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giovedì 30 settembre 2021

Sei tu che mi salvi

 


Alla fine chi è stato a rivelare il segreto che io lo amo?


Ma tu naturalmente.

Eri così felice che hai ballato nel vento, e il vento ha soffiato tra le chiome degli alberi.

Tutte le piante l'hanno udito e riferito, la voce si è sparsa tra tutti gli animali, e alla fine l'ha saputo il mondo intero.



Torna Jimmy Liao con un libro ad alta intensità emotiva e poetica. Lo fa con parole pronunciate in punta di piedi e illustrazioni che chinano il capo alla commozione, alla ricerca di quel gesto di affetto di cui tutti abbiamo bisogno.

"Sei tu che mi salvi" - Jimmy Liao - Terre di Mezzo

Traduzione dal cinese di Silvia Torchio - Consulenza editoriale di Luca Ganzerla

venerdì 23 novembre 2018

Tutto il mio mondo sei tu


Vaghe stelle dell'Orsa, io non credea 
Tornare ancor per uso a contemplarvi
Sul paterno giardino scintillanti,
E ragionar con voi dalle finestre 
Di questo albergo ove abitai fanciullo,
E delle gioie mie vidi la fine. 

Ho appena finito di sfogliare l'ultimo albo di Jimmy Liao quando, in preda ad una forte emozione, mi alzo a prendere il libro dei Canti di Giacomo Leopardi.


Perché Leopardi?

Perché ha saputo descrivere il dolore con taglio nitido, cristallino, rappresentando i propri sentimenti in modo liquido, in quanto tale fluido, vivo. Leggere i versi di Leopardi è come immergersi nell'acqua gelida, e nuotare sotto una crosta di ghiaccio trasparente, da cui scorgi la luce, i riflessi, i passi di chi si muove in superficie, incapace di percepire e ascoltare il tuo malessere.


Perché le "Ricordanze"?

Perché il motivo centrale del libro è il "ricordo", nel vuoto devastante della perdita, e, come conseguenza diretta, la paura di rimuovere dalla propria memoria, ogni traccia di quanto, in un dato momento della nostra esistenza, ha significato tutto per noi. Nell'albo, tuttavia, il tema è esposto in modo armonioso, melodico, musicale, come un ricordo che danza; così quando il cuore si appesantisce e gli occhi si liquefano in un mare di lacrime, è ancora possibile respirare e ambire a vedere la luce. 


Perché questi versi?

Perché l'azione si svolge idealmente in una stanza d'albergo dove avvengono gli incontri che sortiscono rimandi. Anche se Leopardi nella sua poesia per "albergo" intende la propria casa, l'albergo di Liao, ormai abbandonato, è anch'esso la casa dalla piccola protagonista. E di stelle, giardini, soprattutto finestre, è cosparso il racconto.



Liao la tocca forte in questo albo, non la manda  a dire. A partire dalla prima illustrazione, dove la piccola protagonista cammina davanti le lapidi di un cimitero stringendo un cagnolino di pezza che la madre gli ha regalato. Ma è la seconda scena a svelarci l'intensità del viaggio che il lettore si appresta ad affrontare. E' un campo, con un albero in primo piano e un cielo minaccioso sullo sfondo. Soprattutto è un disegno interamente in bianco e nero, eccezion fatta per un paio di particolari, i capelli rossicci della protagonista ripresa di spalle, ormai allontanatasi sullo sfondo, e il cagnolino di pezza, appoggiato su  un ramo dell'albero. Nel linguaggio dei colori di Liao il bianco e nero rappresenta il dolore allo stato acuto e profondo, come ricordano i suoi primi libri scritti dopo la malattia. Mentre il colore del cane di pezza probabilmente ci suggerisce che questi avrà un ruolo centrale nell'economia del racconto. 


Il colore ritorna a partire dal fotogramma successivo, ma è un bosco cupo e claustrofobico quello che si stringe a voler cingere la solitudine della protagonista, per andare a stemperarsi nelle pagine successive, dal candore del bianco che apre all'azzurro del cielo dietro la finestra a centro pagina, per poi accendersi a seguire nella consueta esplosione di colori e prospettive a cui l'autore taiwanese ci ha ormai abituato. Ma è ancora presto per stemperare gli animi.


"La strada dove andavamo a passeggiare ora è colpita da spaventosi uragani".

Seguono scenari di desolazione e abbandono, la piscina vuota nel cui fondale è cresciuta rigogliosa l'erba, o la stazione dei treni che sta per essere demolita. 



"Nessuno va più alla fontana in cima alla montagna. Solo io vado ad esprimere i miei desideri".

Sono parole nette, nel loro incedere onirico, che disegnano lo smarrimento interiore, oltre la magniloquenza delle illustrazioni. 


