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giovedì 26 febbraio 2026

Questo posso farlo

Sarà per la giornata uggiosa, sarà per i pensieri che affollano la mente, sarà perché a volte mi chiedo ancora dove voglio andare e cosa voglio fare, cos' pochi minuti fa ho avvertito il forte desiderio di riprendere in amno un albo illustrato che amo senza alcuna riserva, ovvero Questo posso farlo di Satoe Tone, Kite Edizioni.

Una storia apparentemente triste che in realtà racconta una grande verità, ognuno di noi ha il proprio posto nel mondo, un proprio percorso da comprere per comprendere il proprio destino e capire di essere in grado di fare, di amare e di esserci, sempre e comunque.

 Età di lettura: dai 5 anni in su 

Questo posso farlo, Satoe Tone, Kite Edizioni 

 

venerdì 4 settembre 2020

Un altro me

 


Come suggerisce il titolo, l'autore che figura nelle pagine di questo libro è una persona profondamente diversa dal Bernard Friot istrionico, brillante, esuberante, qualità tali da renderlo così profondamente amato anche dal pubblico italiano.

Nello spazio temporale di una settimana che intercorre dalla domenica (giorno della partenza per Parigi) al sabato successivo (giorno del rientro in famiglia), lo scrittore francese ripercorre la sua problematica adolescenza di studente collegiale fuori sede; tra le righe emerge una personalità profondamente sola (anche perché refrattaria ad uniformarsi al pensiero dominante dei suoi coetanei), inquieta, a tratti aspra e cupa. Sicuramente ricca di interrogativi destinati a non trovare una rapida, quanto consolante, risposta. 


Basterebbe già questo a testimoniare la lungimiranza di un progetto, quello della collana "Gli anni in tasca" che vede un ribaltamento dei ruoli per cui, alcuni scrittori per ragazzi ormai adulti raccontano la loro infanzia e adolescenza di ieri ai ragazzi di oggi (ma l'esperienza non è assolutamente vietata agli adulti che anzi troveranno facilmente familiarità e similitudini con le loro esperienze di gioventù). 

Un procedimento umano e letterario, questo, destinato a caricarsi di suggestioni proprie, perché se è vero che nei decenni evolvono, formalmente, i tempi e i modi del relazionarsi con il mondo esterno, nella sostanza, i grandi dubbi esistenziali che ogni giovane affronta durante la crescita alla scoperta di sé, sono destinati a rimanere i medesimi.

"Un altro me" - Bernard Friot - Traduzione di Giovanna Zoboli

Collana "Gli anni in tasca"  

giovedì 23 maggio 2019

Lampo il cane ferroviere



E il vecchio diceva, guardando lontano:
"Immagina questo coperto di grano,
immagina i frutti e immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori
e in questa pianura, fin dove si perde,
crescevano gli alberi e tutto era verde, 
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell'uomo e delle stagioni ..."
Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"

Francesco Guccini - Il vecchio e il bambino



Stazione di Campiglia Marittima (LI). Un ragazzo osserva assorto la statua di un cane posta nel giardino prospicente il primo binario e perde il treno sul quale sono saliti i suoi genitori. Non resta che attendere il loro ritorno. E tutto per colpa di quello "stupido cane". Un anziano assiste alla scena, lui quel cane sembra conoscerlo piuttosto bene. Chi è, perché ha la paletta e un berretto da ferroviere? Tanto vale fare amicizia e ascoltare la sua storia, tanto in stazione non c'è altro da fare, a parte aspettare.

Ancora un vecchio e un bambino. Quale storia ci racconteranno?



La storia di Lampo, il cane vissuto nella stazione di Campiglia Marittima tra l'estete del 1953 e quella del 1961, all'epoca stupi e commosse l'Italia. Le sue vicende furono raccolte in un libro che appassionò generazioni di studenti; l'autore, Elvio Barlettani, raccontò per filo e per segno tutte le  avventure che si trovò a vivere in compagnia del suo amico a quattro zampe. Una parte di quella storia, tuttavia, resta ancora oggi avvolta nell'oscurità. Poiché non tutti gradivano questo cane che saliva e scendeva a suo piacimento dalle carrozze dei treni, il personale ferroviario fu costretto ad allontanarlo. Cinque lunghi mesi trascorsi in un luogo non definito del sud Italia, in cui il cane fece perdere le sue tracce, suo malgrado.



