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giovedì 16 novembre 2017

La zona rossa


Giro girotondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra”.

Scriii. Rumble Rumble. Trattrattrat. Rum Rum. Tre Tre Tre Rat Rat Rat, Tlak Tlak. Crash.

(Sei tu?) (Si?). (Ora passa). (Ora passa).

Terremoto significa che “ci terremo il moto”, dentro, per lungo tempo. Perché a distruggere basta un attimo. A costruire, le case, un lavoro, un’identità, a volte ci vuole una vita intera.


Soprattutto in quei luoghi, “dove le pecore non vanno al mare”. Dove famiglia, casa e lavoro sono una cosa sola. “Ho sempre vissuto in montagna, che vado a fare al mare? Porto le pecore al mare”?

Ma non è solo per gli animali, che danno da mangiare e ti fanno guadagnare da vivere. Il brutto del terremoto non sta solo nelle case che crollano e il lavoro che perdi, ma anche nel limbo in cui cadi dopo, che spesso produce “sradicamento”. Si possono perdere le foglie, si possono potare i rami, ma che succede se ti strappano le radici da terra?


Dove si prova a stare in piedi”. Anche se non è facile. Perché devi abituarti a convivere. Perché non sai più dove andare a giocare, che nel campo di calcio ci hanno messo le tende, là c’è la zona rossa e non ci puoi andare. Ma io devo cercare Artù, era il mio cane, stava in garage.

Non me ne importa un bel niente, io ci vado! Devo cogliere quello che c’è da cogliere, e strappare quello che c’è da strappare

Un orto è una benedizione in mezzo alla guerra” E “una piccola scintilla può accendere un grande fuoco”.

Ogni tanto ti prende uno scatto di rabbia, e tiri un sasso alla finestra di una casa crollata. Tanto verranno altre scosse a finire il lavoro, a fare Tlak Tlak Rumble RatRatRat.


Allora capisci che “siamo tutti sul dorso della tartaruga”. Nel suo guscio lei si sente sicura. E voi bambini, dove vi sentite sicuri? In tenda, in palestra, forse in roulotte.

“Dove d’un tratto fa molto più freddo”. E’ bella la neve quando,  dopo aver fatto un pupazzo e tirato le palle ti rifugi nel caldo guscio della tua casa. Ma è più difficile in una tenda o in un container, il freddo ti entra nelle ossa. E’ più difficile lavorare, portare assistenza, sgombrare le macerie.


Dobbiamo riaprire la scuola. Perché a scuola si “copia una poesia e si aguzza la vista”. Ascolta.

Hai colto un papavero
e un fiore di carota selvatica.

Hai detto che non
Dureranno però tu li
Hai colti e li hai messi in
Un piccolo vaso.

Lo so. Me l’hai detto.
Che non dureranno

Ma io continuo a guardarli.

Come qualcosa che dura”.

“Dove si fa quel che c’è da fare”. Scavare nelle proprie macerie interiori per estrarre i ricordi sepolti che ci ostiniamo a mantenere vivi. Per salvare il salvabile.



Una vaso rotto non si ripara, non tornerà più come prima. Certe ferite non si rimarginano. Ma anche le ferite servono a qualcosa. A ricordarci che ce l’abbiamo fatta, ne abbiamo superate tante e supereremo anche questa. Se noi proviamo a riparare il vaso, e le crepe e i tagli le dipingiamo color oro, verranno dei disegni bellissimi, tutti diversi, a loro modo unici. Proviamo.

La “Zona Rossa” è una graphic novel scritta da Silvia Vecchini e illustrata da Sualzo, che mette insieme il punto di vista miracolato degli adulti con quello miracoloso dei bambini. Tre ragazzi, Matteo, Giulia e Federico si muovono all’interno in un paese terremotato, tra le cose che non ci sono più, e quelle che ci sono ancora. Tra le cose che cambiano, quelle importanti che sopravvivono e si trasformano, nonostante tutto. L’amicizia pianta nuovi semi e apre nuove strade, là dove restano in piedi solo le cose che nella vita contano davvero. Come i rapporti umani e sociali, che nella quotidianità vengono sempre più trascurati.


La “zona rossa” coniuga una triste realtà (il cuore di un paese lesionato e pericolante dove di norma è interdetto l'accesso) con una potente metafora: la “zona rossa” è l’essenza delle cose, il cuore dei rapporti danneggiati e da ricostruire, dei punti di vista pieni di incanto e spesso smarriti nella fretta; è quello che in fondo conta davvero, nella vita di ognuno.

Sebbene la storia sia di pura fantasia, tra le macerie respirano luoghi autentici, che ambiscono a tornare a vivere come un tempo, prima del terremoto; perché Sualzo nei suoi disegni ha riprodotto e seminato diversi scorci di alcuni paesi danneggiati nel sisma del 2016. Ci sono angoli di Norcia, Camerino, Visso, e altri luoghi ancora.


Silvia e Antonio dedicano questo libro:

A chi ha perso qualcuno
A chi ha perso la propria casa
A chi ha sentito muoversi la grande tartaruga
A chi ha conosciuto la paura
A chi per mille ragioni è ancora ferito
A chi nonostante tutto guarda un papavero
Come qualcosa che dura
A chi ogni giorno fa combaciare i propri frammenti
Senza dimenticarsi dell’oro.

Al libro è abbinato un progetto. Per ogni copia venduta de "La zona Rossa" l'editore il Castoro devolverà un euro per creare e sostenere un laboratorio teatrale per bambini e ragazzi a Montefortino, piccolo comune marchigiano duramente colpito dal sisma, che avrà come finalità quella di realizzare uno spettacolo ispirato al libro. Un laboratorio di recitazione per ricostruire a partire dalle emozioni, dai sogni e dalle speranze dei più piccoli. Il progetto è stato ideato dall'editore insieme ai due autori, in collaborazione con la Onlus Altotevere senza frontiere di Città di Castello (PG).

