martedì 26 gennaio 2016

Giorno della Memoria

E il vecchio diceva guardando lontano:
"Immagina questo coperto di grano.
Immagina i frutti, immagina i fiori
e pensa alle voci e pensa ai colori"

"E in questa pianura, fin dove si perde
crescevano gli alberi e tutto era verde
cadeva la pioggia, segnavano i soli
il ritmo dell'uomo e delle stagioni."

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste
gli occhi guardavano cose mai viste
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre."

Francesco Guccini - Il vecchio e il bambino


27 Gennaio - Giorno della Memoria

Per ricordare bisogna conoscere. Per conoscere qualcosa che viene da lontano e non si è vissuto, bisogna apprendere. Per apprendere, bisogna leggere.

Leggere, conoscere, ricordare. Per non ripetere lo stesso errore.

Non è facile parlare di questo argomento. Ancora più difficile è consigliare letture su questo argomento. Argomento con un preciso, radicato, fondamento storico, cui viene dato il giusto rilievo nelle scuole. Uno dei punti di discussione più ricorrenti in tal senso, è se e quanto sia giusto proporre determinate letture ai più piccoli, quando determinate tematiche vengono appunto affrontate, dopo un percorso analitico di ricostruzione storica, nelle scuole.

Il punto in sé non è né polemico né banale, poiché parte dal presupposto, peraltro oggettivo e fondato, che tale argomento sia difficile da spiegare, e possa intimamente turbare. E' qualcosa che richiede una adeguata preparazione storica, psicologica, pedagogica, che di certo impone una sensibilità e una cautela particolare nell'essere affrontato, e che per tutta questa serie di fondate ragioni è bene demandarlo, a tempo debito, all'istruzione scolastica, nella sue varie articolazioni.

Io mi limito a fare giusto un paio di personali osservazioni, che in fondo in fondo, sotto le vesti della libraia, c'è la pelle e il cuore di un genitore.

Da "genitore" dico che la famiglia è la prima e più importante "scuola". Dalla famiglia si approndono i fondamenti della educazione, della socialità, del pieno rispetto e dell'amore. La famiglia insegna ai propri figli la grammatica dei sentimenti e la matematica dei comportamenti, la storia delle ragioni, la geografia delle emozioni. Gli fornisce strumenti e nozioni per affrontare un giorno, da adulti, il mondo di fuori. Scaricare sulla scuola tutto il peso della formazione e dell'istruzione, non è solo sbagliato, è controproducente. Diventa nocivo se si pensa di affidare interamente alla scuola non solo l'istruzione, ma addirittura l'educazione dei nostri figli. Soprattutto di questi tempi in cui il ruolo e il valore dell'istituzione "scuola" sembra essere messo dai nostri governi in forte discussione. E sempre da genitore dico che i nostri figli vanno seguiti, educati, indirizzati, ma non possiamo tenerli al di fuori e al riparo del mondo che li aspetta di fuori. 

Scriveva pochi giorni fa Alessandra Starace, una libraia di Roma, sul suo blog: "Per quanto la famiglia e tutti quelli che hanno a cuore la felicità di un bambino possano fare per proteggerlo, la vita sarà comunque irta di ostacoli e di sofferenze. La gioia e le tante cose belle che verranno non allevieranno il resto ma staranno lì a dimostrare il valore della vita che nonostante tutto è un bene prezioso. Ma in tutto questo i libri cosa c'entrano? Le storie hanno il potere magico di darti una via d'uscita quando non ne vedi una davanti a te. Quando nonostante il fatto che tu sia circondato da affetto e amore, ti senti solo, davanti a un brutto voto, un'amicizia tradita, una bugia, la perdita di un amore. Ma non sarà la distrazione a salvarti, non saranno le trame, i personaggi di carta, ma la presenza di un altro mondo, quello situato al confine tra il reale e l'irreale. Quello dove tutto è possibile. Non sto parlando del mondo fantastico ma della capacità di immaginare nuove possibilità. Se i libri servono per tanti scopi, alla vita sono essenziali, ed è per questo che vi dico, fate tutto quello che è nelle vostre possibilità per promuovere la lettura. Perché è solo nella trasmissione che c'è la salvezza."

