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venerdì 5 maggio 2023

Come inchiostro nell'acqua



 "Buio.

Non un buio normale. Anomalo.

Intanto, è assolutamente certa di avere gli occhi aperti, eppure non vede nulla, anzi, sembra che l'oscurità vi prema contro come qualcosa di solido, quasi volesse entrarle dentro. Perciò li serra, spaventata, e si concentra sugli altri sensi."

Inizia così, tra le pagine nere e inchiostro bianco, il nuovo romanzo di Sara Allegrini, Come inchiostro nell'Acqua, edito da Il Castoro, per la collana Hot Spot.

E' una storia potente, forte, quella di Io, è così che ha deciso di chiamarsi la protagonista di questo romanzo. una storia che prende l'avvio nel momento in cui Io non ricorda il suo nome, non riconosce il luogo nel quale si trova, non sa per quale motivo sia li.

E' in quel momento di sospensione e smarrimento il buio, a volte, si dirada e Io incontra Mel, un'adolescente goffa e arruffata nei suoi vestiti larghi con una vita complicata e dolorosa alle spalle, e Julian, un ragazzo dolce e gentile, e Flo una bambina senza voce, più una serie di altri personaggi, tutti apparentemente distanti, scollegati, sconnessi tra loro ma che in realtà costruiscono, tutti insieme, la trama di un romanzo che fa riflettere, emozionare, piangere, sobbalzare il cuore pagina dopo pagina.

Sara ci aveva abituato alla sua scrittura schietta e senza fronzoli, in passato ci aveva raccontato storie "forti" di adolescenze difficili, ma con questo suo ultimo romanzo ha davvero scavato nelle buie profondità di anime belle ma piene di dolore e solitudine, prendendole per mano e accompagnandole verso la luce.

Sara Allegrini - Come inchiostro nell'acqua - Il Castoro

lunedì 23 agosto 2021

Le parole possono tutto


 In questo tramonto incastonato tra Ionio e Pollino, mi concedo uno scorcio d'Umbria.

Una graphic novel dagli echi profondamente autobiografici (gli studi sull'alfabeto ebraico di Silvia, le esperienze come operatore di servizio civile di Antonio), dalla dinamica interessante.

Il lirismo ascetico impresso da Silvia innesca un moto verticale che sembra ripercorrere la storia dell'umanità; i disegni di Antonio, ricchi di sguardi d'intorno, discreti mulinano sottotraccia scorci di geografia vissuta, impossibili da ignorare.


Prendiamo Sara che vola con lo skate sulla diramazione tripla della stazione di Perugia Ponte San Giovanni. A sinistra, linea FCU per Perugia S.Anna (in forte ascesa); al centro linea FS per Terontola (anch'essa in evidente salita); a destra, in piana, linea FCU per Terni. Che chicca ragazzi.

"Le parole possono tutto" - Silvia Vecchini, Antonio "Sualzo" Vincenti - Il Castoro

martedì 17 novembre 2020

Mustang


 Ci sono vari tipi di libertà.

Per un mustang, libertà vuol dire scalpitare e correre al vento, senza dover passare le sue giornate in un recinto.

Per una ragazza indiana può significare abbandonare la sua famiglia e il proprio villaggio, pur di non sposare un uomo che non ama.

Per un ragazzo di colore nel Texas della metà del XIX secolo vuol dire fuggire a rischio della propria vita per inseguire il sogno di una vita normale, senza frustate né catene, senza il terrore di esser sradicato dalle proprie radici e separato con violenza dalla propria famiglia, per essere venduto o acquistato, dal padrone di turno.

Per un ragazzo bianco, che tutto sommato, visti i tempi che corrono, potrebbe anche considerarsi un privilegiato, vuol dire reclamare il diritto di conoscere la verità, anche se scomoda, e sapere perché è stato ingannato e abbandonato dai suoi genitori. 

Libertà implica anche che un ragazzo bianco, un ragazzo nero e una ragazza comanche possano salvarsi la vita a vicenda, diventare amici, persino allearsi per sovvertire quelle ingiustizie create dalle leggi sbagliate dei grandi.

Nel mondo dei ragazzi c'è quella scintilla di purezza che sarà la nostra ancora di salvezza. 