Salendo le scale e camminando lungo i corridoi cupi, su cui si affacciano le porte chiuse di stanze in cui si narra si celino fantasmi, si giunge alla stanza dei ricordi, dei sogni, delle visioni, delle speranze che producono lussureggianti allucinazioni. In quella stanza, ogni notte, la piccola protagonista incontra qualcuno che ha soggiornato li in un momento cruciale della sua vita. Un giardiniere, una suonatrice di tamburi, un mostro che profuma di citazione letteraria di un noto e celebrato classico dell'infanzia, un traslocatore. Una donna in barca il cui volto e sguardo somigliano a quelli della protagonista.


"Le stelle non sospireranno per nessuno. E per nessuno il tempo si ferma." 

Infine un angelo su una nuvola, che sembra  voler premiare questa bambina che non si è mai arresa, e ha saputo aspettare. E finalmente si inverte il moto delle cose, non è più lei a dover inseguire i ricordi aggrappandosi ad ogni segno lasciato lungo il cammino; nell'abbandono del sogno è l'agognato ricordo a tornare da lei, la pesantezza lascia lo spazio alla leggerezza, con un'immagine iconica, il cagnolino che rientra dalla finestra sospeso in volo, legato ad un palloncino. Ed è finalmente abbraccio, nel calore di un pianto liberatorio, e finalmente di nuovo insieme, in volo.


Poi c'è la luna che restituisce la magia della sospensione. E io ripenso a Leopardi, al suo Canto Notturno:

Che fai Tu, luna,in ciel? dimmi che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai
Contemplando i deserti; indi ti posi.


Domande fanciulle quelle che Leopardi rivolge alla luna, in quanto tali profondamente autentiche. Come quelle che Liao mette in bocca alla sua bambina quando, nella fase del ricordo, interroga idealmente il suo cane:

"Dove sei adesso?"
"Puoi sentire la mia voce?"
"Hai ricevuto le mie lettere?"

Domande bambine per risposte adulte che non sanno arrivare.


La solitudine si può popolare, e dal dolore si può riemergere. Con tenacia e con grazia, con poesia e musica. E la vita si può colorare, sempre.

Lungo il sentiero del ritorno alla consapevolezza, il campo, l'albero e il cielo sono nuovamente a colori. E sulle lapidi, lei torna a portare i fiori.

"Lo so, sei sempre al mio fianco. Non mi hai mai lasciato".


E con questa consapevolezza che si diventa grandi. 

"Solo tu sai che tutto quello che immagino è reale. Tutto il mio mondo sei tu".



Io so che un giorno, spero lontano, avrò tanto bisogno di questo libro. Grazie per averlo scritto, Jimmy Liao.

"Tutto il mio mondo sei tu" - Jimmy Liao - Camelozampa

 Traduzione dal cinese di Silvia Torchio - Consulenza editoriale di Luca Ganzerla

lunedì 2 aprile 2018

L'arcobaleno del tempo


"Non riesco ad immaginare la mia vita senza il cinema".

La traduzione letterale dal titolo originale, in cinese, suonava come "Cinema tempo". Tradotto in inglese come "The rainbow of time", da qui il nostro "L'arcobaleno del tempo".


La poetica dei colori di Jimmy Liao: ad ogni colore corrisponde un diverso stato d'animo
Trovo che questo scostamento marcato abbia giovato alla prospettiva del libro. In fondo da cosa nasce l'arcobaleno? Dal fortunato incontro tra la pioggia e la luce, solitamente dopo un temporale, quando si squarcia l'oscurità e filtrano i raggi solari a baciare le gocce d'acqua sospese.


C'è molto della poetica di Jimmy Liao nell'immagine dell'arcobaleno, in quell'alternarsi di stati d'animo che oscillano dalla tristezza alla felicità, in un percorso interiorizzante di luci e colori, sospeso tra sogno e realtà. 


D'altro canto quel cinema, a cui il libro è apertamente dedicato, lungi dall'essere confinato a mero oggetto della narrazione, si costituisce a sua volta soggetto narrante, per mezzo del quale Liao imbastisce la sua dialettica bidimensionale tra il "dentro" e il "fuori" in cui si confrontano  e poi commutano il mondo ideale e quello reale.


Che sia l'interno della carrozza di un treno (Un bacio e addio) o la sala di un cinema (L'arcobaleno del tempo), il risultato non cambia. E' sempre un luogo chiuso, protetto, uterino, come il grembo materno che protegge dalle rigidità e dalle insidie del mondo. Dove è possibile coltivare il proprio mondo ideale, elaborare mancanze, popolare solitudini, imparare ad affrontare le proprie paure, per poi tornare a quella vita reale di fuori, che procede dritta seguendo la sua ferrea logica.


