mercoledì 25 settembre 2024
Punto e a capo
martedì 16 aprile 2024
Stardust
Tre lunghe e struggenti lettere: la prima indirizzata alla Terra, la seconda indirizzata al lettore, la terza indirizzata al figlio che verrà.
Impossibile rimanere freddi e distaccati mentre si sfoglia Stardust. Polvere di stelle, testo e illustrazioni di Hannah Arnesen, traduzione di Laura Cangemi, Orecchio Acerbo editore.
E' assolutamente impossibile non lasciarsi coinvolgere dalla narrazione, dall'amore con cui l'autrice si rivolge alla Terra, dalle illustrazioni che rapiscono lo sguardo. Dalla meraviglia, dallo stupore, dal dolore, dalla consapevolezza della situazione di pericolo ambientale in cui la Terra sta pian piano scivolando per mano dell'uomo.
Forse un giorno l'Universo si spegnerà.
Forse un giorno l'uomo annienterà se stesso.
Ma adesso siamo qui.
Per ora siamo vivi.
Stardust. Polvere di stelle - Testo e illustrazioni di Hannah Arensen, traduzione di Laura Cangemi, Orecchio Acerbo Editore
giovedì 17 febbraio 2022
Chiedi ai sogni di fare rumore
Cosmo brilla per la sua siderale assenza, sembra quasi uno sfondo estrapolato da "2001: Odissea nello spazio" di Stanley Kubrick; nel silenzio dell'universo, restituisce l'eco delle voci interiori di Arianna che fluttuano, galleggiano, nel vuoto della deriva.
Arianna, una e trina, Viva, Morta, Assassina. Quando il peso della coscienza ti schiaccia trascinandoti a fondo, dove non filtra la luce, nell'arcana speranza di sfuggire al ricordo che assume le sembianze di un terribile incubo.
Béla, una bicicletta in prestito e uno zaino vuoto, e l'ostinata missione di portare fortuna alle persone, con un sorriso e un battito di mani.
Manar, il dolore muto e fiero di una terra abbandonata a sé stessa, martoriata dalla guerra.
E l'ultima strofa di una canzone di Lucio Dalla che suona come un mantra:
"Anna avrebbe voluto morire
Marco voleva andarsene lontano,
Qualcuno li ha visti tornare
Tenendosi per mano".
Se il significato della parola "Kosmos" era ordine, armonia, anziché l'attuale universo, comprendiamo quanto la presenza di Cosmo sia essenziale per bilanciare il disordine interiore di Arianna, per squarciare questa cappa i sogni devono far rumore. E riportare alla luce termini e significati di una bellezza arcana, come "lampisteria", un autentico lampo di poesia.
Ci sono ragazzi che si caricano sulle proprie spalle fardelli troppo pesanti per la loro giovane età, e lo fanno in silenzio, in modo quasi invisibile allo sguardo adulto, spesso incapace di guardare lontano nel così vicino.
C'è tanto rumore entro l'apparente ovattato silenzio a cui dar voce. Certi libri di Alessandro Q Ferrari sono come microfoni nel silenzio dell'universo, certi suoi personaggi, così vicini, sembrano affondare la propria anima in quel pulviscolo cosmico da cui si è generato il mondo. Ordine e disordine sono come un Tao celeste, come Cosmo e Arianna sono espressione di un disegno più grande delle loro brevi e fragili vite.
"Chiedi ai sogni di fare rumore" - Alessandro Q Ferrari - Mondadori
domenica 25 aprile 2021
Nome di battaglia Nero
"Anche la disperazione impone dei doveri
e l'infelicità può essere preziosa"
CSI - Linea Gotica
Correva il mese di febbraio del 2018 quando Sonia Maria Luce Possentini venne a Terni a presentare in libreria "La prima cosa fu l'odore del ferro", edito da Rrose Sélavy, la sua prima prova da scrittrice, oltre che illustratrice. Rimasi colpito dall'energia sferzante di quelle parole che, ereditando la disciplina e il rigore della sua arte, aggiungevano una forza inedita che reclamava espressione.
