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venerdì 16 giugno 2017

I sogni di Agata


C’è un’espressione fatidica che impariamo da piccoli, e ci portiamo dietro per tutta la vita: quella dei “sogni nel cassetto”. Non si è mai ben capito quanto sia a portata di mano questo “cassetto”, e come fare per estrarvi i propri sogni al “momento opportuno”.


 

Fatto sta che Lorenza Farina ci ha imbastito sopra una bella storia, con la consueta poesia, e quel pizzico di ironia che fa bene agli adulti e fa divertire i bambini (il cammello distratto che perde il filo dei pensieri e si dimentica le gobbe nel deserto è da applausi). La protagonista è una bambina di nome Agata, che ha tanti sogni “che le frullano per la testa” e li tiene tutti “in un armadio fatto di torrone pieno di cassetti di marzapane dove ogni sogno ha il suo posto”. 

 
 
Com’è ordinata, direte voi. Ebbene si, da una parte stanno i sogni scuri, dall’altra quelli freschi, in un’altra ancora quelli strampalati; anche i sogni che fanno ridere, e quelli ad occhi aperti hanno una loro, precisa, collocazione. Solo che, a forza di stipare sogni, questi non entrano più nella testa di Agata. 
 

Il sogno, si sa, è anarchico per definizione, segue i propri ritmi, ha bisogno di spazio per muoversi e ossigenarsi. Così i sogni iniziano a fare i birichini e a pestarsi i piedi a vicenda, rincorrendosi, scambiandosi di posto e di ruolo. Al punto che Agata non dorme più la notte per tenerli a bada, rimetterli nei propri cassetti. Fino a quando, dopo tante notti insonni, non decide di spalancare il suo armadio, e aprire tutti i cassetti.

 

Ecco che i sogni volano via come tante farfalline colorate nella notte scura, e il vento e la luna si accapigliano per contendersi il prezioso bottino, fino a quando il Vento non fa rotolare via la Luna con un calcio. Assistendo alla scena della Luna a gambe all’aria, il Sole scoppia in una sonora risata, finendo con l’ingoiare tutti i sogni di Agata. Da allora il Sole non smette più di ridere, perché i sogni, volando nello stomaco come tante farfalle, gli fanno il solletico. 


Chissà se sarà vero, oppure è solo un altro dei sogni di Agata.

 
Questa è la trama, poi ci sono le illustrazioni. Alla storia onirica di Lorenza Farina fanno da contraltare le illustrazione immaginifiche di Sonia Maria Luce Possentini, per l’occasione traboccanti non solo di luce, c'è anche tanto colore. Si rileva spesso a proposito di questa autrice l’uso predominante del bianco e del nero; ebbene qui Sonia ci da una dimostrazione della sua bravura anche nel maneggiare insieme tutti quei colori che, come farfalle, svolazzano nella testa di Agata. Ci sono alcuni disegni di una bellezza spiazzante; Agata che cammina a piedi scalzi sull’erba; l'uomo che esce dalla tazza; Agata che non riesce a chiudere occhio, con la testa completamente invischiata nei sogni; la luna che rotola, e sembra levarsi una folta chioma bionda, di donna, agitata dal vento. E la domanda sorge spontanea: saranno i capelli di Sonia?


I disegni sono perfettamente aderenti alla storia, eppure hanno anche una loro autonomia narrativa. Chi scrive ogni tanto si incanta a guardarli, lasciandosi per strada alcune parole, come quel cammello distratto che, nel perdere il filo dei propri pensieri, dimentica nel deserto degli uomini una parte di sé.


Sarà la forza dei sogni. Ma che gran bel libro.


I Sogni di Agata - Lorenza Farina, Sonia Maria Luce Possentini - Margherita

martedì 26 aprile 2016

Attenzione! Questo libro è pieno di macchie!


I colori sono stati declinati in mille modi, ma ce n'è uno che lo rende congeniale ai bambini piccoli.



"Un libro sui colori che arrivano all'improvviso. E si chiamano macchie!".


Si perché i bambini prendono conoscenza del mondo che li circonda toccando con mano ... e prima o poi succede che ci si impiastra, e saltan fuori loro, le macchie.


 
Ecco un simpatico modo per riscrivere il nome di alcuni colori, e memorizzarli con sorridente facilità. Vuoi mettere il rosso "sugo" o "marmellata di ciliegia"? Il nero "inchiostro" o "nero di seppia"? Il verde "crema di piselli", l'aranacio "succo di arancia" o "succo di carota" (ma sempre succo è), il blu "detersivo" (vade retro!). Turatevi il naso quando si arriva al marrone, perché può essere "cioccolata" ma anche "cacca" (tanto i bambini conoscono bene entrambi). O al giallo oro, perché se non è "camomilla" è sicuramente "pipì". 


 

C'è spazio anche per lo smarrimento, perché è difficile per un bambino trovare il giusto corrispondente ad una macchia di color viola. E poi c'è una splendida pagina bianca, con un chiaro invito a riempirla di macchie.




Il libro è fatto di un cartonato spesso e robusto, e questo lo rende particolarmente adatto sin dalla tenera età.

"Attenzione! Questo libro è pieno di macchie!" - Giuseppe Mazza & Anna Cairanti - ‪#‎MargheritaEdizioni‬

martedì 1 marzo 2016

Papà mi prendi la luna per favore?

 Eric Carle, si sa, è uno dei più apprezzati autori di libri per l'infanzia, e il suo libro più celebre, "Il piccolo Bruco Mai Sazio" è, non a caso, un "Must". Uno dei tratti distintivi di questo autore risiede da un lato nell'uso sapiente e vivido dei colori, dall'altro nell'utilizzo di alcuni espedienti nell'impaginazione che danno sostegno alla narrazione. I suoi libri sono spesso pieni di sorprese tra le pagine, che sembrano animarsi e aprirsi al mondo del lettore che si trova a prendere il libro in mano. 
"Papà mi prendi la luna per favore" non fa eccezione, anzi esalta questa peculiarità narrativa "spaziale" propria dello scrittore.
 
L'assunto di base è quanto di più semplice possa esistere, e consiste nell'attitudine e nella volontà di un padre di fare il possibile (e talvolta l'impossibile) per rendere felice il proprio figlio/a. Metaforicamente questo viene tradotto nel desiderio, tanto poetico quanto apparentemente strampalato, di Monica, la bambina protagonista, di possedere la "Luna", o quantomeno una sua piccola porzione.
 
Ecco allora che entra in azione la forza narrativa immaginifica di Eric Carle, che crea un libro di rara efficacia e sicuro divertimento. Le pagine si aprono verso l'esterno, e appare questo papà che imbraccia una scala lunga ben 4 tavole; poi il libro si apre verso l'alto e il papà si arrampica con la scala verso la luna. Nel cuore del libro, una pagina lucida e ripiegata in sé stessa si apre e, raddoppiando di dimensione, rivela una fantastica luna. Quindi il libro si apre con la pagina verso il basso nel momento in cui il padre scende dalla scala con il pezzo di luna in mano. Dietro questo apparente collage onirico c'è in realtà una sapiente descrizione fisica degli spazi e delle proporzioni: la scala stretta e dalla lunghezza abnorme indica che la luna è appunto molto lontana, fuori dalla normale portata umana.
 

Cosa non si è disposti a fare, pur di soddisfare le richieste dei propri figli. La luna è avvertita, e dopo questo libro, sarà costretta a dormire con un occhio solo. Pena la sua integrità.



"Papà mi prendi la luna per favore?" - Eric Carle - ‪Margherita