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venerdì 20 marzo 2026

E poi c'è la terra

Quando ho scoperto che Giulia Ceccarani aveva pubblicato un libro per Topipittori sono corso a procurarmelo. Conoscevo vagamente l'autrice ma ignoravo la sua attività di designer, i suoi laboratori autoriali così sartoriali.

Sfogliando il libro, mi sono tornate in mente le prime pubblicazioni italiane "seriamente" pensate per bambini della Emme Edizioni della Rossellina Archinto, poi approdate in Babalibri. Designer come Iela Mari. Leo Lionni. Sconfinando in altri lidi, il magistero di Bruno Munari recepito dalla Corraini. Per restare in tempi più attuali, i bei libri di Eleonora Cumer per Artebambini.

Questo libro ha una grande virtù: la precisione della narrazione. Quello di cui si parla e si rappresenta, è. Non ammicca, non allude, non semplifica, non complica. Semplicemente racconta, camminando su quella linea di demarcazione in cui noi siamo ancora chiamati a pensare, quindi scegliere. E lasciatemi dire da adulti, formare.  

Ai bambini non vanno raccontate storie che parlino di questo o di quello, dobbiamo fornirgli strumenti per saper riconoscere in autonomia la realtà che li circonda, la verità, sia essa comoda o scomoda. Qualcosa che sia funzionale per loro, non per i loro genitori che acquistano i libri. Questo è.

La proverbiale serietà dell'editore ha messo a segno un'altro centro.

Le illustrazioni sono realizzare con stoffa, fili, pezzettini di carta colorata.

Il testo, essenziale e asciutto quanto basta per insinuarsi tra i pensieri e permettere al lettore di riflettere sulla disparità, sulle divisioni, sulle differenze che animano ad esempio una scuola, una piazza, un quartiere, un qualunque luogo, riflessione che prosegue ponendo l'accento sulle scelte che facciamo e che hanno un peso enorme a causa delle conseguenze che ne derivano, sulla potenza delle parole e la loro duplice capacità di distruggere o costruire, per arrivare piano piano alla terra, sotto, dove tutto è uguale.

E poi c'è la terra - Giulia Ceccarani - Topipittori  

 

 

domenica 7 febbraio 2016

Casa


 "Dimmi che casa hai e ti dirò chi sei".


Questa sembra essere la sintesi e il succo del lungo e variopinto viaggio orchestrato da Carson Ellis alla scoperta di quell'universo architettonico e abitativo, nonché identitario e affettivo, che siamo soliti chiamare "Casa".
Intanto una rapida annotazione, perché se nella lingua italiana il termine "casa" ingloba tanto la dimensione reale e fisica quanto quella ideale e affettiva, così non è per la lingua inglese, che utilizza due termini specifici: "House" per sottolineare la parte costruttiva, architettonica dell'edificio (the House of Parliament, per fare un esempio), e "Home" con riferimento all'aspetto più intimo e affettivo (tornare a casa, go back home).

 
E' bene allora sottolineare che l'edizione originale del libro di Carson Ellis si intitola appunto "Home", a voler suggerire, nei vari paesaggi storici, geografici e architettonici, tutti sospesi tra il reale e il fantastico, la declinazione dello stato emotivo di un luogo universalmente votato al rifugio e al raccoglimento, a volerne cogliere l'intima essenza di chi vi dimora, andando oltre l'involucro.
Allora non stupisce se si inizia con

"Casa, per qualcuno, è la campagna.
Per qualcun altro è un appartamento.
Casa è la nave, per i marinai. E la capanna per gli indiani."

per arrivare a

"Questa sono io, questa è la mia casa. E casa tua com'è? E tu chi sei"?
 
In mezzo c'è tutto un viaggio, a cielo aperto, tra quattro mura, in una tana, sulla luna o sotto terra, può essere Norvegia, può essere Francia. Le illustrazioni, quelle sono tutte spettacolari, in egual misura.


Carson Ellis - Casa - Emme Edizioni