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lunedì 5 luglio 2021

Nonostante tutto

 


Non so se avete presente il video di "The scientist" dei Coldplay, con il cantante Chris Martin disteso su un materasso che all'improvviso balza in piedi e ripercorre in "rewind" tutto il cammino precedentemente fatto per arrivare in quel punto. Così è questa graphic novel, scritta e illustrata da Jordi Lafebre; procede al contrario, dalla fine all'inizio, dal capitolo 20 al 1.

La storia inizia con i due protagonisti, ormai in età da pensione, che vanno a braccetto, godendosi alla luce del sole il meritato frutto del loro amore. Zeno ed Ana, l'amore dalla Z alla A, non potrebbero essere più diversi. Lui, uomo di mare, insofferente alle costrizioni, utopico con la testa tra le nuvole, 40 anni a rincorrere una tesi di laurea in fisica quantistica per dimostrare che il tempo può scorrere anche all'indietro. Lei, donna concreta e pratica, alla ricerca di legami saldi, si crea una famiglia, diventa sindaco, con un grande progetto: costruire un ponte che colleghi due parti della propria città, un ponte che si costituisce metafora concreta e potente del legame che vorrebbe instaurare con il suo segreto amore.


Nonostante tutto, nonostante le diversità caratteriali, le grandi distanze, i due restano in stretto contatto per tutta la vita, scrivendosi lettere, facendosi telefonate notturne. La storia, nella sua linearità, procede briosa, non prova di colpi umoristici che si alternano ai registri più teneri, alla ricerca della scintilla che ha innescato, molti anni prima, quella passione segreta.

Il fatto di conoscere sin dall'inizio il lieto fine della storia, non toglie godibilità alla lettura; come certe passeggiate di montagna, quando risali il corso di un torrente, alla ricerca della sorgente. Dove sgorga l'amore. 

Nonostante tutto, nonostante alcune scelte di vita poste in essere nel corso dell'esistenza, vale la pena vivere seguendo le proprie inclinazioni, magari lasciando sempre uno spazio aperto per le persone che, ad un certo punto del cammino, ci hanno toccato il cuore; perché non si sa mai cosa può accadere a lungo andare. Con un orizzonte nel cuore, l'approdo, anche il più insperato, diventa possibile.

Nonostante tutto - Jordi Lafebre - Bao Publishing  

   

domenica 10 settembre 2017

Lettere fra i lacci

 

Una storia dal sapore antico, un abbecedario delle emozioni, con le lettere sparse tra le pagine come tante isole, legate dal filo sottile e invisibile della narrazione che si dipana.

 
"Lettera fra i lacci" narra la storia di una famiglia umile, composta da 7 fratelli che vivono con la nonna, perché la madre lavora lontano; quando torna la domenica tutta la famiglia si stringe a lei sul lettone, ad ascoltare le sue storie. Il lunedi è l'unico giorno in cui può accompagnare i figli a scuola. 



Flor ha 7 anni ed la più grande, è una bambina giudiziosa che segue alla lettera le disposizioni impartite dalla madre; è lei che veglia sui fratellini, li accompagna a scuola scendendo dalle montagne per un percorso lungo chilometri; Flor parla con le lettere, le ama, perché sono loro che ti consentono di ascoltare quelle storie che racconta la mamma.

 
 
Flor ha un grande sogno: diventare maestra. E quando lo svela alla madre, commossa la abbraccia. Nello studio è la misura di un riscatto sociale.

 


L'io narrante è affidato ad un fratellino di Flor: per lui le lettere sono segni strani, complicati, a lui non dicono niente: "Secondo me sanno che a me non piace affatto leggere e allora stanno zitte perché sono arrabbiate con me".

 

La storia, scritta da Cristina Falcon Maldonado, è sapientemente illustrata da Marina Marcolin, che le conferisce un fascino antico, quasi ingiallito, di memorie perso nel tempo, eppure pronto a ravvivarsi di scatto in un guizzo, un'immagine, come una foto presa per mano dopo tanti anni, che alimenta il flusso inarrestabile dei ricordi.
 
 
 
"Lettere fra i lacci" è una soave e potente epopea familiare, a cui è difficile restare indifferenti.


Evoca il fascino delle storie di vita di un tempo, neppure troppo lontano, ma di cui forse ci siamo già dimenticati.