Nel Texas del 1850 come nel mondo che verrà, la letteratura alimenta la voglia di libertà.

Ovviamente, certe storie, bisogna saperle scrivere in modo avvincente e credibile. Con polso fermo, nervi saldi, e tanto tatto. Perché il lettore raggiunga l'orizzonte entro il quale lo sguardo si perde, lasciando alle spalle soltanto la polvere.

"Mustang" - Marta Palazzesi - Editrice Il Castoro

sabato 23 dicembre 2017

Tutta colpa delle meduse


Tu

Le parole non dette.
Le parole temute.
Le parole perdute.
Sul foglio bianco
piovono occhi scuri
che il fondo allagano.

Alessandro Moscetti - La fatalità in braccio

Una manciata di versi che scrissi nel 1994, confluita in una raccolta dieci anni dopo. Per parlare di quella difficoltà nel comunicare che genera incomprensione, che sia dovuta a timidezza o timore, paura o vergogna, poco importa, è l'effetto che conta; quelle parole non dette, trattenute, che ti trascinano a fondo, creando una zona di oscurità che ti risucchia come un buco nero da cui è impossibile risalire. Non ti resta che contemplare un foglio di carta e innaffiarlo di lacrime. E puoi scriverci qualunque cosa su quel foglio, pensieri, poesie, persino una ricerca sulle meduse, se questo serve a fornirti una "ragione" di quanto accaduto, perché tu non puoi rassegnarti al fatto che "a voltele cose succedono e basta". Non puoi accontentarti di questa risposta.


Mentre leggevo questo libro ho avuto spesso la sensazione di muovermi dentro un acquario, dove osservi il mondo vivere e respirare, da dietro un vetro. E mi sembrava straordinario pensare che, quando coli a picco, tutte le cause che ti hanno portato al punto di non ritorno, trascinandoti a fondo, d'improvviso ti appaiono davanti in tutta la loro leggerezza,  sospese e fluttuanti, liquide, limpide e chiare, come pesci che danzano mentre nuotano. Le parole non dette, i gesti abortiti, tutto quello che sembrava difficile, pesante, impossibile da esternare, è li che galleggia, evidente, accompagnandoti dolcemente verso il baratro che ti sei scavato.


"Tutta colpa delle meduse" coniuga le oscurità alle trasparenze, come una ferrovia a doppio binario, dove un treno sale e contemporaneamente l'altro scende, nel senso opposto. Ed è scritto di pari passo, i capitoli della ricerca, della motivazione, dell'analisi, che procedono avanti, dritti e ostinati, si alternano a quelli del ricordo, della memoria, di quanto accaduto, che procedono in senso inverso, e tornano indietro. Ogni fase ha la sua scrittura distinta. E' un libro di una feroce coerenza, anche nella costruzione tipografica. La narrazione è divisa in blocchi, seguendo lo schema di una ricerca scientifica, che è poi quella che l'insegnante di scienze. sig.ra Turton, assegna alla classe della protagonista Suzy Swanson: Obiettivo, Ipotesi, Contesto, Variabili, Metodo, Risultati. Conclusione. Una ricerca che Suzy decide di svolgere sulle meduse, perché deve darsi una spiegazione plausibile alla morte della sua amica Franny. Perché lei era un'esperta nuotatrice, non può essere annegata; qualcosa o qualcuno, deve averci messo lo zampino, o il tentacolo. Magari una Irukandij.