 
D'altro canto, è proprio dalla scuola di oggi che partono nuove campagne di apertura e sensibilizzazione sul tema della "Shoah", invitando tra le proprie mura gli autori che scrivono storie sull'argomento, per metterli a contatto diretto con i propri studenti. Una scrittrice come la vicentina Lorenza Farina, che ha ambientato diverse storie per bambini e ragazzi sullo sfondo dell'Olocausto, viene puntualmente invitata dalle scuole del suo territorio per presentare i suoi libri e portare la sua testimonianza diretta di autrice. Dubito che i ragazzi chiedano a Lorenza perché i nazisti si sono comportati in quel modo e hanno fatto quel che hanno fatto. Molto probabile invece che gli chiedano perché scrive, da dove nasce la sua ispirazione e la sua passione, e soprattutto perché scriva storie che parlano di quelle cose. Immagino che alla prima domanda risponda che la passione gli è nata da bambina, ascoltando le meravigliose storie che gli raccontavano la nonne, che le sono rimaste dentro, e dalle quali lei ancora oggi attinge per rinnovare quel grande miracolo che è la narrazione, l'arte dell'inventare e raccontare storie, che presuppone la capacità di sognare, vivere, comunicare, voler condividere. Con quella capacità, quando occorre, di saper guardare oltre. Ipotizzo che alla seconda domanda risponda che quel genere di storie gli sia parimenti rimasto dentro da bambina ascoltando le storie degli episodi di guerra realmente accaduti, dove i protagonisti erano persone vere, conoscenti o amici che non avevano più fatto ritorno, perché avevano trovato la morte in un campo di concentramento. Che da ragazza ha letto il "Diario di Anna Frank" e come tanti ragazzi li è rimasto dentro. E che, anche se da ragazza non se lo sarebbe mai immaginato, da grande gli è venuto naturale scrivere e raccontare di quello che l'aveva emozionata e colpita da giovane. Che è importante raccontare e testimoniare. Che bisogna conoscere, testimoniare, diffondere. Che ognuno deve fare la propria parte per rendere questo mondo un mondo migliore.

E qui torno ad indossare un attimo i panni della "libraia", che fare il libraio oggi, è una missione.

La letteratura dell'infanzia è molto più matura di quanto si creda. La letteratura dell'infanzia, nel suo continuo rinnovarsi, fornisce quotidianamente spunti e testi sui più disparati argomenti, affrontando e talvolta risolvendo, in chiave emotiva e con dedicata sensibilità, i più disparati problemi del mondo dei grandi. E del mondo di oggi. Probabilmente molti adulti hanno di questa realtà una conoscenza parziale e distorta, limitata alle favole delle principesse, ai lupi, alle paure del buio, alle pappe e ai ciucci. Ai capricci. C'è anche questo, certo, trattato peraltro in modo arguto, ma c'è molto altro dietro. Ci sono le storie sulle separazioni dei genitori, sulle case che cambiano, sulle diversità e sulle disabilità, sulle malattie che portano le mamme e i papà in cielo, sui disperati che un giorno si imbarcano e attraversano il mare con gli occhi sbarrati e il loro carico di paure. E poi ci sono anche le storie sulla Shoah. Storie di vita vissuta, insomma. E la vita, anche se presa con spirito giocondo, è una cosa seria, lo sanno anche i bambini questo. Ora sono gli adulti a dover comprendere, che infanzia non è solo ludoteca.
 

In questo giorni vi mostrerò alcuni albi illustrati sulla Shoah. Vi racconterò di cosa parlano, ma, soprattutto ve li aprirò, perché ci tengo a farvici entrare dentro. Perché possiate capire di cosa parlo, e ho passato una notte insonne per scrivervi questo.

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