Il libro di Daniele Nicastro si inserisce in questa finestra temporale. E' una storia nella storia (ovviamente, di pura fantasia), in quanto tale è anche un'altra storia, dotata di propria autonomia narrativa. Uno dei pregi del libro è proprio quello di non appiattirsi sulle peripezie di Lampo, nel tentando di ricalcare la struttura del testo originario; così che il cane resta si uno degli attori principali del racconto ma non è più l'unico, e la narrazione si muove in una cornice dal respiro molto più ampio. Provando ad immaginare una tra le tante possibili sorti che possano essere toccate all'animale, l'autore ci offre alcuni scorci su quell'Italia popolare, sopravvissuta si ad una Guerra Mondiale, ma ancora avvolta, per larghi strati, nella polvere della miseria; sono scorci che aprono potenti squarci sul nostro recente passat che, dopo pochi decenni di benessere, appare oggi irrimediabilmente lontano, frettolosamente dimenticato. La miseria dei campi e le rivendicazioni per un salario dignitoso (che ciclicamente ritornano, basti pensare ai recenti fatti di cronaca sul "caporalato"), i tumulti e le sommosse, l'arte di vivere arrangiandosi, facendo di necessità virtù, la strada come grande "maestra" di vita; soprattutto, quel darsi reciprocamente una mano anche a costo di togliersi il pane di bocca. In questa cornice si muovono Lampo e il suo nuovo compagno di avventure, nell'inconsapevole viaggio di ritorno verso Campiglia, alla ricerca di un nuovo, possibile, futuro.

Altro non vi svelo, per non provarvi del piacere della lettura.


Certo è che Daniele Nicastro ha scritto un romanzo fortemente ritmato, dotato di piglio incisivo. A questo libro, a me particolarmente caro, auguro personalmente un lungo e radioso viaggio.

"Lampo il cane ferroviere" - Daniele Nicastro (con illustrazioni di Sara Ugolotti) - Il battello a vapore

Per chi volesse approfondire la storia originaria di Lampo, nel libro scritto da Elvio Barlettani nel 1962, rimando a questo link:
Lampo il cane viaggiatore

lunedì 3 luglio 2017

Lindbergh



Illustrazioni potenti che trascinano la narrazione e la fanno da padrone. Quasi cinematografiche, sembrano voler uscire dalle pagine.



E' la storia di "Lindbergh - L'avventuroso topo che sorvolò l'oceano".

 
Ambientato ad Amburgo, nel 1912, il protagonista è una sorta di "Leonardo da Vinci" dei roditori, che un giorno si accorge di essere uno dei pochi topi rimasti in città, dove sono comparse trappole terribili. L'unica speranza è quella di emigrare, ma come? Le navi sono pericolose, nelle stive ci sono i gatti. L'unica soluzione è sorvolare l'oceano. Ma questo topo, più di biblioteca che da cantina, nei tanti libri letti ha ben presente i disegni e i progetti di Leonardo; nelle cantine di Amburgo c'è tutto l'occorrente per poter costruire il proprio velivolo. Tenta e ritenta, prova e riprova, i primi tentativi falliscono ma lui non demorde, e insiste con maggior tenacia. 


Seguono studi e perfezionamenti, ma alla fine il piccolo grande topo corona il suo sogno, sorvola l'oceano e raggiunge New York. La sua impresa diventa leggenda, correi sui muri della città, e un bambino resta li incantato ad ammirarla, convinto che un giorno anche lui da grande la compirà. Quel bambino è Charles Lindbergh. L'aviatore statunitense passato alla storia per aver compiuto la prima traversata aerea in solitario e senza scalo dell'Oceano Atlantico, da New York a Parigi, nel 1927.


