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venerdì 12 aprile 2024

Il posto magico


 

Questo romanzo di Chris Wormell regala la possibilità di ridere, commuoversi, gioire, allarmarsi, entusiasmarsi, insomma di provare una vasta gamma di emozioni durante lo svolgimento della trama, grazie ad una scrittura coinvolgente, avvincente e pulita, alle illustrazioni  che consentono al giovane lettore di immaginare perfettamente le dinamiche dei personaggi e delle loro azioni.

In una Grande Città Nera fatta di tetti e comignoli, di grigiume e fuliggine, vivono Clementine e i suoi due zii, due tiranni, due persone terribili di una cattiveria sconfinata, che ricordano alcuni personaggi di Roald Dahl, che riservano alla bambina solo cattiverie e torture. Clementine sogna una vita diversa, un posto magico, lontano dalla camera umida e buia nella quale è costretta a vivere, sogna verdi montagne, rigogliosi fiumiciattoli, odori e profumi della natura, un posto che sia davvero "casa" dove sentirsi al sicuro e protetta, e solo grazie all'innata forza che possiede, alla vlontà, alla sua positività, a Gilbert (il gattone bianco che vive con lei e con gli zii) riuscirà a fuggire dalla sua progionia e raggiungere il suo posto magico, la sua vera casa. 

La prima cosa che mi ha colpito è stata l'illustrazione di copertina, l'ho trovata potente e accattivante. E poi la forza di Clementine, la sua capacità di riuscire a sperare anche nei momenti più bui, di aggrapparsi alla vita e alle poche possibilità avute per fuggire dagli zii tiranni, al messaggio di positività e speranza che mi ha accompagnato durante la lettura. Poi mi ha colpito l'ultima illustrazione contenuta nel romanzo, l'unica a colori in mezzo ad una serie di tavole in bianco e nero, proprio a voler sottolineare (senza l'uso delle parole) la realizzazione del sogno, l'avere trovato il posto magico dai colori sgargianti, fatto di montagne e fiumi, come Clementine lo aveva sempre immaginato.

 Il posto magico - Chris Wormell, traduzione di Elena Dorenti, Rizzoli

 

mercoledì 13 ottobre 2021

La storia del toro Ferdinando


 

Finalmente è tornato in libreria "La storia del toro Ferdinando", testo di Munro Leaf, illustrazioni di Robert Lawson, traduzione di Beatrice Masini, edito da Rizzoli.

La fascetta gialla che accompagna questa deliziosa storia recita così: "Un classico dalla parte della gentilezza e della non violenza". E in effetti è così, Ferdinando porta con sé un messaggio di pace, tranquillità, accettazione della propria identità, il diritto di far ascoltare la propria voce e di vedersi accettati.

Ferdinando è un docile torello che ama stare seduto tranquillo ad annusare il profumo dei fiori, anche dentro un'arena piena zeppa di gente disposta ad assistere ad una violenza e bestiale corrida. 


I bambini ameranno Ferdinando, i suoi occhi dolcissimi, le sue espressioni eloquenti, la sua bontà, la sua gentilezza, la sua voglia di rimanere sé stesso.

La sua storia lancia un messaggio talmente potente e positivo da essere stato messo al bando in Spagna durante il regime di Franco, e successivamente messo al rogo nella Germania di Hitler. Solo dopo il 1946 Jella Lepman, la fondatrice di IBBY, riuscì a farne stampare oltre 30.000 copie, su carta riciclata di giornale, da donare ai bambini della Germania post-bellica, e lo inserì tra i libri esposti alla International Board on Books for Young People.

Un libro semplice, importante, potente. Questa è la storia del Toro Ferdinando.

"A lui piaceva stare seduto 

tranquillo ad annusare il 

profumo dei fiori"

     


"La storia del toro Ferdinando" -  Testo di Munro Leaf, illustrazioni di Robert Lawson, traduzione di Beatrice Masini - Rizzoli.

venerdì 29 dicembre 2017

Tartarughe all'infinito


"Ma stavo cominciando a imparare che la vita è una storia che si racconta di te, non una storia che racconti tu. Ovvio, tu fai finta di essere l'autore. Devi. Pensi: Adesso decido di andare a pranzo, quando quel bip monotono risuona dall'alto alle 12:37. Ma in verità è la campanella a decidere. Tu credi di essere il pittore, invece sei la tela".


