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mercoledì 19 settembre 2018

La mela e la farfalla


Se dovessi sintetizzare in un'espressione la dimensione artistica e intellettuale di Iela Mari, prenderei a prestito una celebre frase di un celebre libro, e, rovesciandone il significato, direi che:

"l'essenziale è (ben) visibile agli occhi".

In quanto tale, si imprime, e incide. Permane.


Nei "silent book" di Iela Mari c'è l'essenzialità dello sguardo che bandisce il superfluo. Uno sguardo al contempo artistico e biologico, sull'armoniosa geometria della natura che ci circonda, e quella circolarità che avvolge nel suo dipanarsi; che si ripete nel suo rinnovarsi. Circolarità di forme che è anche circolarità di storie, nel tentativo difficile, eppure pienamente riuscito, di dare una dimensione poetica ad un albo dal pregevole taglio scientifico. 


In "la mela e la farfalla", scritto con il marito Enzo Mari, la circolarità della storia è data dal bruco che si forma all'interno di una mela, e nutrendosi arriva a bucarla per fuoriuscirne entrando di diritto nel "mondo"; il bruco tesse un filo e si cala sul ramo; entra nel bozzolo dove, al riparo da occhi indiscreti si trasforma; fino a diventare farfalla che esce dal bozzolo.


Ovviamente tutto questo percorso che, in estrema sintesi, mi trovo a descrivere, avviene con una precisa cadenza, sia dal punto di vista narrativo che da quello biologico e naturalistico. 


Le illustrazioni, con piccoli e precisi particolari che evolvono da una tavola all'altra esaltano il passare del tempo nell'avvicendarsi delle stagioni. Estate, Autunno, Inverno, Primavera; le foglie verdi e grandi, le foglie scurite che cadono lasciando il ramo spoglio, il letargo nel bozzolo, infine il levarsi in volo. 

La farfalla che vola sul fiore, lo feconda, diventa mela. Il cerchio vitale si chiude, quello della storia potrebbe idealmente riprendere, pronto a lanciarsi in un nuovo volo, con rinnovata linfa.


Tutto questo avviene senza fretta, nella magia del silenzio; e l'assenza di parole acuisce il senso di stupore e mistero. La natura è un miracolo a cui possiamo assistere, gratuitamente, ogni giorno.

"La mela e la farfalla" -Iela ed Enzo Mari -  Babalibri

venerdì 16 giugno 2017

I sogni di Agata


C’è un’espressione fatidica che impariamo da piccoli, e ci portiamo dietro per tutta la vita: quella dei “sogni nel cassetto”. Non si è mai ben capito quanto sia a portata di mano questo “cassetto”, e come fare per estrarvi i propri sogni al “momento opportuno”.


 

Fatto sta che Lorenza Farina ci ha imbastito sopra una bella storia, con la consueta poesia, e quel pizzico di ironia che fa bene agli adulti e fa divertire i bambini (il cammello distratto che perde il filo dei pensieri e si dimentica le gobbe nel deserto è da applausi). La protagonista è una bambina di nome Agata, che ha tanti sogni “che le frullano per la testa” e li tiene tutti “in un armadio fatto di torrone pieno di cassetti di marzapane dove ogni sogno ha il suo posto”. 

 
 
Com’è ordinata, direte voi. Ebbene si, da una parte stanno i sogni scuri, dall’altra quelli freschi, in un’altra ancora quelli strampalati; anche i sogni che fanno ridere, e quelli ad occhi aperti hanno una loro, precisa, collocazione. Solo che, a forza di stipare sogni, questi non entrano più nella testa di Agata. 
 

Il sogno, si sa, è anarchico per definizione, segue i propri ritmi, ha bisogno di spazio per muoversi e ossigenarsi. Così i sogni iniziano a fare i birichini e a pestarsi i piedi a vicenda, rincorrendosi, scambiandosi di posto e di ruolo. Al punto che Agata non dorme più la notte per tenerli a bada, rimetterli nei propri cassetti. Fino a quando, dopo tante notti insonni, non decide di spalancare il suo armadio, e aprire tutti i cassetti.

 

Ecco che i sogni volano via come tante farfalline colorate nella notte scura, e il vento e la luna si accapigliano per contendersi il prezioso bottino, fino a quando il Vento non fa rotolare via la Luna con un calcio. Assistendo alla scena della Luna a gambe all’aria, il Sole scoppia in una sonora risata, finendo con l’ingoiare tutti i sogni di Agata. Da allora il Sole non smette più di ridere, perché i sogni, volando nello stomaco come tante farfalle, gli fanno il solletico. 


Chissà se sarà vero, oppure è solo un altro dei sogni di Agata.

 
Questa è la trama, poi ci sono le illustrazioni. Alla storia onirica di Lorenza Farina fanno da contraltare le illustrazione immaginifiche di Sonia Maria Luce Possentini, per l’occasione traboccanti non solo di luce, c'è anche tanto colore. Si rileva spesso a proposito di questa autrice l’uso predominante del bianco e del nero; ebbene qui Sonia ci da una dimostrazione della sua bravura anche nel maneggiare insieme tutti quei colori che, come farfalle, svolazzano nella testa di Agata. Ci sono alcuni disegni di una bellezza spiazzante; Agata che cammina a piedi scalzi sull’erba; l'uomo che esce dalla tazza; Agata che non riesce a chiudere occhio, con la testa completamente invischiata nei sogni; la luna che rotola, e sembra levarsi una folta chioma bionda, di donna, agitata dal vento. E la domanda sorge spontanea: saranno i capelli di Sonia?


I disegni sono perfettamente aderenti alla storia, eppure hanno anche una loro autonomia narrativa. Chi scrive ogni tanto si incanta a guardarli, lasciandosi per strada alcune parole, come quel cammello distratto che, nel perdere il filo dei propri pensieri, dimentica nel deserto degli uomini una parte di sé.


Sarà la forza dei sogni. Ma che gran bel libro.


I Sogni di Agata - Lorenza Farina, Sonia Maria Luce Possentini - Margherita