Un libro che incoraggia a lottare per coronare i propri sogni, inseguire le proprie aspirazioni. Che rivendica per tutti la possibilità di sognare, osare, impegnarsi e riuscire, anche per un esserino piccolo come un topolino, se forte di animo e grande di cuore. Una narrazione sospesa tra la fantasia e la realtà storica, dalla migrazione in America alla ricerca di fortuna dell'inizio secolo scorso all'omaggio all'aviatore da cui prende titolo il racconto.


Un libro per volare alto.

 
Torben Kuhlmann - Lindbergh, l'avventurosa storia del topo che sorvolò l'oceano - Orecchio Acerbo

giovedì 29 giugno 2017

Le cose così come sono



 
"Li abbiamo chiamati “Pianeti”. L’idea era quella di
papà scarabocchiata sul foglio ma io l’ho perfezionata:
nove biscotti di grandezza e colore diversi. Tutti
coloranti naturali. In ogni pacco devono esserci tutti e
nove più alcuni doppioni. E il Sole naturalmente. E un
razzo tipo lo Sputnik. E un’astronave aliena. Questa
l’ho voluta io.
Papà diceva: - Che c’entra un’astronave?
Allora gli ho dovuto spiegare che i bambini vogliono
un pizzico di magia. E cavoli, anch’io ne ho bisogno.
E forse serve a tutti.
- Anche a te. Altrimenti perché faresti questa cosa dei
biscotti?
Vedere le cose come sono va bene, certo. È indispensabile.
Ma un’astronave aliena, perché no? Perché non
si può sognare, credere che accada un avvenimento
straordinario? Che tutti quelli della fabbrica tornino a
essere indispensabili per esempio?
Questo a papà non l’ho detto ma alla fine l’astronave
l’ha messa lo stesso.
"

Siamo all'ultimo capitolo di questo libro, e mi piace sottolineare questo passo, perché "veder le cose come sono" è davvero importante, ma a volte non basta. Bisogna metterci altro. Del proprio. Anzi, alle volte è necessario "mettercela tutta". In fondo è a queste persone che il libro è dedicato.

Così fa Viola, la protagonista del racconto; ma così in fondo fa anche suo padre, sua madre, suo nonno, la signora Clara; ma anche Selvaggio, Martina, Alberto. Chiunque si "muove" in questo libro finisce per fungere, direttamente o indirettamente, da sprone all'altro, creando i presupposti affinché questi tiri fuori da sé il meglio. In tal senso è un libro profondamente "relazionale", e mette anche a nudo, con profonda e spietata sincerità, proprio quei deficit relazionali che si vengono a creare tra le persone. In famiglia, tra gli amici, tra gli abitanti dello stesso palazzo. Relazioni che talvolta appaiono come ingranaggi di una catena di montaggio, dove basta un granello, un piccolo intoppo a bloccare tutto; ma se poi tutti iniziano a muoversi in sincronia e all'unisono, la catena riparte, poi quel che produce è di gran lunga superiore alla somma dei tanti singoli sforzi. 

E' anche un libro "generazionale", nelle relazioni di fabbrica che si disgregano, negli scioperi dei bei tempi che furono, ai tempi dello Statuto dei Lavoratori e dell'articolo 18, nella riflessione amara del ...."che mondo abbiamo lasciato".

Quello che è certo, è che Silvia Vecchini  in questo libro ha compiuto un grande prodigio letterario; in 60 pagine ha infilato un tale spaccato di vita sociale contemporanea, straordinario nella sua normalità; e ha saputo farlo con delicatezza, e mano ferma. E' una storia del quotidiano che procede a spirale, dove ci si rincorre l'un l'altro, vorticosamente; e la magia che ne scaturisce, ricade come pioggia di luce su tutti i protagonisti, che escono graziati, rinfrancati e benedetti, da questo magico moto.

Le illustrazioni di Antonio Sualzo Vincenti sono dei magnifici "fermo immagine" in questa cineteca di emozioni; sottolineano con discrezione, senza arrestare, questa vorticosa girandola narrativa.

I due si capiscono al volo, come Viola e Selvaggio, basta un semplice sguardo. Chi tira chi, rimane un dettaglio. Resta il fatto che questo libro mi ha profondamente commosso. 

Le cose così come sono - Silvia Vecchini, Antonio Sualzo Vincenti, Bacchilega Junior