Per Suzy la ricerca sulle meduse diventa una ragione di vita, perché tra lei e Franny il rapporto è ormai incrinato; e lei non può andarsene così senza preavviso, prima che si siano chiarite, una volta per tutte. Il viaggio nella oscurità per Suzy inizia molto prima della morte della sua amica; coincide con il momento in cui diventa trasparente ai suoi occhi. Da bambini si fanno grandi promesse, "saremo amiche per sempre". Poi si entra nell'adolescenza con i suoi turbini, e ci vuol poco a scompaginare rapporti cristallizzati. Basta invaghirsi di un ragazzo, cambiare scuola, frequentare amiche fighe e trendy, e vengono a galla tutte le differenze di carattere. Suzy, così analitica da apparire fin troppo meticolosa, vive nel regno delle proporzioni e delle equivalenze, dove tutto ha un peso e un'unità di misura, compresi i battiti del cuore, da tramutare in secondi, minuti, anni. Invece Franny, sembra ormai curarsi solo di gonne, trucchi, acconciature e scarpe. Ci prova Suzy a star vicino alla sua amica, anche se le costa fatica, ma ogni tentativo sembra goffo e vano, finendo per l'allontanarla sempre di più. "Uccidimi se mai dovessi diventare così", "Mandami un segnale. Tipo un messaggio segreto", "Qualcosa di eclatante. Qualcosa che attiri veramente la mia attenzione". E lo compie Suzy Swanson il gesto eclatante. Poi cala il silenzio. Un giorno, due, poi più niente. Se n'è andata Franny Jackson, per sempre. Nulla sarà più come prima. Suzy perde la parola, le resta un carteggio interiore con sé stessa.


"Tutta colpa delle Meduse", per dirla con Battiato, è "un soffio al cuore di natura elettrica". Con un incipit memorabile, che lascia a bocca aperta.

"Una medusa, se la guardi abbastanza a lungo, comincia a sembrarti un cuore che batte. Non importa a quale specie appartenga: l’Atolla rosso sangue con le sue luci lampeggianti a fare da richiamo, la varietà con l’ombrello a decorazioni floreali o la medusa lunare quasi trasparente, l’Aurelia aurita. È il fatto che pulsano, il modo in cui si contraggono rapidamente per poi rilasciarsi. Come un cuore fantasma: un cuore attraverso cui riesci a vedere dritto in un altro mondo dove ciò che hai perduto – qualunque cosa sia – è andato a nascondersi.
Le meduse non ce l’hanno nemmeno un cuore, certo; non hanno cervello, ossa, sangue. Ma osservatele per qualche istante.E le vedrete pulsare.
La signora Turton Dice che, se una persona vive fino a ottant’anni, il suo cuore batte tre miliardi di volte. Ci stavo pensando, cercando di immaginarmi un numero così grande. Fate il conto alla rovescia di tre miliardi di ore, gli esseri umani  moderni non esistono: solo uomini dalle caverne dagli occhi infossati, tutti peluria e grugniti. Tre miliardi di anni, e la vita stessa a malapena esiste. Eppure eccolo qui, il tuo cuore, che fa il suo lavoro incessante, un battito dopo l’altro, tutta la strada fino a 3 miliardi di battiti. Solo se vivi così a lungo, però."

Si sta in apnea con un avvio del genere. L'evidenza scientifica sposa l'eloquenza narrativa che si traduce in musica, allora i pensieri fluttuano, parole e immagini danzano in acqua in un nuoto sincronizzato. Poi emergi e riprendi fiato.

"Tua madre è da qualche parte accanto a te; sta scattando una foto, e tu sai che dovresti voltarti e sorriderle. Invece non lo fai. Non ti volti, non sorridi, continui solo a guardare il mare, e nessuna di voi due ha idea di cosa conti in questo momento o di cosa stia per succedere (e come potreste?).
E per tutto questo tempo il tuo cuore continua semplicemente a battere. Fa quello di cui hai bisogno, un battito dopo l’altro, finché non riceve il messaggio che è tempo di fermarsi, che potrebbe essere fra pochi minuti e tu nemmeno lo sai.
Perché certi cuori battono solo circa 412 milioni di volte.
Che potrebbe sembrare un numero enorme.
Ma la verità è  che questo ti fa arrivare malapena ai dodici anni."

E allora capisci che il tempo speso a inseguire un rimorso, a rimpiangere quello che non è stato, è tutta vita che getti nel fondo del tuo mare interiore. Un mare bramoso e oscuro. Ma è dal fondo del mare che si anela la luce. E i libri potenti, prima o poi, vengono sempre a galla. 

"Tutta colpa delle meduse" - Ali Benjamin - Il castoro

giovedì 16 novembre 2017

La zona rossa


Giro girotondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra”.

Scriii. Rumble Rumble. Trattrattrat. Rum Rum. Tre Tre Tre Rat Rat Rat, Tlak Tlak. Crash.

