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giovedì 30 settembre 2021

Sei tu che mi salvi

 


Alla fine chi è stato a rivelare il segreto che io lo amo?


Ma tu naturalmente.

Eri così felice che hai ballato nel vento, e il vento ha soffiato tra le chiome degli alberi.

Tutte le piante l'hanno udito e riferito, la voce si è sparsa tra tutti gli animali, e alla fine l'ha saputo il mondo intero.



Torna Jimmy Liao con un libro ad alta intensità emotiva e poetica. Lo fa con parole pronunciate in punta di piedi e illustrazioni che chinano il capo alla commozione, alla ricerca di quel gesto di affetto di cui tutti abbiamo bisogno.

"Sei tu che mi salvi" - Jimmy Liao - Terre di Mezzo

Traduzione dal cinese di Silvia Torchio - Consulenza editoriale di Luca Ganzerla

venerdì 10 agosto 2018

Vivavoce



"E poi, a sorpresa, mi prese il sonno e mi addormentai, e sognai che stavo a piedi nudi su una spiaggia con un libro in mano. Tenevo i piedi proprio a riva, sul bagnasciuga, coi jeans arrotolati fino al polpaccio, e l'acqua fresca e schiumosa mi veniva incontro, mi lambiva le caviglie e poi si ritirava. Leggevo ad alta voce, la faccia rivolta al mare, il sole sulle pagine, e come sottofondo, sentivo piano il rumore dolce e costante delle onde che si ripetevano, che andavano avanti e indietro, che dicevano continua a leggere, Lucio, continua a leggere, continua".

Lucio ha la "voce che canta" perché la penna di Antonio brilla nell'oscurità, e la sua scrittura si fa marea e risacca.

Ferrara ci ha ormai viziato col suo mescolare la narrativa al teatro; te ne accorgi dai gesti dei suoi personaggi, da certe entrate e uscite di scena repentine e rocambolesche, drammatiche e comiche, talvolta tragiche. Capitoli che durano quanto un respiro, con quel ritmo regolare che non si arresta; mai un cedimento narrativo, mai una caduta di stile. Un Mai che diventa Per Sempre.

L'uomo - autore Ferrara sa che la commistione dei generi letterari assomiglia agli incroci della vita, dove si viene e si va, talvolta si torna, raramente si resta. Da qualche parte, o, ancor meglio, impressi nella mente e nel cuore di qualcuno. Dove le abilità apparentemente inutili si mettono a frutto, e possono anche salvarti l'anima; la tua, e quella di chi ti attraversa la strada.


La nostra esistenza su questa Terra è legata ad un soffio, e Antonio Ferrara la percorre e la canta come il samurai di Mishima:

"La vita umana non dura che un istante, bisognerebbe trascorrerla a fare ciò che piace. In questo mondo fugace come un sogno, vivere nell'affanno è follia".

Anche nei momenti drammatici c'è spazio per un po' di sana commedia. Così leggendo alcune righe, ti trovi a ridere ad alta voce, e dopo poche pagine ti sciogli in lacrime. E non è polvere agli occhi sai, sono solo parole che sanno dove andare, e come colpire.

"Vivavoce" - Antonio Ferrara - Einaudi Ragazzi

sabato 30 dicembre 2017

Hamelin, la città del silenzio


Verso la fine del 1300 ad Hamelin, Hameln in Germania, 130 bambini sparirono nel nulla. La leggenda, quella poi ripresa dai fratelli Grimm, narra che si allontanarono dalla città seguendo un magico pifferaio. Nessuno è mai riuscito a scoprire la causa vera della sparizione. Forse la peste, forse l'emigrazione, forse un'inondazione, forse la Crociata dei fanciulli. Della vicenda, però, si hanno testimonianze. Nel museo della città è esposta ancora oggi la riproduzione di un'antica vetrata della chiesa che raffigura un pifferaio seguito dai bambini. La finestra originaria risaliva al 1300. La stessa storia racconta un'iscrizione su di un antico palazzo, da tutti chiamato Rattenfängerhaus, la casa del cacciatore di topi. Ancora oggi ad Hamelin, in Bungelosenstraße, la via senza tamburi, è vietato cantare e suonare.


