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mercoledì 28 ottobre 2020

Tutta colpa del bosco


 

I libri delicati.

Che paiono scritti in punta di piedi.

Che ti fanno udire il crepitio dei pensieri.

Dicono sia colpa del bosco, ma voi ci credete?

Che colpa ne ha il bosco se i ragazzi si amano?

Alle volte basta uno sguardo.

I carteggi.

Sembra una parola antica da associare soltanto alla scrittura su carta, ai tempi lenti dei ragazzi di ieri.

Ma siamo sicuri che sia così?

Che non ci si possa imbambolare ancora oggi, ai tempi degli sms, di facebook, di whatsapp, di spotify?

Se le parole ti muoiono in gola, che fai?

L'uomo sarà anche capace di andare sulla luna, ma come si pianta per paura di un "NO".

Sguardi, pensieri, poesie, canzoni, battiti, paure desideri, tremori, impressioni. Il bosco, la neve.

Secondo voi, tra questi due, come andrà a finire?

Mica posso dirvelo io, altrimenti il libro che ci sta a fare?

"Tutta colpa del bosco" - Laura Bonalumi - Edizioni San Paolo


giovedì 5 luglio 2018

La stanza del lupo




Le nuvole

Vanno
Vengono
ogni tanto si fermano
e quando si fermano
sono nere come il corvo
sembra che ti guardano con malocchio

(Fabrizio De André - Le nuvole)

Così Nico si sdraia a terra, e gioca con Claudia a lasciar sfilare le nuvole con lo sguardo. E gli sembra di toccare il cielo con un dito.  La vita odora di sogno, d'amore, profuma di limone. Forse è solo un'illusione. Nico conosce un altro tipo di nubi, invisibili all'occhio umano; cupe e minacciose, offuscano l'animo. Sono quelle nuvole lì che, "quando si fermano", scatenano violenti temporali interiori; braccano il cuore, lo azzannano come farebbe un lupo, togliendo il respiro.    


Attraverso la figura di Nico conosciamo la rabbia ferina, violenta, che colpisce come una furia cieca. Un sentimento primordiale, che sembra riportare l'uomo allo stato brado, animale. Capace di far saltare per aria ogni tentativo relazionale, da quello iniziale tra genitore e figlio. E' un istinto che si antepone ad ogni lettura logica, è una forza che sovrasta, non puoi prenderla di petto perché ti schiaccia. Allora devi aprire finestre per respirare, e costruire ponti, per attraversarla indenne. E, se sei fortunato, trovare qualcuno che ti ascolta e riesce ad apprezzarti per quello che sei, come Claudia. E magari persino capace di stanare dal buio i colori che albergano in te, come il professor Dalì.

Poi c'è la storia di Leo che, seppur profondamente intrecciata a quella dell'amico protagonista, vive di una propria autonomia narrativa. Attraversa il romanzo come una meteora che marchia il cielo, lo infiamma, per andare a schiantarsi, seguendo, imperturbabile, la sua traiettoria. C'è una feroce coerenza narrativa nella parabola tracciata intorno a questo ragazzo,"cazzone" per indole e per vocazione, dall'inizio alla fine. Leo perde il contatto con la realtà, confonde il coraggio con l'incoscienza, scommette con la vita. In cambio di cosa? Non ci è dato saperlo, ma quante giovani meteore si bruciano con leggerezza per un briciolo di visibilità? 



"La stanza del Lupo" di Gabriele Clima colpisce il lettore con la potenza di un tornado, mandando i suoi pensieri in frantumi. Lasciandolo sbigottito, attonito. Sopravvissuto. E' un libro che attraversa la selva oscura dell'animo umano per piantarvi un fiore; quel fiore, pregiato, è la scrittura del suo autore. Delicata, emotiva, intensa. Empatica. In una parola, preziosa.

"La stanza del lupo" - Gabriele Clima - San Paolo

Coda (senza pianoforte)

Ricordo un pomeriggio della mia tardo-adolescenza, vivevo spesso rintanato in camera; in un periodo di profonda solitudine scrissi una poesia sulla "rabbia". Allora la immaginai come un vino, un sentimento liquido che sorseggi a poco a poco; qualcosa di mutevole, capace di avvolgere e impastare l'animo. Uno stato d'animo che seduce e inebria infine ubriaca, offuscando la lucidità. Ma la rabbia, in fondo, è anche un rimedio, seppur parziale e fallace, contro l'apatia, quel devastante senso d'inedia che ogni tanto si impossessa della mente e la fiacca. Una forma di resistenza per restare in vita, quando un feroce senso di incompiutezza ti bracca.


Rabbia

Sgorga...
sversata
precipita...
colma...
ondeggia...
...si posa.
Ancora oggi
nelle serate
rosso rubino
l'unico modo
che ho
per ubriacarmi
di vita.


mercoledì 8 novembre 2017

Una scintilla di noia


"È stato un gran casino. Un gran brutto casino.

Ma è partito come queste cose cominciano sempre: piano piano, che quasi non te ne accorgi e ti ci ritrovi dentro no al collo e anche più su. Ma è quando sei all’ultimo respiro – prima che l’orrore di fuori ti entri dentro e ti riempia – che puoi ancora cambiare le cose. È questione di un soffio, uno solo, e devi usarlo bene oppure lasciarti sopraffare e annegare dentro a quello che hai combinato."