"Tartarughe all'infinito" di John Green, edito in Italia da Rizzoli, con la traduzione di Beatrice Masini, è un romanzo che mette le sue ragioni nero su bianco, fin dall'inizio; ma è anche un chiaro esempio di come la "scrittura", talvolta, surclassi la "storia", che resta sullo sfondo.

"Così ho provato a farlo, ma la spirale di pensiero ha continuato a stringersi. Ho sentito il dottor Singh dire che non dovevo prendere il telefono, che non dovevo continuare a cercare le stesse domande, ma l'ho preso lo stesso, e ho riletto l'articolo su Wikipedia dedicato ai microbioti umani. Il problema di una spirale è che se la segui dall'interno non finisce mai. Continua a stringersi, all'infinito".

Esiste un vortice che fagocita tutto, il resto è solo polvere agli occhi. Il vortice è la mente di Aza Holmes, la protagonista sedicenne, che soffre di disturbo ossessivo - compulsivo, un disturbo mentale che la induce a ripetere in modo ossessivo certi comportamenti. Nella fattispecie, Aza si è inflitta con l'unghia una ferita a una mano, che riapre e disinfetta in continuazione. E' ossessionata dall'idea di prendere infezioni, causate dal prolificarsi di batteri; questo pensiero la induce a controllarsi continuamente la ferita, disinfettarla, addirittura ingerire direttamente dalla bocca il disinfettante nei momenti di crisi nervosa acuta. Aza è in cura da una specialista, ma non sembra trarre giovamento dalle sedute cui si sottopone. Nella storia ideata da Green, Aza viene convinta dall'amica Daisy ad indagare sulla scomparsa del miliardario  Russell Pickett, in quanto è stata offerta una ricompensa di 100 mila dollari a chi saprà fornire indizi utili al suo ritrovamento. Russell Pickett è il padre di Davis, amico d'infanzia di Aza, fino a quando le vicende della vita non hanno portato le due famiglie ad allontanarsi. Aza e Davis, due caratteri affini, introversi, nascondono voragini interiori. Già da bambini parlavano poco, ma si capivano.

"Le avrei detto che io e Davis non avevamo parlato molto, nemmeno ci guardavamo, ma non importava, perché guardavamo lo stesso cielo insieme, che comunque è forse più intimo del contatto visivo. Chiunque può guardarti. E' raro trovare qualcuno che vede lo stesso mondo che vedi tu."


Davis ha la passione per l'astronomia. Le contemplazioni all'aperto della volta celeste, che i due ragazzi condividono, disegnano i momenti di maggior intensità lirica ed onirica del romanzo.  Attraverso l'osservazione dei corpi celesti, Davis insegna ad Aza a guardare con sereno distacco al proprio passato; perché se quelle costellazioni distano anni luce, quello che vedono, è solo un riflesso di qualcosa che è già accaduto.

"Ho pensato a quando mi aveva chiesto se ero mai stata innamorata. E' un'espressione strana in inglese, in love, come se l'amore fosse un mare in cui anneghi o una città in cui vivi. Non sei in nient'altro; in amicizia, in rabbia, in speranza. Non si dice così. Puoi solo essere in love. E volevo dirgli che se anche non ero mai stata in love, sapevo che cosa si prova ad essere in un sentimento, non esserne solo circondata ma anche intrisa, come quando mia nonna diceva che Dio è dappertutto. Quando i miei pensieri prendevano la spirale, io ero nella spirale e della spirale. E volevo dirgli che l'idea di essere in un sentimento dava linguaggio a qualcosa che prima non sapevo descrivere, creava una forma per questa cosa, ma non riuscivo ad immaginarmi come fare a dire queste cose ad alta voce."

Davis è amore e poesia. Scrive su un blog. I post dedicati ad  Aza sono introdotti con delle citazioni tratte da "La Tempesta" di William Shakespeare. Davis è una spirale che si apre verso l'esterno, e dona ossigeno alla mente di Aza. Anche se dura poco. Poi sprofonda di nuovo.

"Ma la cosa veramente spaventosa non è girarsi e rigirarsi nella spira che si espande; è girarsi e rigirarsi nella spira che si stringe. E' venire risucchiati da un mulinello che riduce e riduce il tuo mondo finché ti ritrovi a girare senza muoverti, bloccato come dentro una cella di prigione che è grande esattamente come te, finché alla fine non capisci che non sei davvero in una cella. La cella sei tu".