(Sei tu?) (Si?). (Ora passa). (Ora passa).

Terremoto significa che “ci terremo il moto”, dentro, per lungo tempo. Perché a distruggere basta un attimo. A costruire, le case, un lavoro, un’identità, a volte ci vuole una vita intera.


Soprattutto in quei luoghi, “dove le pecore non vanno al mare”. Dove famiglia, casa e lavoro sono una cosa sola. “Ho sempre vissuto in montagna, che vado a fare al mare? Porto le pecore al mare”?

Ma non è solo per gli animali, che danno da mangiare e ti fanno guadagnare da vivere. Il brutto del terremoto non sta solo nelle case che crollano e il lavoro che perdi, ma anche nel limbo in cui cadi dopo, che spesso produce “sradicamento”. Si possono perdere le foglie, si possono potare i rami, ma che succede se ti strappano le radici da terra?


Dove si prova a stare in piedi”. Anche se non è facile. Perché devi abituarti a convivere. Perché non sai più dove andare a giocare, che nel campo di calcio ci hanno messo le tende, là c’è la zona rossa e non ci puoi andare. Ma io devo cercare Artù, era il mio cane, stava in garage.

Non me ne importa un bel niente, io ci vado! Devo cogliere quello che c’è da cogliere, e strappare quello che c’è da strappare

Un orto è una benedizione in mezzo alla guerra” E “una piccola scintilla può accendere un grande fuoco”.

Ogni tanto ti prende uno scatto di rabbia, e tiri un sasso alla finestra di una casa crollata. Tanto verranno altre scosse a finire il lavoro, a fare Tlak Tlak Rumble RatRatRat.


Allora capisci che “siamo tutti sul dorso della tartaruga”. Nel suo guscio lei si sente sicura. E voi bambini, dove vi sentite sicuri? In tenda, in palestra, forse in roulotte.

“Dove d’un tratto fa molto più freddo”. E’ bella la neve quando,  dopo aver fatto un pupazzo e tirato le palle ti rifugi nel caldo guscio della tua casa. Ma è più difficile in una tenda o in un container, il freddo ti entra nelle ossa. E’ più difficile lavorare, portare assistenza, sgombrare le macerie.


Dobbiamo riaprire la scuola. Perché a scuola si “copia una poesia e si aguzza la vista”. Ascolta.

Hai colto un papavero
e un fiore di carota selvatica.

Hai detto che non
Dureranno però tu li
Hai colti e li hai messi in
Un piccolo vaso.

Lo so. Me l’hai detto.
Che non dureranno

Ma io continuo a guardarli.

Come qualcosa che dura”.

“Dove si fa quel che c’è da fare”. Scavare nelle proprie macerie interiori per estrarre i ricordi sepolti che ci ostiniamo a mantenere vivi. Per salvare il salvabile.



Una vaso rotto non si ripara, non tornerà più come prima. Certe ferite non si rimarginano. Ma anche le ferite servono a qualcosa. A ricordarci che ce l’abbiamo fatta, ne abbiamo superate tante e supereremo anche questa. Se noi proviamo a riparare il vaso, e le crepe e i tagli le dipingiamo color oro, verranno dei disegni bellissimi, tutti diversi, a loro modo unici. Proviamo.

La “Zona Rossa” è una graphic novel scritta da Silvia Vecchini e illustrata da Sualzo, che mette insieme il punto di vista miracolato degli adulti con quello miracoloso dei bambini. Tre ragazzi, Matteo, Giulia e Federico si muovono all’interno in un paese terremotato, tra le cose che non ci sono più, e quelle che ci sono ancora. Tra le cose che cambiano, quelle importanti che sopravvivono e si trasformano, nonostante tutto. L’amicizia pianta nuovi semi e apre nuove strade, là dove restano in piedi solo le cose che nella vita contano davvero. Come i rapporti umani e sociali, che nella quotidianità vengono sempre più trascurati.


La “zona rossa” coniuga una triste realtà (il cuore di un paese lesionato e pericolante dove di norma è interdetto l'accesso) con una potente metafora: la “zona rossa” è l’essenza delle cose, il cuore dei rapporti danneggiati e da ricostruire, dei punti di vista pieni di incanto e spesso smarriti nella fretta; è quello che in fondo conta davvero, nella vita di ognuno.

