel caldo guscio della tua casa. Ma è più difficile in una tenda o in un container, il freddo ti entra nelle ossa. E’ più difficile lavorare, portare assistenza, sgombrare le macerie.


Dobbiamo riaprire la scuola. Perché a scuola si “copia una poesia e si aguzza la vista”. Ascolta.

Hai colto un papavero
e un fiore di carota selvatica.

Hai detto che non
Dureranno però tu li
Hai colti e li hai messi in
Un piccolo vaso.

Lo so. Me l’hai detto.
Che non dureranno

Ma io continuo a guardarli.

Come qualcosa che dura”.

“Dove si fa quel che c’è da fare”. Scavare nelle proprie macerie interiori per estrarre i ricordi sepolti che ci ostiniamo a mantenere vivi. Per salvare il salvabile.



Una vaso rotto non si ripara, non tornerà più come prima. Certe ferite non si rimarginano. Ma anche le ferite servono a qualcosa. A ricordarci che ce l’abbiamo fatta, ne abbiamo superate tante e supereremo anche questa. Se noi proviamo a riparare il vaso, e le crepe e i tagli le dipingiamo color oro, verranno dei disegni bellissimi, tutti diversi, a loro modo unici. Proviamo.

La “Zona Rossa” è una graphic novel scritta da Silvia Vecchini e illustrata da Sualzo, che mette insieme il punto di vista miracolato degli adulti con quello miracoloso dei bambini. Tre ragazzi, Matteo, Giulia e Federico si muovono all’interno in un paese terremotato, tra le cose che non ci sono più, e quelle che ci sono ancora. Tra le cose che cambiano, quelle importanti che sopravvivono e si trasformano, nonostante tutto. L’amicizia pianta nuovi semi e apre nuove strade, là dove restano in piedi solo le cose che nella vita contano davvero. Come i rapporti umani e sociali, che nella quotidianità vengono sempre più trascurati.


La “zona rossa” coniuga una triste realtà (il cuore di un paese lesionato e pericolante dove di norma è interdetto l'accesso) con una potente metafora: la “zona rossa” è l’essenza delle cose, il cuore dei rapporti danneggiati e da ricostruire, dei punti di vista pieni di incanto e spesso smarriti nella fretta; è quello che in fondo conta davvero, nella vita di ognuno.

Sebbene la storia sia di pura fantasia, tra le macerie respirano luoghi autentici, che ambiscono a tornare a vivere come un tempo, prima del terremoto; perché Sualzo nei suoi disegni ha riprodotto e seminato diversi scorci di alcuni paesi danneggiati nel sisma del 2016. Ci sono angoli di Norcia, Camerino, Visso, e altri luoghi ancora.


Silvia e Antonio dedicano questo libro:

A chi ha perso qualcuno
A chi ha perso la propria casa
A chi ha sentito muoversi la grande tartaruga
A chi ha conosciuto la paura
A chi per mille ragioni è ancora ferito
A chi nonostante tutto guarda un papavero
Come qualcosa che dura
A chi ogni giorno fa combaciare i propri frammenti
Senza dimenticarsi dell’oro.

Al libro è abbinato un progetto. Per ogni copia venduta de "La zona Rossa" l'editore il Castoro devolverà un euro per creare e sostenere un laboratorio teatrale per bambini e ragazzi a Montefortino, piccolo comune marchigiano duramente colpito dal sisma, che avrà come finalità quella di realizzare uno spettacolo ispirato al libro. Un laboratorio di recitazione per ricostruire a partire dalle emozioni, dai sogni e dalle speranze dei più piccoli. Il progetto è stato ideato dall'editore insieme ai due autori, in collaborazione con la Onlus Altotevere senza frontiere di Città di Castello (PG).

P.S.- La poesia citata è “Un papavero” di Walter Cremonte, contenuta in Con amore e squallore, "Associazione culturale la Luna", 2016

 "La zona rossa" - Silvia Vecchini, Antonio "Sualzo" Vincenti - Il Castoro