( .. accendo una candela e spengo la luce in camera. Poi mi dirigo verso lo stereo e metto un po' di musica. Parte un giro di chitarra dal vago sapore medievale, presto accompagnato dal sibilo di un flauto dolce. Siamo io, il buio e la luce, la musica e un libro. Che inizio a sfogliare ..)  



Le strade di Hamelin. Deserte e silenziose. Pochi, e frettolosi passanti la percorrono. Nemmeno un bambino. A noi ragazzine e ragazzini è vietato scendere per strada. Chiusi nelle nostre stanze, non possiamo giocare con gli altri bambini. Ci si consola con i giocattoli che il nonno costruisce per noi. E' il più vecchio del  paese, e ben conosce il motivo di quel divieto. Un tempo le vie e le piazze di Hamelin erano piene dello scorrazzare e del vociare di bambine e bambini. Ma disturbavano i grandi e così fu loro vietato di scendere in strada. Tristi, rimasero chiusi tra le quattro mura di casa fino a quando, una notte, sentirono la dolce e allegra voce di un piffero. Scesero tutti. Tutti seguirono il pifferaio. Tutti scomparvero. Tutti tranne il nonno. Era zoppo, e non riuscì a seguirli. Da allora anche la musica fu vietata, e Hamelin divenne la città del silenzio. Da allora non più una nota è risuonata in città. Spesso, prima di dormire, ripenso al racconto del nonno. Anche stasera. Ma ecco, attraverso una finestra, giungere dalla strada la dolce e allegra melodia di un organetto ...



Alice Barberini ha un dono straordinario: con le sue tavole riesce a fermare il tempo. Ti lascia li, sospeso, come un bambino alla finestra, nell'attesa che si compia qualcosa di straordinario. La mia sospensione è iniziata due anni fa, la libreria aperta da poco, e io giravo per gli scaffali a studiarmi i libri. Quando presi in mano "Il cane e la luna", un albo, all'epoca, appena edito. Ne rimasi totalmente invischiato. Quella tavola, il muso del cane raccolto tra le mani del bambino. Sono rimasto orfano di quegli occhi, e quello sguardo, per due anni. Fino a quando non è uscito "Hamelin". Che di occhi e sguardi, trabocca, come una fonte benedetta. Se la narrazione non è fatta di sole parole, ma anche di sguardi, e gesti, questo libro è il più bel dono che un albo illustrato ci abbia portato in dote in questo 2017.



(... mentre sfoglio il libro, la canzone prosegue, quando ascolto cantare queste parole..)




And it's whispered that soon, If we all call the tune,
Then the piper will lead us to reason
 And a new day will dawn  
For those who stand long
And the forest will echo with laughter.



"Hamelin" è un albo straordinario, in cui trovi di tutto; la luce e il buio, la musica e il silenzio, la solitudine e il gioco; la tristezza che esplode in gioia; la potenza arcana del fiabesco; la cura in ogni dettaglio. Le parole, poche, ingegnose, illuminano e scaldano mentre sgattaiolano lungo le strade deserte; alcune restano impresse sui muri, come targhe, o penzolano sulle insegne. 


Un mirabile gioco di inquadrature che si alternano: il quadro, la fotografia e il cortometraggio. C'è, soprattutto, la poetica degli occhi e degli sguardi, in tutta la sua eloquenza narrativa: il tempo che si arresta e cristallizza ogni ricordo; la solitudine e il divieto che li velano di tristezza e mestizia; il guizzo esplosivo della felicità, i sorrisi e la corsa in strada, in un piccolo paese che torna a popolarsi di giochi, musica e voci.


( ... entra la batteria, il canto prosegue, ascolto queste parole.....)


Your head is humming and it won't go
In case you don't know
The piper's calling you to join him
Dear lady, can you hear the wind blow
And did you know
Your stairway lies on the whispering wind.



In "Hamelin" respira il mondo delle piccole cose che rendono triste, o felice, un bambino. La potenza di questo albo, a ben vedere, sta proprio in questo. Perché Hamelin alberga nel fondo dei nostri animi. Nei rifiuti ricevuti, nelle concessioni accordate, nei giochi condivisi, negli spazi conquistati, in tutto questo e altro, i ricordi si arrestano, o tornano a correre lungo le strade del pensiero. In "Hamelin" si rinnova e si tramanda il nostro spirito fanciullo. 