Sebbene la storia sia di pura fantasia, tra le macerie respirano luoghi autentici, che ambiscono a tornare a vivere come un tempo, prima del terremoto; perché Sualzo nei suoi disegni ha riprodotto e seminato diversi scorci di alcuni paesi danneggiati nel sisma del 2016. Ci sono angoli di Norcia, Camerino, Visso, e altri luoghi ancora.


Silvia e Antonio dedicano questo libro:

A chi ha perso qualcuno
A chi ha perso la propria casa
A chi ha sentito muoversi la grande tartaruga
A chi ha conosciuto la paura
A chi per mille ragioni è ancora ferito
A chi nonostante tutto guarda un papavero
Come qualcosa che dura
A chi ogni giorno fa combaciare i propri frammenti
Senza dimenticarsi dell’oro.

Al libro è abbinato un progetto. Per ogni copia venduta de "La zona Rossa" l'editore il Castoro devolverà un euro per creare e sostenere un laboratorio teatrale per bambini e ragazzi a Montefortino, piccolo comune marchigiano duramente colpito dal sisma, che avrà come finalità quella di realizzare uno spettacolo ispirato al libro. Un laboratorio di recitazione per ricostruire a partire dalle emozioni, dai sogni e dalle speranze dei più piccoli. Il progetto è stato ideato dall'editore insieme ai due autori, in collaborazione con la Onlus Altotevere senza frontiere di Città di Castello (PG).

P.S.- La poesia citata è “Un papavero” di Walter Cremonte, contenuta in Con amore e squallore, "Associazione culturale la Luna", 2016

 "La zona rossa" - Silvia Vecchini, Antonio "Sualzo" Vincenti - Il Castoro

sabato 8 luglio 2017

Storia di goccia e fiocco



Una suite tripartita. Un'opera bifronte. Una storia d'amore in tre atti. Comunque decidiate di leggerla, è qualcosa che vi lascerà a bocca aperta.
 

"Storia di Goccia e Fiocco" di Pierdomenico Baccalario e Alessandro Gatti, illustrato da Simona Mulazzani, edito da "Il Castoro" narra in modo delicato e toccante la magia di un incontro tra una goccia d'inchiostro e un fiocco di neve.

 

E' un'esperienza tattile e allusiva attraverso il gioco di vedo- non vedo delle tavole che fanno capolino dietro cesellati e raffinati intagli, dove ogni scoperta è una rivelazione.

 
 
 

E poiché da qualche parte dobbiamo pur cominciare, iniziamo con la "Storia di Fiocco".

 
 

Il piccolo Fiocco di Neve osserva il mondo dall'alto di una nuvola. Sogna di staccarsi e cadere sulla terra, magari su una barca ancorata nel fiume e pronta a salpare per un nuovo viaggio, oppure accanto al colorato tendone di una circo; oppure in un parco giochi animato dal vociare allegro dei bambini.
 
 

Quando sembra aver individuato il punto giusto dove posarsi, sulla vetrina di un fornaio, il destino si fa beffe di lui, e un colpo di vento lo sposta lontano. Fino a farlo volare davanti ad una finestra da dove, proprio in quel preciso istante, sta volando fuori una goccia d'inchiostro. 

 
 
Ma questa è un'altra storia ...



Una goccia d'inchiostro sta balzando fuori dalla finestra nel preciso istante in cui passa un fiocco di neve trasportato dal vento. Ma ... come è potuto accadere?

 

Goccia riposa dentro la sua boccetta d'inchiostro aspettando il ritorno dell'illustratore, sceso in strada per comprare il pane, sognando di partecipare alla realizzazione di uno dei suoi bellissimi disegni.


Fiori colorati e cangianti, animali nel bosco, un volto con due splendidi occhi per avere uno sguardo privilegiato sul mondo.


E si che Goccia in fondo il mondo l'ha sempre sognato, e visto attraverso i disegni dell'illustratore, oppure scorrere fuori, dalla finestra, trasportato dal vento.


