giovedì 12 aprile 2018

Léonie si sposa


Una bambina scruta il cielo, assorta. Cosa avrà visto? Sappiamo solo che dall'alto piovono piccoli fogli di carta.


E' questa l'immagine scelta per la copertina di "Léonie si sposa", scritto da Isabelle Wlodarczyk e illustrato da Sonia Maria Luce Possentini. Il libro, edito in Francia nel 2016 da Lirabelle, è stato portato in Italia da Corsiero editore, con il contributo dell'ISTORECO (Istituto per la Storia della Resistenza e della Società Contemporanea) di Reggio Emilia.


E' tempo di guerra, c'è l'occupazione tedesca, ma l'incubo sta per finire, gli aerei alleati lanciano volantini in cui annunciano l'imminente liberazione. Questo è lo sfondo storico. Poi c'è una bambina che vola sulla sua bici costeggiando i campi di grano, attraverso le violette. Oggi un buon giorno per essere felici, è il primo invito che riceve, si sposa la sua amica Léonie.


"Mia madre dice che non ci si deve sposare durante la guerra, non è un buon periodo per amarsi".


Poggia a terra la bici e si piega verso le spighe a raccogliere uno di quei volantini avvolti nella carta stagnola. In mezzo al mare ondeggiante di frumento affiora un elmetto. E' un soldato tedesco, nascosto. E' un attimo, uno sguardo che dura un lampo. Un soldato e il suo fucile, una bambina e il suo sorriso, la paura di entrambi che congela un attimo e taglia emotivamente la scena in due.

"Le nostre due mani si toccano intorno al pezzo di carta".

E nelle scene del matrimonio, dal monocromo virato affiorano, come una liberazione, le prime note di colore.


C'è una qualità vagamente eterea in questa storia incisiva come un cortometraggio, della grazia pari all'indimenticabile  "Intervallo" RAI di tanti anni fa, quando non esisteva ancora la pubblicità. C'è il sapore buono delle storie che le nonne un tempo amavano raccontare.

Come la nonna di Isabelle, che questa storia ha vissuto, e la raccontava sempre con tanta emozione. Come la nonna di Sonia, che le ha insegnato a correre nel grano a braccia aperte.




Un libro bello come un sogno.
Leggiadro come un canto leopardiano.

"Léonie si sposa" - Isabelle Wlodarczyk, Sonia Maria Luce Possentini - Corsiero editore (traduzione dal francese di Andrea Casoli)

lunedì 2 aprile 2018

L'arcobaleno del tempo


"Non riesco ad immaginare la mia vita senza il cinema".

La traduzione letterale dal titolo originale, in cinese, suonava come "Cinema tempo". Tradotto in inglese come "The rainbow of time", da qui il nostro "L'arcobaleno del tempo".


La poetica dei colori di Jimmy Liao: ad ogni colore corrisponde un diverso stato d'animo
Trovo che questo scostamento marcato abbia giovato alla prospettiva del libro. In fondo da cosa nasce l'arcobaleno? Dal fortunato incontro tra la pioggia e la luce, solitamente dopo un temporale, quando si squarcia l'oscurità e filtrano i raggi solari a baciare le gocce d'acqua sospese.


C'è molto della poetica di Jimmy Liao nell'immagine dell'arcobaleno, in quell'alternarsi di stati d'animo che oscillano dalla tristezza alla felicità, in un percorso interiorizzante di luci e colori, sospeso tra sogno e realtà. 


D'altro canto quel cinema, a cui il libro è apertamente dedicato, lungi dall'essere confinato a mero oggetto della narrazione, si costituisce a sua volta soggetto narrante, per mezzo del quale Liao imbastisce la sua dialettica bidimensionale tra il "dentro" e il "fuori" in cui si confrontano  e poi commutano il mondo ideale e quello reale.


Che sia l'interno della carrozza di un treno (Un bacio e addio) o la sala di un cinema (L'arcobaleno del tempo), il risultato non cambia. E' sempre un luogo chiuso, protetto, uterino, come il grembo materno che protegge dalle rigidità e dalle insidie del mondo. Dove è possibile coltivare il proprio mondo ideale, elaborare mancanze, popolare solitudini, imparare ad affrontare le proprie paure, per poi tornare a quella vita reale di fuori, che procede dritta seguendo la sua ferrea logica.