Per questo è una straordinaria finestra per osservare, e comprendere, il meraviglioso mondo dell'infanzia. Il tutto impreziosito da alcuni dettagli che segnano la finezza interpretativa dell'animo, nella mano di chi l'ha disegnato. Il cane che appoggia la zampa sulla schiena del bambino, mentre questi osserva la luce esterna filtrare dalla finestra; il cane che osserva la luna piena, nel mezzo della strada deserta; il ranocchio giocattolo, che dalla finestra osserva, anch'esso, la luna, mentre nel letto dorme la bambina. 



(.. la canzone è finita, e io lascio parlare il libro ..)

Poi un giorno, l'uomo con la macchina che suonava mi venne vicino. Suonò per me, e io scoprii di non avere paura. La sua musica mi rendeva felice. Ma dalla finestra, il nonno sentì la melodia di molti anni prima. Scese in strada e con il bastone fece a pezzi la macchina che suonava.

"Perché quella notte non mi hai portato con te?" gridò.

L'uomo rispose: "Per far giocare ancora i bambini che sarebbero nati in questa città".

"E i bambini di quella notte, dove sono andati?", chiesi io.

"In tutta la musica del mondo", mi rispose l'uomo.



C'era una volta, e c'è ancora, una città di nome Hamelin. A ricordarci che la vita concede a tutti una seconda possibilità. E nella proibizione non passa la strada per la felicità. 



N.B. La canzone citata, di cui sono riportati alcuni versi, è la celebre "Stairway to Heaven" dei Led Zeppelin. 

Hamelin, la città del silenzio - Alice Barberini - Orecchio Acerbo

giovedì 27 luglio 2017

Molly e Mae



Treni, ferrovie, stazioni. Un trittico esperenziale formidabile per i bambini, difficilmente replicabile. 


Provate a portare un bambino la prima volta in stazione, e lo vedrete sgranare gli occhi all'arrivo di quel cavallo di ferro e acciaio chiamato treno.

 
Provate a salirci su quel treno, a farci anche solo un piccolo viaggio a bordo. La meraviglia di attraversare il paesaggio che scorre, con il viso incollato al finestrino; camminare, e correre lungo i corridoi delle carrozze; arrampicarsi in piedi sui sedili. 


Il dilatarsi del concetto di spazio; il muoversi restando seduti. Una continua scoperta capace di coniugare l'azione con la contemplazione. 


Treni, ferrovie, stazioni sono altresì straordinari espedienti letterari, "metaforici", per parlare di altro. Come accade in "Molly e Mae", scritto da Danny Parker e illustrato da Freya Blackwood, edito da Terre di Mezzo. Dove un viaggio in treno lungo un giorno, dalla mattina al tramonto, diventa un modo avventuroso per descrivere l'evolversi di un rapporto di amicizia.


In una giornata trascorsa a stretto contatto, può accadere di tutto. C'è tempo e spazio per giocare, ridere e scherzare; confidarsi, condividere, sognare insieme. C'è anche spazio per l'incomprensione, per una parola detta che crea un solco di demarcazione. 



C'è tempo e spazio per fare pace, mettendo da parte l'orgoglio e dire quelle parole che costano, ma si rendono necessarie per costruire un ponte da attraversare insieme, lasciando alle spalle le buie gallerie del rancore.
 


In una giornata il treno attraversa scenari molto diversi tra loro; così ai paesaggi naturali si alternano quelli interiori, dell'animo umano. Luce e oscurità, sole e pioggia, ma anche gioia e tristezza, condivisione e riservatezza. 



Una menzione speciale alle illustrazioni, eloquenti oltre il significato attribuibile alle parole. Solo loro il valore aggiunto di questo albo. 


Convulse quando si tratta di cambiar gioco ogni 5 minuti, dilatate quando c’è da rallentare il respiro, e aprire lo spazio ai confini dello sguardo. Tratteggiando panorami in cui persino un treno è libero di perdersi. 

