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lunedì 23 agosto 2021

Le parole possono tutto


 In questo tramonto incastonato tra Ionio e Pollino, mi concedo uno scorcio d'Umbria.

Una graphic novel dagli echi profondamente autobiografici (gli studi sull'alfabeto ebraico di Silvia, le esperienze come operatore di servizio civile di Antonio), dalla dinamica interessante.

Il lirismo ascetico impresso da Silvia innesca un moto verticale che sembra ripercorrere la storia dell'umanità; i disegni di Antonio, ricchi di sguardi d'intorno, discreti mulinano sottotraccia scorci di geografia vissuta, impossibili da ignorare.


Prendiamo Sara che vola con lo skate sulla diramazione tripla della stazione di Perugia Ponte San Giovanni. A sinistra, linea FCU per Perugia S.Anna (in forte ascesa); al centro linea FS per Terontola (anch'essa in evidente salita); a destra, in piana, linea FCU per Terni. Che chicca ragazzi.

"Le parole possono tutto" - Silvia Vecchini, Antonio "Sualzo" Vincenti - Il Castoro

giovedì 16 novembre 2017

La zona rossa


Giro girotondo
casca il mondo
casca la terra
tutti giù per terra”.

Scriii. Rumble Rumble. Trattrattrat. Rum Rum. Tre Tre Tre Rat Rat Rat, Tlak Tlak. Crash.

(Sei tu?) (Si?). (Ora passa). (Ora passa).

Terremoto significa che “ci terremo il moto”, dentro, per lungo tempo. Perché a distruggere basta un attimo. A costruire, le case, un lavoro, un’identità, a volte ci vuole una vita intera.


Soprattutto in quei luoghi, “dove le pecore non vanno al mare”. Dove famiglia, casa e lavoro sono una cosa sola. “Ho sempre vissuto in montagna, che vado a fare al mare? Porto le pecore al mare”?

Ma non è solo per gli animali, che danno da mangiare e ti fanno guadagnare da vivere. Il brutto del terremoto non sta solo nelle case che crollano e il lavoro che perdi, ma anche nel limbo in cui cadi dopo, che spesso produce “sradicamento”. Si possono perdere le foglie, si possono potare i rami, ma che succede se ti strappano le radici da terra?


Dove si prova a stare in piedi”. Anche se non è facile. Perché devi abituarti a convivere. Perché non sai più dove andare a giocare, che nel campo di calcio ci hanno messo le tende, là c’è la zona rossa e non ci puoi andare. Ma io devo cercare Artù, era il mio cane, stava in garage.

Non me ne importa un bel niente, io ci vado! Devo cogliere quello che c’è da cogliere, e strappare quello che c’è da strappare

Un orto è una benedizione in mezzo alla guerra” E “una piccola scintilla può accendere un grande fuoco”.

Ogni tanto ti prende uno scatto di rabbia, e tiri un sasso alla finestra di una casa crollata. Tanto verranno altre scosse a finire il lavoro, a fare Tlak Tlak Rumble RatRatRat.


Allora capisci che “siamo tutti sul dorso della tartaruga”. Nel suo guscio lei si sente sicura. E voi bambini, dove vi sentite sicuri? In tenda, in palestra, forse in roulotte.

“Dove d’un tratto fa molto più freddo”. E’ bella la neve quando,  dopo aver fatto un pupazzo e tirato le palle ti rifugi nel caldo guscio della tua casa. Ma è più difficile in una tenda o in un container, il freddo ti entra nelle ossa. E’ più difficile lavorare, portare assistenza, sgombrare le macerie.


Dobbiamo riaprire la scuola. Perché a scuola si “copia una poesia e si aguzza la vista”. Ascolta.

Hai colto un papavero
e un fiore di carota selvatica.

Hai detto che non
Dureranno però tu li
Hai colti e li hai messi in
Un piccolo vaso.

Lo so. Me l’hai detto.
Che non dureranno

Ma io continuo a guardarli.

Come qualcosa che dura”.

“Dove si fa quel che c’è da fare”. Scavare nelle proprie macerie interiori per estrarre i ricordi sepolti che ci ostiniamo a mantenere vivi. Per salvare il salvabile.



Una vaso rotto non si ripara, non tornerà più come prima. Certe ferite non si rimarginano. Ma anche le ferite servono a qualcosa. A ricordarci che ce l’abbiamo fatta, ne abbiamo superate tante e supereremo anche questa. Se noi proviamo a riparare il vaso, e le crepe e i tagli le dipingiamo color oro, verranno dei disegni bellissimi, tutti diversi, a loro modo unici. Proviamo.