P.S.- La poesia citata è “Un papavero” di Walter Cremonte, contenuta in Con amore e squallore, "Associazione culturale la Luna", 2016

 "La zona rossa" - Silvia Vecchini, Antonio "Sualzo" Vincenti - Il Castoro

sabato 4 marzo 2017

L'altra notte ha tremato Google Maps


"Non è vero che Amatrice non esiste più. Io ci sono stato oggi". Giordano è seduto assieme a sua nonna mentre alla tv mandano le immagini di tre paesi distrutti. La didascalia recita: "In diretta da Amatrice". Sua nonna non capisce cosa stia andando in onda, ma legge il nome del paese e comincia a ricordare il suo passato, le gite fatte con il nonno, i pranzi nelle trattorie. Ora chiede soltanto una cosa a suo nipote: di tornare per una volta, di essere riportata là per qualche ora. Non sa, non capisce che il paese non esiste più, che è per questo che la televisione ne parla da giorni.

Ma come si porta qualcuno che non cammina più in un paese che non esiste? Inizia così il viaggio in poltrona di Giordano e sua nonna dentro a Google Maps, dove tutto è ancora in piedi, dove i muri hanno tremato ma hanno retto, ci sono ancora le biciclette appoggiate alle case, le lenzuola stese, gli uomini seduti al bar, l'orologio della farmacia che segna le 16. Manca solo l'odore dell'amatriciana, ma per questo Giordano ha la soluzione custodita in una quaderno molto antico. La ricetta è quella originale e scritta a mano da una persona che sua nonna ricorda bene. E le sembra che tutto ritorni, che si possa essere ancora felici, che non tutto è andato distrutti nel tempo.


Questa, in estrema sintesi, la sinossi del libro, come riportata nella quarta di copertina. Ma non è tanto la trama, a suo modo geniale, il motivo di vero interesse del libro, quando la sua trasposizione sul piano narrativo. Innescando un sistema di slittamenti tra reale e virtuale, presente e passato, vissuto e immaginato, creando allitterazioni figurative sui sentieri lastricati della memoria. Come un “frattale” che replica infinitamente e minuziosamente sé stesso in scala, così uguale, eppur così diverso.


“L’altra notte ha tremato Google Maps” è un libro strano, che ti manda in apnea. Se sei emotivamente sensibile, rischi di leggerlo con gli occhi bagnati, come è capitato oggi a me, che ad un certo punto non ho più capito se erano davvero lacrime a rigarmi lo sguardo, o l’acqua mossa della piscina dove mia figlia, dall’altra parte del vetro, sorridendo mi salutava. E io a chiedermi come avesse fatto Michela Monferrini a scrivere un libro così. Già, di cosa parla questo libro? Di tante cose, vive e vissute, che a ben guardare non comprendi bene “se”, “dove” “come” e “perché” siano esistite, o semplicemente accadute. Ma in fondo come si fa a raccontare un terremoto che ha lasciato dietro di sé solo morti e cumuli di macerie? Forse inginocchiandosi tra le rovine, a raccogliere frammenti di storie e tasselli di vite interrotte, ricomponendo il tutto in un improbabile puzzle, un mosaico stratificato di pietre e polvere, nel silenzio irreale e assordante, con il fragore alle orecchie di chi ha visto le proprie case crollare miseramente a terra. Oppure utilizzando Google Maps.

Scrive Dacia Maraini nell’introduzione: “Nella tragedia tutto è già accaduto. I personaggi narrano quello che è ormai successo, nulla può cambiare. Il tempo e lo spazio sembrano unirsi e annullarsi l’un l’altro, il presente è solo racconto. In questa tragedia, però, c’è un nuovo punto di vista, tutto può cambiare per l’effetto di una realtà virtuale, quella di Google Maps, che non segue gli eventi in tempo reale, ma ferma quegli stessi luoghi nel momento in cui sono stati fotografati e li restituisce ancora vivi, integri agli occhi di chi vuole rivederli anche quando un terremoto li ha cancellati inesorabilmente”.


 All’inizio di ogni capitolo è posta una mappa che mostra un reticolo viario di un ipotetico paese, dove il titolo del capitolo appare come il nome ad un’ipotetica strada. Ecco, camminando tra le pagine di questo libro, vi capiterà spesso di tornare a calcare ripetutamente strade già percorse, e trovarle ogni volta un po’ diverse, come se lo sfasamento reale – ideale e spazio - temporale aprisse nuovi varchi, creando svolte inedite. Succede così quando il tempo che scorre si arresta di colpo, poi, miracolosamente, riparte.

E’ così che si invecchia”.

E’ così che ci si innamora”.

Scriveva Schopenhauer che “la memoria opera come la lastra di una camera oscura: che concentra tutto e da un’immagine molto più bella dell’originale”. Google Maps è la camera oscura dei giorni nostri, che grazie al suo approccio tridimensionale dona dinamicità ai ricordi, consentendo di muoversi dentro le vie della memoria, mantenendola cosa attuale e viva.


L’altra notte ha tremato Google Maps” di Michela Monferrini è un libro di una poesia disarmante e di una bellezza sconcertante. Che conferma Rrose Sélavy come editore militante: dopo la Morante e Leopardi, tiene in vita anche Amatrice.

"L'altra notte ha tremato Google Maps - di Michela Monferrini, Introduzione di Dacia Maraini, Illustrazione di Gianluca - Foli - Rrose Sélavy Editore