"Scintilla" e "Noia" sono due termini agli antipodi, come le rive di un fiume che procedono parallele, guardandosi equidistanti, senza mai sfiorarsi. Ma che succede se, ad un certo punto del corso, affiora il "Ponte del Diavolo" a collegare le due sponde, e qualcuno decide di attraversarlo, per vedere che accade dall'altra parte?  Sembra una metafora, ma è quello che può accadere a chiunque nella propria realtà. Dalla noia alla scintilla il passo può essere breve, e scatenare addirittura un incendio quando, per un misto di sufficienza e trascuratezza, ti porta a compiere delle azioni con leggerezza e in fretta, senza riflettere, senza adottare quelle normali misure che la cautela imporrebbe. Come ad esempio, controllare dove si lancia un petardo, se c'è del materiale infiammabile, a terra o intorno. Controllare, prima di lanciare un oggetto (se proprio non possiamo farne a meno) se si rischia di colpire qualcuno.

"Una scintilla di noia" di Annalisa Strada narra la vicenda di un terzetto di amici (Brando, Luna e Fausto), i quali un giorno, assaliti dalla noia, decidono di fare qualcosa di diverso. O meglio, uno decide (Brando, colui che sembra avere la soluzione già pronta in tasca), gli altri due lo seguono a ruota, senza particolari opposizioni, come spesso accade nelle dinamiche dei rapporti di amicizia. Ma le dinamiche, si sa, restano tali fino a quando non accade qualcosa a scuoterle nelle fondamenta. Quello che accade ai nostri protagonisti. Dei petardi rudimentali, lanciati incautamente sotto un ponte, provocano un incendio. La situazione, che sembra prendere una brutta piega, è aggravata dall'affacciarsi delle persone dei palazzi circostanti, destati dai tonfi delle esplosioni. E i nostri eroi se la danno a gambe. Parrebbe un'innocua ragazzata, ma l'indomani esce una di quelle notizie da far gelare il sangue alle persone normali: sotto il ponte dormiva un senzatetto, avvolto tra i cartoni che hanno preso fuoco, il quale è rimasto ustionato; lo hanno ricoverato in ospedale, lo tengono in coma farmacologico, è in gravi condizioni. 

La vicenda è narrata da Luna, che a ben guardare, nel dipanarsi della matassa narrativa, è anche l'unica dei tre che si è posta delle domande, ed ha provato, per necessità o per sopravvivenza, anche a darsi delle risposte. Sin dall'inizio, perché lei suggerisce di andare a controllare, a scoppio avvenuto, che non sia successo niente a nessuno, ma i suoi appelli cadono nel vuoto. A dire il vero ci prova anche Fausto, in origine, a suggerire di chiamare le forze dell'ordine (una chiamata anonima, nascondendo il numero del cellulare, sia mai che ci si debba prendere troppe responsabilità) ma Brando pare irremovibile. Luna ripercorre i suoi passi a distanza di mesi: 

"Ho ripensato a quei giorni mille e mille volte, ma non subito dopo. Ho dovuto lasciare che trascorressero parecchi mesi prima di consentire alla mia mente di ripercorrere quei momenti. Mi faceva paura aprire quell'angolo della mia memoria, andare a vedere che cosa sarei stata in grado di ripescare e scoprire con quale faccia quell'incubo mi si sarebbe riproposto. Ho trovato il coraggio di scoperchiare i ricordi quando ho iniziato a temere che si scolorissero e si tradissero da soli, traducendosi in qualcosa di più morbido e accettabile."


La situazione emotiva della ragazza viene ben restituita dalla tessitura narrativa dell'autrice, che indirizza la ragazza verso un cunicolo interiore ricavato tra il "senso di responsabilità" e il "senso di colpa", senza via di uscita, con le pareti che a poco a poco si stringono, creando un senso di crescente claustrofobia. La situazione intorno precipita, e inizia a mancare la terra sotto i piedi. Non ti restano più nemmeno gli amici, che gli altri due non vogliono mica  saperne di "cantare", e prendersi le proprie responsabilità, soprattutto quando iniziano a circolare i nomi di alcuni probabili "capri espiatori". 

Ma Luna non ce la fa proprio a chiudere gli occhi e far finta di nulla. A farglieli aprire del tutto ci penserà Zak (Zaccaria), il ragazzo di cui è innamorata, l'unico con cui possa ancora confidarsi. Prima di aprirsi con i propri genitori. Un'autentica boccata di ossigeno in un ambiente che odora di stantio.

"Bisogna avere molta paura per accorgersi di avere coraggio".

Un romanzo che scava nelle pieghe di una quotidianità solo apparentemente "spenta", che in realtà attende solo un pretesto per ardere. Un racconto che mira a guadare il lato oscuro della propria coscienza interiore. Un libro che si illumina di risvolti inaspettati, e non lesina colpi di scena finali.

"Una scintilla di noia" - Annalisa Strada - Edizioni San Paolo