Prima di andarse Sonia mi donò un manoscritto. Un universo di pulviscolo di grafite e qualche schizzo da cui trapelava l'embrione di una grande storia che la toccava personalmente. Giovanni Possentini, detto il Nero, partigiano della Brigata Garibaldi, che si lasciò catturare per salvare la vita ai suoi familiari. Una voce narrante che entrava nella "Storia", al contempo privata e universale, attendendo il momento propizio per costituirsi "Memoria" collettiva.
Penso di essere stato uno dei primi ad entrare a contatto con quel racconto, che ho atteso in silenzio per tre lunghi anni, seguendo a distanza l'autrice come farebbe un animale nel bosco, in attesa di un segno. Penso che io e Sonia ci intendiamo anche per questo, sappiamo ritrovarci quando è il momento.
Poi quella telefonata di un anno fa.
Massimo De Nardo ci aveva lasciato. Una perdita incalcolabile, sotto il profilo umano e culturale. Massimo aveva dato una casa al "Nero" ma non solo; lavorando a stretto contatto con Sonia, gli aveva impresso un tocco indelebile. Una direzione artistica che vale anche come suggerimento alla lettura, per chiunque voglia incamminarsi sui sentieri scoscesi e arditi della Resistenza.
Se oggi abbiamo tra le mani questo libro straordinario dobbiamo ringraziare Sonia, Massimo, ma anche Chiara Gabrielli che si è fatta carico di questo lascito raccogliendone la sfida; e il team di Rrose Sélavy che ha confezionato un autentico gioiello.
Non dico altro. Non trovo le parole, non he ho la forza. E non aggiungerebbero nulla.
Come scrisse Massimo, prima di lasciarci, "la memoria va camminata dentro". E allora incamminiamoci, tra stupore, meraviglia e profonda commozione. Per non dimenticare.
"Nome di battaglia Nero" - Sonia Maria Luce Possentini - Rrose Sélavy Editore - Introduzione di Francesco Filippi
venerdì 23 novembre 2018
Tutto il mio mondo sei tu
Domande bambine per risposte adulte che non sanno arrivare.
Traduzione dal cinese di Silvia Torchio - Consulenza editoriale di Luca Ganzerla
lunedì 2 aprile 2018
L'arcobaleno del tempo
"Non riesco ad immaginare la mia vita senza il cinema".
La traduzione letterale dal titolo originale, in cinese, suonava come "Cinema tempo". Tradotto in inglese come "The rainbow of time", da qui il nostro "L'arcobaleno del tempo".
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| La poetica dei colori di Jimmy Liao: ad ogni colore corrisponde un diverso stato d'animo |
D'altro canto quel cinema, a cui il libro è apertamente dedicato, lungi dall'essere confinato a mero oggetto della narrazione, si costituisce a sua volta soggetto narrante, per mezzo del quale Liao imbastisce la sua dialettica bidimensionale tra il "dentro" e il "fuori" in cui si confrontano e poi commutano il mondo ideale e quello reale.
Che sia l'interno della carrozza di un treno (Un bacio e addio) o la sala di un cinema (L'arcobaleno del tempo), il risultato non cambia. E' sempre un luogo chiuso, protetto, uterino, come il grembo materno che protegge dalle rigidità e dalle insidie del mondo. Dove è possibile coltivare il proprio mondo ideale, elaborare mancanze, popolare solitudini, imparare ad affrontare le proprie paure, per poi tornare a quella vita reale di fuori, che procede dritta seguendo la sua ferrea logica.
Per lei il cinema è sempre stato casa, rifugio, risposte, sogni. Ma anche speranza di ritrovare un giorno sua madre, che amava quel magico mondo di celluloide. Attraverso le storie degli altri lei impara a sperimentare vite diverse, e nei momenti di difficoltà e confusione nei film trovava tutte le risposte, e la vita ricominciava.
"Se seguo la luce del proiettore, il buio non è più così spaventoso".
Nelle sale del cinema avvengono gli incontri importanti della sua vita, l'amicizia, quella empatica, che pare risolutiva, ma quasi mai dura l'arco di una vita, spesso subentrano eventi contingenti a dividere le persone, anche quelle che appaiono così intimamente legate:
"Dopo la sua partenza mi sentìì persa come le foglie sparpagliate dal vento".