Per lei il cinema è sempre stato casa, rifugio, risposte, sogni. Ma anche speranza di ritrovare un giorno sua madre, che amava quel magico mondo di celluloide. Attraverso le storie degli altri lei impara a sperimentare vite diverse, e nei momenti di difficoltà e confusione nei film trovava tutte le risposte, e la vita ricominciava.


"Se seguo la luce del proiettore, il buio non è più così spaventoso".

Nelle sale del cinema avvengono gli incontri importanti della sua vita, l'amicizia, quella empatica, che pare risolutiva, ma quasi mai dura l'arco di una vita, spesso subentrano eventi contingenti a dividere le persone, anche quelle che appaiono così intimamente legate:

"Dopo la sua partenza mi sentìì persa come le foglie sparpagliate dal vento".


Oppure l'amore, casuale e inaspettato, che sembra trasformare la realtà in un sogno, la vita in un film, appunto.

"Ah! La vita nei film è meravigliosa!"


Ma la vita è un'altra cosa, non basta la volontà di trasformarla in un set cinematografico, non è sufficiente condividere le proprie passioni, quando ognuno è divorato dalle proprie mancanze e si tenta di colmare reciprocamente le rispettive solitudini.



Ci si trova proiettati fuori dal campo visivo dell'altro senza rendersene conto. Silenzi, distanze, incomprensioni, hanno una trama nebulosa e poco chiara, che offusca il pensiero, e ci si trova ad assistere come spettatori impotenti di un film in cui fino a poco tempo prima si aveva una parte importante.


"A poco a poco lui stesso divenne un film che potevo solo guardare, ma di cui non facevo più parte".


"Lui stava attraversando una tempesta nel film della sua vita, e io non ero altro che il pubblico attonito e spaventato davanti allo schermo".

Il cinema sa essere una metafora meravigliosa della vita che però mai corrisponde alla vita stessa.


Quella vita che procede circolare nel suo errare dritto e itinerante, che porta al ripetersi di situazioni, come le maglie di una catena che si aggiungono di volta in volta. Così la protagonista diventata donna andrà al cinema con sua figlia, aggiungendo storia alle storie, nuove mancanze alle assenze, a quella della mamma (nonna) si aggiungerà quella del marito (padre), alimentando nuove sogni e speranze di convolare al giusto finale che dia un senso compiuto alla sua esistenza.


Accettando i propri limiti e imparando a convivere con sé stessi, anche la vita può essere meravigliosa e prospettare finali a sorpresa. Nell'avvicendarsi delle situazioni che spesso portano a vedere le cose da diverse angolature, il cerchio della vita ritrova il suo centro. Liao suggerisce un finale da film che non vi sveliamo, invitandovi a prendere questo meraviglioso albo in mano.


Il libro, dedicato a "Nowhere Man" e in omaggio al cinema, contiene alla fine un ringraziamento ad una serie di film e registi che hanno accompagnato l'autore nella realizzazione del libro. Tra questi, io sento una particolare influenza dello sguardo di Wong Kar-Wai nel modo di narrare di Jimmy Liao, nella sua singolare capacità di descrivere il fluire del tempo e i suoi riflessi nelle esistenze dei protagonisti; in quell'incedere paradigmatico e onirico, portando la narrazione contemporaneamente su più piani che si sovrappongono, mescolano, confondono, infine risolvono in modo spiazzante e inaspettato. Così come il regista di Hong Kong  rappresenta una voce stilisticamente isolata nel panorama cinematografico cinese e volta piuttosto a costituire un ponte stilistico con l'Occidente (si percepisce l'influenza di un Antonioni o di un Wenders giusto per fare due nomi), così Liao pare una voce a sé stante volta a creare un legame speciale con il sentire occidentale che adora le sue opere, al contempo delicate e visionarie.


Per il nostro mondo tormentato fino all'angoscia, di fronte al senso di smarrimento, solitudine, perdita e dolore, il suo sguardo sospeso tra magia e fatalità, dove tutto ha un senso e ogni cosa trova il suo posto,  rappresenta un balsamo prezioso, inestimabile.

"L'arcobaleno del tempo" - Jimmy Liao - Terre di Mezzo

Traduzione dal cinese di Silvia Torchio - Consulenza editoriale di Luca Ganzerla

giovedì 15 marzo 2018

Questa notte ha nevicato




Ma tu che vai, ma tu rimani
Vedrai la neve se ne andrà domani
Rifioriranno le gioie passate
Col vento caldo di un'altra estate

Fabrizio De André – Inverno.



Quando la neve si scioglie, cosa resta?

