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mercoledì 13 ottobre 2021

La storia del toro Ferdinando


 

Finalmente è tornato in libreria "La storia del toro Ferdinando", testo di Munro Leaf, illustrazioni di Robert Lawson, traduzione di Beatrice Masini, edito da Rizzoli.

La fascetta gialla che accompagna questa deliziosa storia recita così: "Un classico dalla parte della gentilezza e della non violenza". E in effetti è così, Ferdinando porta con sé un messaggio di pace, tranquillità, accettazione della propria identità, il diritto di far ascoltare la propria voce e di vedersi accettati.

Ferdinando è un docile torello che ama stare seduto tranquillo ad annusare il profumo dei fiori, anche dentro un'arena piena zeppa di gente disposta ad assistere ad una violenza e bestiale corrida. 


I bambini ameranno Ferdinando, i suoi occhi dolcissimi, le sue espressioni eloquenti, la sua bontà, la sua gentilezza, la sua voglia di rimanere sé stesso.

La sua storia lancia un messaggio talmente potente e positivo da essere stato messo al bando in Spagna durante il regime di Franco, e successivamente messo al rogo nella Germania di Hitler. Solo dopo il 1946 Jella Lepman, la fondatrice di IBBY, riuscì a farne stampare oltre 30.000 copie, su carta riciclata di giornale, da donare ai bambini della Germania post-bellica, e lo inserì tra i libri esposti alla International Board on Books for Young People.

Un libro semplice, importante, potente. Questa è la storia del Toro Ferdinando.

"A lui piaceva stare seduto 

tranquillo ad annusare il 

profumo dei fiori"

     


"La storia del toro Ferdinando" -  Testo di Munro Leaf, illustrazioni di Robert Lawson, traduzione di Beatrice Masini - Rizzoli.

mercoledì 28 ottobre 2020

Non è colpa della pioggia

 


"So che me lo domanderò. Mi domando sempre come sarebbe stato crescere con mia madre. Ma so anche che non cambierei mai, per nessun motivo, mia nonna e la nostra vita insieme per qualsiasi cosa si possa trovare dietro la porta numero due".


Se "c'è famiglia dove c'è amore", indipendentemente dai legami di sangue, quella di Delsie è una famiglia allargata; oltre alla nonna materna, infatti, c'è un intero vicinato che l'ha adottata, e non le fa mai mancare, in ogni occasione, amore, conforto, presenza.


"Non è colpa della pioggia" di Lynda Mullaly Hunt è un libro sulla crescita alla ricerca della propria identità, sull'amicizia; quella vera, sempre presente nei momenti di necessità, e quella finta, di comodo, pronta a scaricarti alla prima nuova opportunità. Ma è anche una storia preziosa sull'importanza dei legami comunitari che diventano, a loro volta identitari. Perché esistono persone capaci di riempire i tuoi vuoi esistenziali del loro amore, inserendo le tessere mancanti del puzzle, inghiottite dai buchi neri del passato. Come un albero che protegge.


"Come sono fortunata.

Non sono mai stata abbandonata.

Sono stata amata ogni giorno della mia vita."


"Non è colpa della pioggia" - Lynda Mullaly Hunt - Uovonero 

Traduzione di Sante Bandirali

venerdì 20 aprile 2018

Poesie naturali



Conchiglia

Memoria minerale di animale
fluttuata lentamente
sul liquido silenzio del fondale.

E trascinata via dalla corrente
in tumultuose erranze
migrante per azzurre lontananze.

Per chi all'orecchio adesso ti avvicina - 
raccolta sulla sabbia una mattina - 
hai solo una canzone da cantare:

la nostalgia del mare.





La poesia è minerale.

Sedimenta nell'inconscio, stratifica nella memoria, fino a quando qualcosa o qualcuno non inizia a smuoverla.

La poesia è animale.

Felina e sinuosa si nutre nelle oscurità dell'anima, dove istintiva alberga, e rapida si dilegua.

La poesia è personale.

Viaggi e percorsi emotivi disegnano mappe interiori. Siamo storie nelle geografie.

La poesia è naturale.

Sgorga come nasce, e tale soffia, incessante. 


Di queste e altre qualità trabocca la poesia di Alessandra Berardi Arrigoni. Una voce increspata, carica di riverberi e ricca di odori, canta l'alternanza degli elementi naturali che ci circondano, talvolta sovrastano, più spesso ci interrogano e coinvolgono; esortandoci ad una contemplazione assorta e prospettica, persino magica, della nostra esistenza.



In questa tela onirica si innesta, in modo superbo, l'acquerello di Marina Marcolin. Il suo tratto poetico ha la dinamicità circolare del vortice che invita al raccoglimento interiore, mentre fuori, il mondo delle parole, sibila i suoi tumulti; in quelle tinte tenui, ai limiti del monocromatico, sembra celarsi il mistero di un pennello intriso della polvere di roccia, immerso nelle onde del mare. Quando l'acqua si asciuga, della vita resta il sale.


"Come ogni isola io non so stare
senza l'abbraccio fra terra e mare."

"Poesie naturali" - Alessandra Berardi Arrigoni, Marina Marcolin - Topipittori

giovedì 13 luglio 2017

Il cane che mangiò la sua ombra



Questo libro mi ha conquistato subito, per il taglio illustrativo netto e dinamico, nel gioco di forme e colori. "Silhouette" di ariosi e caldi contrasti. 


Man mano che lo sfogliavo ho sentito una musica arcana risuonarmi dentro. Qualcosa che veniva da molto lontano, dai giacimenti della mia infanzia.


Mi sono ricordato di Lev Tolstoj, di una sua favola, che mi è rimasta impressa perché presente in un libro di lettura che avevo ai tempi delle elementari. 


Nel secondo dei "Quattro libri di lettura" di Tolstoj, c'è una favola intitolata "Il cane e la sua ombra". Che recita testuali parole:

"Un cane stava attraversando un fiume su una passerella, portando fra i denti un pezzo di carne. Vide se stesso riflesso nell’acqua e credette che lì sotto ci fosse un altro cane, intento come lui a portare in bocca un pezzo di carne. Così lasciò andare il suo pezzo e si lanciò di sotto per strappare quello dell’altro cane. Di quella carne, però, non c’era neppure l’ombra, e la sua venne portata via dalle acque. E il cane restò a bocca asciutta."


In realtà il sapore di questa favola si perde nell'antichità, in quanto già Esopo prima (il cane e l'osso) e Fedro dopo, l'avevano tramandata, e molto probabilmente lo stesso scrittore russo vi si sarà ispirato.


Poi ho aperto quella tavola di celeste e blu fondo, il cane spaesato che interroga la luna, e non ho potuto fare a meno di pensare a Leopardi, al suo meraviglioso "Canto notturno". E mi sono commosso. 


E' straordinario come certe favole, racconti, poesie, ci restino incollati addosso. E' entusiasmante come siffatto libro attraversi le stagioni della letteratura mondiale di ogni epoca, anche se poi finisce con il parlare di altro. Perché questa non è una favola sulla golosa avidità, semmai sulla ricerca di sé, alla scoperta della propria identità. E le illustrazioni di Fer Quirarte traboccano di intensa sostanza narrativa. Seguendo un filo celeste, fatto di sole, di luna e di stelle.


"Il cane che mangiò la sua ombra" - Fer Quirarte - Bibliolibrò