La “Zona Rossa” è una graphic novel scritta da Silvia Vecchini e illustrata da Sualzo, che mette insieme il punto di vista miracolato degli adulti con quello miracoloso dei bambini. Tre ragazzi, Matteo, Giulia e Federico si muovono all’interno in un paese terremotato, tra le cose che non ci sono più, e quelle che ci sono ancora. Tra le cose che cambiano, quelle importanti che sopravvivono e si trasformano, nonostante tutto. L’amicizia pianta nuovi semi e apre nuove strade, là dove restano in piedi solo le cose che nella vita contano davvero. Come i rapporti umani e sociali, che nella quotidianità vengono sempre più trascurati.


La “zona rossa” coniuga una triste realtà (il cuore di un paese lesionato e pericolante dove di norma è interdetto l'accesso) con una potente metafora: la “zona rossa” è l’essenza delle cose, il cuore dei rapporti danneggiati e da ricostruire, dei punti di vista pieni di incanto e spesso smarriti nella fretta; è quello che in fondo conta davvero, nella vita di ognuno.

Sebbene la storia sia di pura fantasia, tra le macerie respirano luoghi autentici, che ambiscono a tornare a vivere come un tempo, prima del terremoto; perché Sualzo nei suoi disegni ha riprodotto e seminato diversi scorci di alcuni paesi danneggiati nel sisma del 2016. Ci sono angoli di Norcia, Camerino, Visso, e altri luoghi ancora.


Silvia e Antonio dedicano questo libro:

A chi ha perso qualcuno
A chi ha perso la propria casa
A chi ha sentito muoversi la grande tartaruga
A chi ha conosciuto la paura
A chi per mille ragioni è ancora ferito
A chi nonostante tutto guarda un papavero
Come qualcosa che dura
A chi ogni giorno fa combaciare i propri frammenti
Senza dimenticarsi dell’oro.

Al libro è abbinato un progetto. Per ogni copia venduta de "La zona Rossa" l'editore il Castoro devolverà un euro per creare e sostenere un laboratorio teatrale per bambini e ragazzi a Montefortino, piccolo comune marchigiano duramente colpito dal sisma, che avrà come finalità quella di realizzare uno spettacolo ispirato al libro. Un laboratorio di recitazione per ricostruire a partire dalle emozioni, dai sogni e dalle speranze dei più piccoli. Il progetto è stato ideato dall'editore insieme ai due autori, in collaborazione con la Onlus Altotevere senza frontiere di Città di Castello (PG).

P.S.- La poesia citata è “Un papavero” di Walter Cremonte, contenuta in Con amore e squallore, "Associazione culturale la Luna", 2016

 "La zona rossa" - Silvia Vecchini, Antonio "Sualzo" Vincenti - Il Castoro

sabato 8 luglio 2017

All'ombra delle Piramidi, Storie nelle storie



"All'ombra delle Piramidi" e "Storie nelle storie". Prime letture e Narrativa. Racconti ambientati sullo sfondo della Mitologia egizia, greca e romana. O sul solco dei grandi capolavori della letteratura mondiale, come il Milione o l'Orlando Furioso, Le Mille e una Notte, la Sacra Bibbia o le tragedie di William Shakespeare.


 All'ombra delle piramidi:

Collana di narrativa rivolta a bambini a partire dai 6 anni, pensata per essere facilmente apprezzata dal pubblico di "lettori in erba".
Tre bambini, un gatto e un coccodrillo ne combinano di tutti i colori nel meraviglioso Egitto del Faraone, tra inseguimenti, tranelli, dispetti e contromosse ingegnose.
I testi sono facilmente fruibili grazie a una serie di scelte grafiche che tengono conto delle abilità di lettura dei bambini di 6-7 anni.



Storie nelle storie:


Nelle grandi storie, quelle che hanno segnato l’arte e la letteratura – i grandi miti, le Sacre Scritture, i romanzi carolingi… - ci sono personaggi e racconti che hanno una forza e una nitidezza assolute: la bellissima principessa, il guerriero senza paura, il mostro spaventoso, il gigante crudele, la maga potente. Molte delle storie che vengono raccontate oggi ai bambini trovano la loro ispirazione in questi archetipi.
La collana Storie nelle storie recupera quei personaggi e quei racconti, li estrapola dal fitto intreccio in cui sono incastonate, e li presenta ai piccoli lettori nella forma di brevi romanzi illustrati.
Tra fiaba e racconto, questi libri restituiscono ai lettori il fascino e la potenza di storie che hanno tenuto col fiato sospeso e divertito generazioni di adulti e di bambini. Non è necessario conoscere né Ariosto né la sua opera per seguire le avventure del bellissimo e svagato Astolfo, o dell’affascinante e pestifera Angelica: con umorismo e leggerezza i racconti – assolutamente fedeli all’originale – trasportano i bambini dentro un mondo di mostri e magie, dame e castelli, viaggi e conquiste.