Per lei il cinema è sempre stato casa, rifugio, risposte, sogni. Ma anche speranza di ritrovare un giorno sua madre, che amava quel magico mondo di celluloide. Attraverso le storie degli altri lei impara a sperimentare vite diverse, e nei momenti di difficoltà e confusione nei film trovava tutte le risposte, e la vita ricominciava.


"Se seguo la luce del proiettore, il buio non è più così spaventoso".

Nelle sale del cinema avvengono gli incontri importanti della sua vita, l'amicizia, quella empatica, che pare risolutiva, ma quasi mai dura l'arco di una vita, spesso subentrano eventi contingenti a dividere le persone, anche quelle che appaiono così intimamente legate:

"Dopo la sua partenza mi sentìì persa come le foglie sparpagliate dal vento".


Oppure l'amore, casuale e inaspettato, che sembra trasformare la realtà in un sogno, la vita in un film, appunto.

"Ah! La vita nei film è meravigliosa!"


Ma la vita è un'altra cosa, non basta la volontà di trasformarla in un set cinematografico, non è sufficiente condividere le proprie passioni, quando ognuno è divorato dalle proprie mancanze e si tenta di colmare reciprocamente le rispettive solitudini.



Ci si trova proiettati fuori dal campo visivo dell'altro senza rendersene conto. Silenzi, distanze, incomprensioni, hanno una trama nebulosa e poco chiara, che offusca il pensiero, e ci si trova ad assistere come spettatori impotenti di un film in cui fino a poco tempo prima si aveva una parte importante.


"A poco a poco lui stesso divenne un film che potevo solo guardare, ma di cui non facevo più parte".


"Lui stava attraversando una tempesta nel film della sua vita, e io non ero altro che il pubblico attonito e spaventato davanti allo schermo".

Il cinema sa essere una metafora meravigliosa della vita che però mai corrisponde alla vita stessa.


Quella vita che procede circolare nel suo errare dritto e itinerante, che porta al ripetersi di situazioni, come le maglie di una catena che si aggiungono di volta in volta. Così la protagonista diventata donna andrà al cinema con sua figlia, aggiungendo storia alle storie, nuove mancanze alle assenze, a quella della mamma (nonna) si aggiungerà quella del marito (padre), alimentando nuove sogni e speranze di convolare al giusto finale che dia un senso compiuto alla sua esistenza.


Accettando i propri limiti e imparando a convivere con sé stessi, anche la vita può essere meravigliosa e prospettare finali a sorpresa. Nell'avvicendarsi delle situazioni che spesso portano a vedere le cose da diverse angolature, il cerchio della vita ritrova il suo centro. Liao suggerisce un finale da film che non vi sveliamo, invitandovi a prendere questo meraviglioso albo in mano.


Il libro, dedicato a "Nowhere Man" e in omaggio al cinema, contiene alla fine un ringraziamento ad una serie di film e registi che hanno accompagnato l'autore nella realizzazione del libro. Tra questi, io sento una particolare influenza dello sguardo di Wong Kar-Wai nel modo di narrare di Jimmy Liao, nella sua singolare capacità di descrivere il fluire del tempo e i suoi riflessi nelle esistenze dei protagonisti; in quell'incedere paradigmatico e onirico, portando la narrazione contemporaneamente su più piani che si sovrappongono, mescolano, confondono, infine risolvono in modo spiazzante e inaspettato. Così come il regista di Hong Kong  rappresenta una voce stilisticamente isolata nel panorama cinematografico cinese e volta piuttosto a costituire un ponte stilistico con l'Occidente (si percepisce l'influenza di un Antonioni o di un Wenders giusto per fare due nomi), così Liao pare una voce a sé stante volta a creare un legame speciale con il sentire occidentale che adora le sue opere, al contempo delicate e visionarie.


Per il nostro mondo tormentato fino all'angoscia, di fronte al senso di smarrimento, solitudine, perdita e dolore, il suo sguardo sospeso tra magia e fatalità, dove tutto ha un senso e ogni cosa trova il suo posto,  rappresenta un balsamo prezioso, inestimabile.

"L'arcobaleno del tempo" - Jimmy Liao - Terre di Mezzo

Traduzione dal cinese di Silvia Torchio - Consulenza editoriale di Luca Ganzerla

mercoledì 6 dicembre 2017

Un bacio e addio


Si dice spesso, a proposito di Jimmy Liao, che i suoi libri dicano molte più cose di quante, in apparenza, ne mostrino in superficie. Questo è sicuramente vero, anche a proposito di questo libro. Se penso alla frase "Un bacio e addio", già immagino e sento il treno, sebbene né in copertina, tanto meno nel titolo, se ne ravvisi traccia alcuna. Eppure quelle quattro parole, apparentemente innocue, mi fanno pensare alle innumerevoli situazioni in cui ci si saluta in stazione, ogniqualvolta si parte per un lungo viaggio, dall'esito incerto. Scene intense che vorrebbero fermare il tempo, il bacio è qualcosa che cattura e trattiene, illusoriamente sospende: "resta qui", "vieni via con me", "non andare". Sono pensieri, sono emozioni, sono lacrime. Ci si fa il pieno dell'altro per portarselo dietro e dentro, oppure lasciarlo lì con noi sulla banchina, una volta partito il treno. Ma un bacio è solo un bacio, e quando il treno parte, ci si saluta definitivamente, tutto diviene lontano, distante, talvolta persino effimero, ed è "addio".