Strano porsi tale domanda parlando di un libro che descrive, in modo originale e personalissimo, l’incanto del mondo avvolto dal manto nevoso.  Quando sfoglio un albo che mi stimola lo sguardo, sono solito chiedermi  certo  “di cosa parla?”, ma anche e soprattutto “dove mi porta?”


Perché un buon libro, più che una meta, racconta l’ambizione di un viaggio.

Parto dal titolo. Questa notte ha nevicato.

Espressione netta che, nel suo candore, disegna uno spartiacque. La neve ammanta e nasconde il mondo sotto una coperta bianca, lasciando campo all’immaginazione. Oltre ciò che si vede.


Linguaggi visibili e invisibili. Mi ricorda il “mirare” leopardiano, che va oltre il semplice sguardo, richiede l’intervento partecipe del mondo interiore,  nella contemplazione assorta e disposta ad assecondare la meraviglia, l’incanto, lo stupore.


La fotografia ferma un momento, congela (è proprio il caso di dirlo) un attimo. L’autrice integra l’esperienza di un viaggio, aggiungendo dell’altro. Sono piccoli disegni che aprono spiragli mentre raffigurano scorci. 



In questo carteggio di arti figurative il linguaggio visibile incontra l’invisibile che lo trasfigura. E anche una città caotica come Milano può tramutarsi in un bosco magico, dove il capriolo saltella lungo lo strade e il lupo si mescola tra i cani del parco.  Sogno o son desto?  


In città vivono tante creature diverse, ognuna lascia la sua impronta”. 



Si parla spesso dello sguardo magico dell’infanzia, della capacità dei bambini di incantarsi di fronte alle piccole cose della vita. Loro lo sanno, e quando da una parte finisce un incanto, subito lo scovano in altro.



Per noi adulti, la domanda resta aperta. Quando la neve si scioglie, cosa resta? Se abbiamo bisogno di scuse e ragioni per stupirci, se non continuiamo a guardare la vita che riaffiora dal torpore in cui è sprofondata con la stesso incanto, allora la neve non è servita a niente.

"Ma tu che vai, ma tu rimani
Anche la neve morirà domani
L'amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino"

Fabrizio De André - Inverno


E voi fatevi un regalo. Ascoltatevi ogni tanto, mentre contemplate assorti le meraviglie del mondo. Che la neve in fondo ci suggerisce questo. Di fare silenzio, e trovare un poco di spazio, dentro.

"Questa notte ha nevicato" - Ninamasina - Topipittori

mercoledì 21 febbraio 2018

Il buon viaggio


Uno ti dice buon viaggio
quando ti vede andar via
pronto per un lungo cammino
per stare solo
per vedere cose e posti
e persone che non avevi mai visto
per scoprire tesori che ancora non sai.
Tu dici grazie e poi parti
e non ci pensi più
perché pensi soltanto al tuo viaggio
che sta per cominciare
ed è la cosa più importante di tutte.
O almeno così sembra.
Ma quand'è che un viaggio è buono?


Sono tavole eteree che si perdono negli spazi sconfinati inseguendo dubbi esistenziali. Scorci che aprono squarci amletici, pieni di interrogativi. Sono cieli e mari, ai confini del sogno. Sfoglio l'albo e dileguo i miei sguardi nei carteggi di blu e azzurro, e intuisco, nella contemplazione smarrita e incantata del mondo, il senso autentico di un buon viaggio.




"Capii che era un punto al limite del continente, sentì che era un niente, l'Atlantico immenso di fronte", cantava Francesco Guccini.

"Naufragio senza spettatore, né Dio né Uomo",  commentava Cesare Luporini, a proposito dell'Infinito leopardiano.

La vita è un viaggio, noi siamo in transito, verso mete vaghe che immaginiamo, mentre facciamo altro. 


Pochi mesi prima, Beatrice Masini e Gianni De Conno, conseguono il Premio Rodari 2016, nella sezione Fiabe e Filastrocche, con "Il viaggio della Regina"; una bellissima fiaba sul viaggio metaforico che intraprendono i genitori ammalati di cancro; un viaggio sospeso, carico di speranze e paure, ricco di insidie e difficoltà; un viaggio da cui alcuni, purtroppo, loro malgrado, non faranno più ritorno.  