Quel vento che entrando dalla finestra solleva il disegno su cui è appoggiata la sua boccetta, la quale facendo due capriole la fa balzare fuori dalla finestra.


 Trasformandola in una lacrima.


 In quel momento passa Fiocco che, trovandosela davanti, sente il desiderio di abbracciarla.


"Posso?", chiede lui.
"Si", risponde lei.

Come può essere l'abbraccio tra un candido fiocco di neve ed un'elegante goccia di inchiostro, entrambi capitati lì per puro caso?



Siamo arrivati al "cuore" del libro. Un cuore che batte forte.

Finora abbiamo ascoltato le loro storie, seguendo i rispettivi viaggi che li hanno condotti uno di fronte all'altra.Ora ci sono due finestrelle da sollevare.

Deve esserci qualcosa di magico,  dietro.Proviamo a sollevarle. Piano .... piano.


Quella di Goccia dice: "Il loro abbraccio durò per sempre"


Quella di Fiocco dice: "Avevano infinite storie da raccontarsi".

Poi il silenzio. Un mare nero con un cuore bianco a forma di fiocco. Screziato di tanti sottili colori, intagliato di fini disegni. Che raccontano del loro viaggio, suggerendo tutto quello che hanno intravisto e sognato, vissuto, prima del loro incontro.

 
Per qualcuno è la nascita di una straordinaria amicizia, per altri lo sbocciare di una storia d'amore. L'importante è che tanto Goccia quanto Fiocco, dopo quell'abbraccio, "si sentirono felici come non lo erano stati mai".

 
Lasciando addosso al lettore, quella sensazione di meraviglioso, di magico. Commovente ai limiti del prodigioso.

 "Storia di goccia e fiocco" - Pierdomenico Baccalario, Alessandro Gatti, Simona Mulazzani - Il Castoro

giovedì 6 luglio 2017

Mammalingua

 
Il rapporto tra una mamma e il proprio figlio è un legame originario e primordiale; è il primo pensiero del mattino, è l'ultima carezza della sera, prima di andare a dormire. Dal primo raggio di sole all'ultima lama di luna. 
 

Lui inizia a sentire le prime parole quando è ancora nella pancia della propria madre; ne ode la voce, i respiri e le musiche, che gli arrivano lontane e morbide come le onde del mare.

 
Dalla madre apprende il desiderio di conoscenza del grande mondo esterno che lo aspetta; da lei impara l'arte e il piacere della lettura, prima ancora di imparare a leggere, quando ancora non sa pronunciare le parole. 



L'arte delle filastrocca. Antica, delicata, tutt'altro che scontata, guai a prenderla sottogamba. Il libro che segnaliamo oggi è un libro di filastrocche che parla alle mamme e suona ai bambini, in modo musicale, evocativo, soave.


Racconta l'autore Bruno Tognolini:

"Queste poesie per neonati sono state un’avventura di scrittura come poche, per me. Sapevo da principio che non avrei parlato di loro, ma a loro; dopo un po’ mi sono accorto che parlavo con la voce della mamma, quel misterioso canto di balena che suona nell’oceano “là fuori”. Non ho opposto resistenza a questo canto, e sono nate ventuno filastrocche, una per ogni lettera, nell’alfabeto di una “mamma lingua” originale: ACQUA, BOCCA, CACCA, DORMI, ECCO, FIGLIO, GIORNO, HAI, IO, LINGUA, MAMMA, NO, ORA, PIANGI, QUI, RIDI, Sì, TU, UNO, VIA, ZITTI."



"Mammalingua" è anche la storia di uno straordinario e atipico caso editoriale.


Pubblicato a Cagliari dalla Libreria Tuttestorie nel 2002, con la collaborazione del Comune di Cagliari, Mammalingua è stato donato per 4 anni ad ogni nuovo bambino nato in quella città. Forte di un grande successo locale, il libro è successivamente uscito con una distribuzione nazionale firmato da Il Castoro in coedizione con Tuttestorie. 
 


A noi non resta che consigliarvelo, a voi, prenderlo in mano, sfogliarlo, leggerlo.



"Mammalingua" - Bruno Tognolini, Pia Valentinis - Il Castoro  e Tuttestorie Libreria per Ragazzi