"Lettere fra i lacci" - Cristina Falcon Maldonado, Marina Marcolin - Kalandraka Italia

venerdì 14 aprile 2017

Lettere di un cattivo studente



“Dovrebbero riceverlo tutti gli insegnanti. E leggerlo possibilmente. E anche i genitori. E dovrebbe essere letto in ogni classe. Semplice e geniale. E fa malissimo, dentro. Per me da leggere assolutamente.

Commuove, si.”

Con queste parole Monica Tappa,  giornalista della Gazzetta di Modena, per il quale cura la rubrica "Zero14" (e il relativo blog) dedicata alla letteratura per ragazzi, commenta “Lettere di un cattivo studente” di Gaia Guasti, edito da Camelozampa.


Geniale perché semplice, e le cose semplici si sa, spesso son quelle che riescono meglio, purché mostrino al loro interno una loro intima coerenza. E questo libro intimo e coerente lo è davvero, da cima a fondo, per questo corrode fino a commuovere. 



Il protagonista è uno studente in difficoltà, in difficoltà persino ad esternare compiutamente a voce il proprio disagio, al punto da esprimersi attraverso delle lettere, perché il linguaggio epistolare è diretto e arriva dritto al punto, e ti consente di metterti a nudo senza tanti artifici. Sette lettere, che lo studente indirizza ai propri genitori, agli insegnanti, al Ministro dell’Istruzione … a tutti quelli che lo vedono come un problema, un caso disperato. Sette lettere in cui il protagonista smonta punto per punto il castello di stereotipi e ipocrisie che i diretti interessati gli puntano contro. Comportamenti che rimbalzano e tornano dietro come boomerang, perché dietro un cattivo studente spesso si trovano “cattivi genitori, cattivi compagni, cattivi professori, cattivi presidi e cattivi ministri”. Ma “per fortuna, ci sono anche dolci ranocchiette e brave maestre”. 



Due cose mi hanno colpito, di questo itinerario epistolare. 

Il tono delle lettere, che, nell’essere corrosivo e ficcante, è sinceramente rammaricato, risultando privo di acredine. Nel rispedire al mittente critiche e accuse, c’è tanta lucidità e precisione chirurgica di argomentazione, ma non “rabbia”. Rabbia la prova chi critica ferocemente un sistema dall’interno, tentando a sua volta di sovvertirlo, facendone tuttavia parte; non può provarla chi ne risulta totalmente estraneo, e non si sente, da esso, minimamente rappresentato. Allora prevale un senso di pena. Pena per i genitori che fanno finta di niente; pena per i capoclasse ruffiani che spifferano alle spalle, speculando sulle malevoci, per il proprio tornaconto scolastico; pena per quegli insegnanti che vengono in classe scorati e con gli occhi stanchi, per i ministri delle buone riforme, per il valzer di supplenti , per tutti i maestri che, anziché aiutare chi resta indietro, di fronte alle classi problematiche manifestano gran voglia di andarsene il prima possibile in una scuola migliore. Pena anche per quegli sconosciuti sull’autobus che, senza conoscerti, ti giudicano da uno sguardo, salvo nascondere la propria faccia dietro un libro, scrutato con finto interesse per celare il proprio disagio.



Alla fine del tunnel si scorge la luce. Nel coraggio di una richiesta di aiuto; che bisogna saper chiedere, ma bisogna soprattutto saper dare. Il che presuppone fermarsi ad ascoltare, senza giudicare. Come la maestra Caterina, l’unica che abbia saputo “far piacere la scuola” al ns. cattivo studente. Per lui, lei c’è sempre, anche se non è più la sua insegnante.

“Se sei in difficoltà non restare solo” e “se non sai con chi parlare torna a trovarmi. Si possono cercare delle soluzioni” .. 

Le ultime due lettere, alla sorellina “Scricciolo” e alla maestra “Caterina”, sono le più toccanti. Perché sono lettere alla pari. Di consiglio fraterno, di richiesta d’aiuto. Il protagonista è nudo, si è tolto tutti i sassolini dalle proprie scarpe, non deve più giustificare i propri comportamenti; allora i sentimenti non sono più estranianti, ma autentici.



Prescrizioni:

Il librò è pocket, 16 cmx 11. Formato Agenda Comix, per intenderci.
Bastano dieci minuti per leggerlo. Ma ce ne vogliono molti di più per scrollarselo di dosso.

Lettera a un cattivo studente - Gaia Guasti -  Camelozampa