A fine agosto del 2017, improvvisamente, viene a mancare Gianni De Conno. Carthusia pubblica un nuovo albo, con le tavole inedite dell'artista; i suoi ultimi sguardi, sulla vita e sul mondo, un prezioso inestimabile lascito. A tessere le fila della narrazione è ancora una volta lei, Beatrice Masini. Io mi immagino Beatrice come una bambina che corre a piedi scalzi sull'erba, tendendo fili di parole; come aquiloni, i disegni di Gianni svolazzano liberi al vento, lassù, nelle celesti praterie.  



A voi tutti, auguri di buon viaggio.

Il buon viaggio - Beatrice Masini, Gianni De Conno - Carthusia

giovedì 1 febbraio 2018

L'attesa


Daniela Iride Murgia e il suo sguardo magico, dove stili e tecniche si stratificano in un foglio, celando una miriade di storie da raccontare. 


Daniela semina incanto nel disincanto, come nell'attesa, uno stato d'animo innaturale agli occhi di un bimbo. Perché attendere e rimandare qualcosa che si può fare subito?


Questo disincanto fa germogliare una miriade di pensieri nella mente del bambino, dalle risposte plausibili alle fantasticazioni più improbabili.


In questo caleidoscopio di immagini che attingono tanto al mondo reale quanto all'immaginario fiabesco, sconfinando tra l'onirico e il surreale, si innesta l'arte sopraffina di Daniela Iride Murgia, che racconta attraverso illustrazioni minuziose, ricche di particolari, cariche di fascinazioni.


Dalle conchiglie spuntano gambe e piedi che camminano sulla tovaglia; dalla tazza del thè affiora uno scoiattolo ornato di erba speranzosa; un pulcinella di mare dialoga con la sua omonina maschera napoletana; le uova mettono le ruote, il pesce soffione pronto a soffiare sul dente di leone, le farfalle in testa, il serpente messo a mo di turbante. I pulcini con le corna da stambecco e da cervo. Quasi a voler sottolineare l'ostinazione di un pensiero. Questi, e tanti altri suggestivi particolari, disegnano l'incanto.


Mentre il disincanto è ripreso a livello testuale, nelle riflessioni del bambino che si avvicendano nell'attesa di mese in mese: "Come se avessi chiesto uno scoiattolo, uno stambecco muschiato, un ghepardo, un insetto luccicante o un serpente per amico".  Non ho chiesto un animale strano, improbabile da tenere in casa, ho chiesto un cucciolo di cane!


A livello illustrativo, la ricchezza non è data soltanto dalla bellezza minuziosa dei disegni, in quanto si registra una commistione di stili e tecniche che si alternano e stratificano nel racconto (il collage, l'acquerello, il pastello, la china), e tutto è reso vivo dal delizioso incarnato che affiora sulle guance del bambino. Quante storie raccontano quei ghirigori spesi tra tovaglie, vestiti e pareti.


A livello testuale, l'autrice gioca con i riferimenti e le allusioni tra il diniego dei genitori e le fantasticazioni del bimbo. Ecco allora che il "vedremo" è squittito, farfugliato, ruminato, sibilato, balbettato, mormorato, pigolato, bisbigliato, a seconda che sia correlato a uno scoiattolo, alle farfalle, allo stambecco muschiato,  al serpente, al pulcinella di mare, al nido del pesce rosso,  ai pulcini, oppure alle lucciole.


L'erba della speranza non muore, prolifica tanto nei testi che nelle illustrazioni, seppur il desiderio del bimbo paia affievolirsi di mese in mese. Fino al freddo dicembre, quando "i fiocchi di neve parevano non volersi sciogliere al tepore della mia lingua" e "l'erba sembrava non fosse mai esistita ma sonnecchiava sotto la candida coltre". Quasi a voler sottolineare, forse è il caso che non rinnovi oltre la mia richiesta. Ecco che allora, solo allora, appare il cucciolo. L'attesa è stata ripagata.


E' persino stupefacente come tale libro, ramificato intorno ad un concetto apparentemente semplice (l'attesa, nella reiterazione continua di una richiesta continuamente rimandata) risulti di fatto così variegato, stratificato, carico di dettagli, ricco di spunti, particolari, sorprese e suggestioni. Il mio invito sincero è di non soffermarsi al messaggio intrinseco ultimo di cui pare farsi portatore. Come nel viaggio, più della meta conta quanto accade nel mezzo. Ecco, questo libro è un splendido viaggio, nell'incanto e nel desiderio dello sguardo fanciullo. L'unico universo davvero incontaminato rimasto a questo mondo. 

 "L'attesa" - Daniele Iride Murgia - Edizioni Corsare