All'ombra delle Piramidi - Janna Carioli, Luisa Mattia, Barbara Bongini - Lapis

Storie nelle storie - Sara Marconi, Simone Frasca, Giovanni Nucci, Manuela Nerolini, Silvia Roncaglia, Desideria Guicciardini, Elisa Rocchi, Silvia Vecchini, Sualzo, Nicola Cinquetti, Alfredo Belli, Valeria Conti, Fabiano Fiorin - Lapis



giovedì 29 giugno 2017

Le cose così come sono



 
"Li abbiamo chiamati “Pianeti”. L’idea era quella di
papà scarabocchiata sul foglio ma io l’ho perfezionata:
nove biscotti di grandezza e colore diversi. Tutti
coloranti naturali. In ogni pacco devono esserci tutti e
nove più alcuni doppioni. E il Sole naturalmente. E un
razzo tipo lo Sputnik. E un’astronave aliena. Questa
l’ho voluta io.
Papà diceva: - Che c’entra un’astronave?
Allora gli ho dovuto spiegare che i bambini vogliono
un pizzico di magia. E cavoli, anch’io ne ho bisogno.
E forse serve a tutti.
- Anche a te. Altrimenti perché faresti questa cosa dei
biscotti?
Vedere le cose come sono va bene, certo. È indispensabile.
Ma un’astronave aliena, perché no? Perché non
si può sognare, credere che accada un avvenimento
straordinario? Che tutti quelli della fabbrica tornino a
essere indispensabili per esempio?
Questo a papà non l’ho detto ma alla fine l’astronave
l’ha messa lo stesso.
"

Siamo all'ultimo capitolo di questo libro, e mi piace sottolineare questo passo, perché "veder le cose come sono" è davvero importante, ma a volte non basta. Bisogna metterci altro. Del proprio. Anzi, alle volte è necessario "mettercela tutta". In fondo è a queste persone che il libro è dedicato.

Così fa Viola, la protagonista del racconto; ma così in fondo fa anche suo padre, sua madre, suo nonno, la signora Clara; ma anche Selvaggio, Martina, Alberto. Chiunque si "muove" in questo libro finisce per fungere, direttamente o indirettamente, da sprone all'altro, creando i presupposti affinché questi tiri fuori da sé il meglio. In tal senso è un libro profondamente "relazionale", e mette anche a nudo, con profonda e spietata sincerità, proprio quei deficit relazionali che si vengono a creare tra le persone. In famiglia, tra gli amici, tra gli abitanti dello stesso palazzo. Relazioni che talvolta appaiono come ingranaggi di una catena di montaggio, dove basta un granello, un piccolo intoppo a bloccare tutto; ma se poi tutti iniziano a muoversi in sincronia e all'unisono, la catena riparte, poi quel che produce è di gran lunga superiore alla somma dei tanti singoli sforzi. 

E' anche un libro "generazionale", nelle relazioni di fabbrica che si disgregano, negli scioperi dei bei tempi che furono, ai tempi dello Statuto dei Lavoratori e dell'articolo 18, nella riflessione amara del ...."che mondo abbiamo lasciato".

Quello che è certo, è che Silvia Vecchini  in questo libro ha compiuto un grande prodigio letterario; in 60 pagine ha infilato un tale spaccato di vita sociale contemporanea, straordinario nella sua normalità; e ha saputo farlo con delicatezza, e mano ferma. E' una storia del quotidiano che procede a spirale, dove ci si rincorre l'un l'altro, vorticosamente; e la magia che ne scaturisce, ricade come pioggia di luce su tutti i protagonisti, che escono graziati, rinfrancati e benedetti, da questo magico moto.

Le illustrazioni di Antonio Sualzo Vincenti sono dei magnifici "fermo immagine" in questa cineteca di emozioni; sottolineano con discrezione, senza arrestare, questa vorticosa girandola narrativa.

I due si capiscono al volo, come Viola e Selvaggio, basta un semplice sguardo. Chi tira chi, rimane un dettaglio. Resta il fatto che questo libro mi ha profondamente commosso. 

Le cose così come sono - Silvia Vecchini, Antonio Sualzo Vincenti, Bacchilega Junior