Molly e Mae - Danny Parker, Freya Blackwood - Terre di Mezzo Editore

sabato 8 luglio 2017

Storia di goccia e fiocco



Una suite tripartita. Un'opera bifronte. Una storia d'amore in tre atti. Comunque decidiate di leggerla, è qualcosa che vi lascerà a bocca aperta.
 

"Storia di Goccia e Fiocco" di Pierdomenico Baccalario e Alessandro Gatti, illustrato da Simona Mulazzani, edito da "Il Castoro" narra in modo delicato e toccante la magia di un incontro tra una goccia d'inchiostro e un fiocco di neve.

 

E' un'esperienza tattile e allusiva attraverso il gioco di vedo- non vedo delle tavole che fanno capolino dietro cesellati e raffinati intagli, dove ogni scoperta è una rivelazione.

 
 
 

E poiché da qualche parte dobbiamo pur cominciare, iniziamo con la "Storia di Fiocco".

 
 

Il piccolo Fiocco di Neve osserva il mondo dall'alto di una nuvola. Sogna di staccarsi e cadere sulla terra, magari su una barca ancorata nel fiume e pronta a salpare per un nuovo viaggio, oppure accanto al colorato tendone di una circo; oppure in un parco giochi animato dal vociare allegro dei bambini.
 
 

Quando sembra aver individuato il punto giusto dove posarsi, sulla vetrina di un fornaio, il destino si fa beffe di lui, e un colpo di vento lo sposta lontano. Fino a farlo volare davanti ad una finestra da dove, proprio in quel preciso istante, sta volando fuori una goccia d'inchiostro. 

 
 
Ma questa è un'altra storia ...



Una goccia d'inchiostro sta balzando fuori dalla finestra nel preciso istante in cui passa un fiocco di neve trasportato dal vento. Ma ... come è potuto accadere?

 

Goccia riposa dentro la sua boccetta d'inchiostro aspettando il ritorno dell'illustratore, sceso in strada per comprare il pane, sognando di partecipare alla realizzazione di uno dei suoi bellissimi disegni.


Fiori colorati e cangianti, animali nel bosco, un volto con due splendidi occhi per avere uno sguardo privilegiato sul mondo.


E si che Goccia in fondo il mondo l'ha sempre sognato, e visto attraverso i disegni dell'illustratore, oppure scorrere fuori, dalla finestra, trasportato dal vento.


Quel vento che entrando dalla finestra solleva il disegno su cui è appoggiata la sua boccetta, la quale facendo due capriole la fa balzare fuori dalla finestra.


 Trasformandola in una lacrima.


 In quel momento passa Fiocco che, trovandosela davanti, sente il desiderio di abbracciarla.


"Posso?", chiede lui.
"Si", risponde lei.

Come può essere l'abbraccio tra un candido fiocco di neve ed un'elegante goccia di inchiostro, entrambi capitati lì per puro caso?



Siamo arrivati al "cuore" del libro. Un cuore che batte forte.

Finora abbiamo ascoltato le loro storie, seguendo i rispettivi viaggi che li hanno condotti uno di fronte all'altra.Ora ci sono due finestrelle da sollevare.

Deve esserci qualcosa di magico,  dietro.Proviamo a sollevarle. Piano .... piano.


Quella di Goccia dice: "Il loro abbraccio durò per sempre"


Quella di Fiocco dice: "Avevano infinite storie da raccontarsi".

Poi il silenzio. Un mare nero con un cuore bianco a forma di fiocco. Screziato di tanti sottili colori, intagliato di fini disegni. Che raccontano del loro viaggio, suggerendo tutto quello che hanno intravisto e sognato, vissuto, prima del loro incontro.

 
Per qualcuno è la nascita di una straordinaria amicizia, per altri lo sbocciare di una storia d'amore. L'importante è che tanto Goccia quanto Fiocco, dopo quell'abbraccio, "si sentirono felici come non lo erano stati mai".

 
Lasciando addosso al lettore, quella sensazione di meraviglioso, di magico. Commovente ai limiti del prodigioso.

 "Storia di goccia e fiocco" - Pierdomenico Baccalario, Alessandro Gatti, Simona Mulazzani - Il Castoro