Ecco, io in questo titolo e in questo pensiero ci vedo tanto della poetica di Jimmy Liao, della sua commossa compostezza che tocca e trapassa, per attraversare indenni le varie stazioni della vita; perché ogni viaggio ha un senso e un significato, un origine e una destinazione, e sta a noi cercare di viverlo nel miglior modo possibile, facendo scorta di quello che resta, raccogliendo per strada quello che serve, facendo tesoro degli incontri e delle esperienze.


Il treno è un elemento fondamentale di questo albo, e non solo perché campeggia nella quasi totalità delle sue tavole. E' un elemento reale, nel viaggio del piccolo orfano e del suo cane, fino alla casa del nonno; è un elemento ideale, nel ripercorrere tappe emotive, sogni, incubi e paure, paesaggi e scenari interiori. Il treno è come la navetta di un telaio nel grande ordito della vita, dove Liao intesse la sua pregiata trama. Scorre dentro e fuori, avanti e indietro (avanti perché procede verso la sua meta, indietro perché ripercorre momenti di vita del protagonista).


Il treno che penetra il paesaggio si fa compenetrare al suo interno da momenti di riflessione ed elaborazione di quanto è accaduto, in un viaggio che segna la crescita del piccolo protagonista verso la propria consapevolezza. I paesaggi mescolano elementi reali a tratti immaginifici; si riconoscono campi olandesi e scorci da monte Fuji, che si alternano ad elementi favolistici e fiabeschi.


Animali rassicuranti come giraffe, gufi ed elefanti, vegliano sui sogni del piccolo Woody, lasciano il posto ai coccodrilli che ingoiano il treno, come oscure gallerie che spaventano, segnando il passaggio dal sogno all'incubo: Perché "avevo sentito dire che, una volta entrati  molti treni scomparivano misteriosamente". Ma è proprio nelle gallerie, nel suo alternarsi di fasci luminosi, di buio e luci, che il piccolo Woody scopre che la paura si può attraversare e lasciare alle spalle, lanciandosi in meravigliose cavalcate.


Il treno che solca i binari della memoria diventa un elemento rassicurante, all'interno delle carrozze si schiudono elementi di suggestione, barchette di carta che si spera arrivino in mare, perché "papà amava tanto il mare". Si sta caldi e al sicuro in quelle vetture, protetti, come dentro al grembo materno, al riparo dalle insidie della vita; tutto arriva filtrato, e rarefatto. E allora si viaggia attraverso gli arcobaleni e fin dentro le nuvole, dove mi chiedo se "potrò mai trovare il mio papà e la mia mamma".


Cantava De André, in Hotel Supramonte:

"Passera  anche questa stazione senza far male,
 passerà questa gioia sottile come passa il dolore"



Un albo formidabile che è un'esplosione di colori nella sinfonia delle emozioni, tra i "dimenticai", i "posso" e i "chissà, forse". Superando i paesaggi innevati di dubbi, il treno attraversa scaffali di libri, quadri di Mondrian, pianeti e cosmi, fino alla definitiva certezza di un abbraccio. Del nonno. 



Resta sul treno, la valigia dei ricordi. Ma il piccolo Woody è ormai cresciuto, e arrivato a destinazione; non ha più bisogno di tirarsi dietro il pesante fardello dei tristi ricordi.

"Nessuno può riportare sull'albero le foglie cadute. Soltanto la primavera può".

Nell'autunno della vita ci si spoglia delle certezze infrante, si aspetta che passi il rigido inverno, pensando ad una nuova primavera. Un bacio, e addio.


Una volta la mamma mi disse: "Se avrai la fortuna di viaggiare su un treno vuoto, un miracolo accadrà". Che i treni servono anche a questo. Talvolta è una scusa quella di raggiungere un luogo. Spesso sono un espediente per guardarci dentro, affacciati alla vita che ci scorre dinanzi gli occhi, dal finestrino. Perché in fondo, in questa vita, siamo soltanto persone in transito verso qualcosa, qualcuno, forse verso un altrove.

"Un bacio e addio" - Jimmy Liao - Camelozampa

Traduzione dal cinese di Silvia Torchio - Consulenza editoriale di Luca Ganzerla