Oppure l'amore, casuale e inaspettato, che sembra trasformare la realtà in un sogno, la vita in un film, appunto.
"Ah! La vita nei film è meravigliosa!"
Ma la vita è un'altra cosa, non basta la volontà di trasformarla in un set cinematografico, non è sufficiente condividere le proprie passioni, quando ognuno è divorato dalle proprie mancanze e si tenta di colmare reciprocamente le rispettive solitudini.
Ci si trova proiettati fuori dal campo visivo dell'altro senza rendersene conto. Silenzi, distanze, incomprensioni, hanno una trama nebulosa e poco chiara, che offusca il pensiero, e ci si trova ad assistere come spettatori impotenti di un film in cui fino a poco tempo prima si aveva una parte importante.
"A poco a poco lui stesso divenne un film che potevo solo guardare, ma di cui non facevo più parte".
"Lui stava attraversando una tempesta nel film della sua vita, e io non ero altro che il pubblico attonito e spaventato davanti allo schermo".
Il cinema sa essere una metafora meravigliosa della vita che però mai corrisponde alla vita stessa.
Quella vita che procede circolare nel suo errare dritto e itinerante, che porta al ripetersi di situazioni, come le maglie di una catena che si aggiungono di volta in volta. Così la protagonista diventata donna andrà al cinema con sua figlia, aggiungendo storia alle storie, nuove mancanze alle assenze, a quella della mamma (nonna) si aggiungerà quella del marito (padre), alimentando nuove sogni e speranze di convolare al giusto finale che dia un senso compiuto alla sua esistenza.
Accettando i propri limiti e imparando a convivere con sé stessi, anche la vita può essere meravigliosa e prospettare finali a sorpresa. Nell'avvicendarsi delle situazioni che spesso portano a vedere le cose da diverse angolature, il cerchio della vita ritrova il suo centro. Liao suggerisce un finale da film che non vi sveliamo, invitandovi a prendere questo meraviglioso albo in mano.
Il libro, dedicato a "Nowhere Man" e in omaggio al cinema, contiene alla fine un ringraziamento ad una serie di film e registi che hanno accompagnato l'autore nella realizzazione del libro. Tra questi, io sento una particolare influenza dello sguardo di Wong Kar-Wai nel modo di narrare di Jimmy Liao, nella sua singolare capacità di descrivere il fluire del tempo e i suoi riflessi nelle esistenze dei protagonisti; in quell'incedere paradigmatico e onirico, portando la narrazione contemporaneamente su più piani che si sovrappongono, mescolano, confondono, infine risolvono in modo spiazzante e inaspettato. Così come il regista di Hong Kong rappresenta una voce stilisticamente isolata nel panorama cinematografico cinese e volta piuttosto a costituire un ponte stilistico con l'Occidente (si percepisce l'influenza di un Antonioni o di un Wenders giusto per fare due nomi), così Liao pare una voce a sé stante volta a creare un legame speciale con il sentire occidentale che adora le sue opere, al contempo delicate e visionarie.
mercoledì 21 febbraio 2018
Il buon viaggio
"Capii che era un punto al limite del continente, sentì che era un niente, l'Atlantico immenso di fronte", cantava Francesco Guccini.
"Naufragio senza spettatore, né Dio né Uomo", commentava Cesare Luporini, a proposito dell'Infinito leopardiano.
Pochi mesi prima, Beatrice Masini e Gianni De Conno, conseguono il Premio Rodari 2016, nella sezione Fiabe e Filastrocche, con "Il viaggio della Regina"; una bellissima fiaba sul viaggio metaforico che intraprendono i genitori ammalati di cancro; un viaggio sospeso, carico di speranze e paure, ricco di insidie e difficoltà; un viaggio da cui alcuni, purtroppo, loro malgrado, non faranno più ritorno.
A voi tutti, auguri di buon viaggio.
Il buon viaggio - Beatrice Masini, Gianni De Conno - Carthusia
mercoledì 6 dicembre 2017
Un bacio e addio
Traduzione dal cinese di Silvia Torchio - Consulenza editoriale di Luca Ganzerla






















