Il pregio del libro sta nella qualità della scrittura di Green, nella reiterata capacità di simulare i movimenti di quella spirale che attanaglia la mente di Aza, facendo calare il lettore nelle sue tormentate vicende psichiche. Mentre leggi, senti lo spazio stringersi e il respiro affannarsi. In una parola, provi "empatia". Aza, un nome conciso che percorre tutto l'alfabeto, andata e ritorno, richiama la forma di un triangolo equilatero, che si staglia verso il cielo. E noi ci incamminiamo sul solco del suo cammino interiore fatto di Inferno, Purgatorio, e piccoli scampoli di Paradiso, verso l'ultimo atto del romanzo, che ci riserva un poderoso trittico, dall'accento cosmico. E penso a Dante, alla volontà caparbia nell'alzar la testa a cercar le stelle.

"E quindi uscimmo a riveder le stelle" - Inferno, Canto XXXIV, verso 139

"Ci siamo fatti un nido di silenzio, e io ho avvertito la vastità del cielo sopra di me, l'inimmaginabile enormità di tutto: guardare Polaris e capire che la luce che vedevo aveva 425 anni, e poi guardare Giove, a meno di un'ora di luce da noi. Nel buio senza luna eravamo solo testimoni della luce, e ho sentito una scheggia di ciò che doveva aver avvicinato Davis all'astronomia. Si prova una sorta di sollievo nell'avere davanti a sé la propria piccolezza pura e semplice, e ho capito una cosa che Davis doveva già sapere: che una spirale diventa infinitamente stretta via via che la segui verso l'interno, ma diventa anche infinitamente larga via via che la segui verso l'esterno. E sapevo che avrei ricordato quella sensazione, sotto il cielo diviso, allora, prima che i meccanismi del destino ci frantumassero per ridurci a una cosa o l'altra, prima, quando potevamo ancora essere tutto. Stando li distesa ho pensato che avrei potuto amarlo per il resto della vita. Ci amavamo - forse non l'avevamo mai detto, e forse non eravamo mai stati innamorati, però era una cosa che sentivo. Io lo amavo, e ho pensato forse non lo rivedrò mai più, e mi mancherà per sempre, e non è terribile?"

"puro e disposto a salire a le stelle" - Purgatorio, Canto XXX, verso 145

"Ma alla fine non è terribile, perché conosco il segreto che la me  distesa sotto quel cielo non poteva immaginare: so che quella ragazza sarebbe andata avanti, che sarebbe cresciuta, che avrebbe avuto dei figli e li avrebbe amati, che nonostante l'amore sarebbe stata troppo male per occuparsi di loro, che sarebbe finita in ospedale, sarebbe migliorata, e poi sarebbe stata male di nuovo. So che uno strizzacervelli direbbe "Scrivilo come sei arrivata fin qui". Così lo scrivi, e mentre lo scrivi capisci che l'amore non è una tragedia o un fallimento, ma un dono. Ti ricordi il primo amore perché ti mostra, ti dimostra che puoi amare ed essere amato, che a questo mondo non ci si merita niente tranne che l'amore, che l'amore è come diventi una persona e perché."

"l'amor che move il sole e l'altre stelle" - Paradiso, Canto XXXIII, verso 145

"Ma sotto quei cieli, la tua mano - no, la mia mano - no, la nostra mano - nella sua, non lo sai ancora. Non sai che il quadro della spirale è dentro quella scatola sul tuo tavolo da pranzo con un post-it appiccicato sul retro della cornice: "L'ho rubato ad una lucertola per te. D". Non puoi sapere che quel quadro ti seguirà da un appartamento all'altro e poi alla fine in una casa più grande, né che decenni dopo sarai così fiera che Daisy continui ad essere la tua migliore amica, che crescere dentro vite diverse vi renderà solo ancora più accanitamente fedeli l'una all'altra. Non sai che andrai al college, ti troverai un lavoro, ti farai una vita, la vedrai disfatta e ricostruita. Io, nome proprio singolare, sarei andata avanti, seppure sempre al condizionale. Ma tu non sai ancora niente di tutto questo. Noi stringiamo la sua mano. Lui risponde alla stretta. Voi fissate lo stesso cielo insieme, e dopo un po' lui dice "Devo andare", e tu dici "Addio", e lui dice "Addio, Aza", e nessuno dice mai addio a meno che non voglia rivederti."

Sai che c'è Aza? Non importa che tu sappia baciare o meno. Tu sai vedere attraverso le  nuvole.

"Tartarughe all'infinito" - John Green, traduzione di Beatrice Masini - Rizzoli